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10 Giugno 2018

Quando un Servizio Sanitario Nazionale efficiente può essere il primo alleato dei dentisti privati

Norberto Maccagno

Dopo cinque anni è cambiato l’inquilino di Lungo Tevere Ripa 1, l’On. Giulia Grillo è il nuovo Ministro della Salute. Una nomina che sembra essere stata apprezzata dalle associazioni e sindacati di medici e dentisti, stando alle dichiarazioni, ed anche da molti “addetti ai lavori” che da subito gli hanno dato fiducia per il fatto che il ministro pentastellato è un medico.

Certo non è detto che aver esercitato per una quindicina di anni (si è specializzata nel 2004) come libero professionista la professione di medico legale ci dia la certezza che sarà un ottimo ministro, però sapere di cosa si parla aiuta.

Poche le dichiarazioni e le interviste che il neo Ministro ha concesso in questi primi giorni di mandato, ad essere particolarmente apprezzate sono state quelle in difesa del SSN e della volontà di ridurre le diseguaglianze delle cure. Una dichiarazione simile a molti altri suoi colleghi che l’hanno preceduta e che poi, nel tentativo di trasformala in atti concreti, si sono scontrati con la necessità di fare investimenti con finanziamenti che non ci sono.

Siamo comunque fiduciosi.

Ma un Ministro che vuole potenziare il SSN può essere “amico” di un settore come quello odontoiatrico basato per il 95% sul privato?

Certo che si, ed il rapporto Censis sul welfare ha chiaramente dimostrato il perché.   

Certo, in linea teorica, un SSN che funziona, che consente a tutti i cittadini di accedere alla cure pagando solamente le tasse decreterebbe la fine dell’odontoiatria privata, ma sappiamo che non vengono pagate abbastanza tasse per rendere sostenibile un sintema che dà tutto a tutti, e non solo in Italia ma in quasi nessun paese al mondo. Certo sull’odontoiatria pubblica italiana si potrebbe fare molto meglio di quanto si fa oggi con le stesse risorse, ma non è  un tema che abbiamo già affrontato.

Quindi il paradosso è che un SSN come il nostro, che da anni taglia non i servizi ma il reddito minimo per accedere alle prestazioni senza pagare il ticket, o costringe a rivolgersi al privato per via dei tempi di attesa biblici, indebolisce proprio l’odontoiatria privata. Dal rapporto Censis emerge chiaramente che il budget che gli italiani possono destinare alle cure (farmaceutica, visite, diagnostica) è limitato e quando devono scegliere sono le urgenze a dettare la scelta di dove dirottare le spese e l’odontoiatria quasi mai è considerata una priorità. Il Censis indica che oggi viene dopo la farmaceutica, le visite specialistiche, le analisi diagnostiche e di laboratorio.

Come interverrà il Governo ed il Ministro non è ovviamente ancora dato a sapere. Le prime dichiarazioni dicono di voler aumentare i finanziamenti (ma si dovranno prima trovare i soldi), combattere gli sprechi e le inefficienze  (idea non certo originale, ma necessaria, che poi si scontra con il riuscire a farlo).

Tra gli intenti del Ministro Grillo c’è poi la volontà di realizzare “politiche integrate di promozione della salute che sarà intesa come investimento e non come costo” (prevenire è meglio e più economico che curare) e la necessità di mettere mano alla normativa sui fondi integrativi. Non la loro messa la bando, come si è letto in qualche articolo, in qualche post, ma una riorganizzazione del sistema in modo che eroghino prestazioni che integrino quelle offerte dal SSN e permettano a tutti i cittadini di ottenerne i benefici, mentre oggi, come aveva anche denunciato ANDI nella giornata dedicata alla sanità integrativa, solo i dipendenti contrattualizzati e pochi altri possono godere dei benefici fiscali.

Se le intenzioni del Ministro sul tema dei fondi, ma anche e soprattutto sulle altre questioni che interessano SSN e quini noi cittadini, saranno quelle di migliorare quanto c’è, allora credo che sarà un vero cambiamento, altrimenti si prometterà l’ennesima riforma che alla fine porterà solo tagli lineari che penalizzeranno tutti: pazienti, medici, personale sanitario, bilanci dello Stato ed anche i dentisti privati.


Photo credit: ufficio Stmpa Quirinale 

 
 

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