Settimane interessanti sul fronte delle norme sulla pubblicità, le due sentenze della CCEPS di cui abbiamo dato informazione, hanno posto ulteriori paletti ed indicato come comportassi rispetto ad alcuni messaggi.
Sintetizzando la CCEPS ha dato ragione all’OMCeO di La Spezia confermando che non è possibile promuovere la visita gratuita, ed alla CAO di Palermo che sanzionava il direttore sanitario per aver pubblicizzato impianti e corone nonostante fossero dispositivi medici.
Sulle sentenze CCEPS è giusto ricordare che queste sono appellabili in Cassazione, e che riguardano il singolo caso.
Sappiamo che, a seconda di come vengono presentati i fatti e di come viene impostata la difesa, la decisione finale può decisamente variare.
Però, comunque, fanno scuola ed indicano l’orientamento della Commissione chiamata a giudicare le decisioni delle Commissioni disciplinari delle varie OMCeO, se l’iscritto fa ricorso. Ma non solo: le decisioni della CCEPS “guidano” anche le varie Commissioni provinciali indicando una possibile strada su cui muoversi.
Da sempre, e non solo io, sostengo che sulla pubblicità in sanità servono indicazioni chiare. Le sentenze della CCEPS riguardano casi di alcuni anni fa, ora con la norma Boldi il limite tra promozione ed informazione è ancora più difficile da identificare con certezza.
Il vero rischio è che l’attuale situazione porti ad un aumento vertiginoso del contenzioso tra Ordine e direttore sanitario. Contenzioso che si traduce in costi, sia per l’iscritto che per l’Ordine (un ricorso alla CCEPS costa circa 4-5mila euro pe rle spese legali, altrettanti per ricorrere in Cassazione), e tempo perso.
Certo, l’alternativa è non fare pubblicità o limitarsi ad informazioni “basiche”, come mi sembra stiano orientandosi le principali Catene, ma il rischio di vedere chiamato in giudizio il proprio direttore sanitario è sempre ditro l'angolo.
La CAO nazionale ha annunciato di voler licenziare al più presto delle linee guida sul tema, e questo non può che essere una buona notizia per cercare di fare chiarezza.
La conferma di come la norma Boldi possa essere interpretata in modo molto restrittivo arriva da Teramo dove, stando a quanto riferito dalla stampa locale, uno studio di medicina generale effettuava pubblicità dell'attività attraverso cartelloni affissi lungo le strade, e sembrerebbe, le informazioni divulgate non erano "finalizzate a garantire la sicurezza dei trattamenti sanitari", violando quindi quanto previsto dalla norma Boldi. L’illecito, informa sempre la stampa locale, è stato scoperto dai Carabinieri del Nas di Pescara, che hanno segnalato il titolare della struttura all'autorità sanitaria e amministrativa e fatto rimuovere i 6 cartelloni pubblicitari affissi nelle strade della cittadina.
Cosa c’era scritto sui cartelloni, non siamo ancora riusciti a saperlo.
Il Comandante dei Nas, contattato telefonicamente, non ha voluto dirlo in quanto l’indagine è ancora in corso, così come il presidente OMCeO di Teramo ed anche qualche dentista. Ho anche provato a sentire il Comune dove i cartelloni sarebbero stati affissi, che mi ha “rimbalzato” al comando dei vigili urbani. Il responsabile delle pubbliche affissioni, il giorno che ho chiamato aveva fatto il turno del mattino, la centralinista si è fatta spiegare il motivo della telefonata e poi mi ha assicurato che il giorno dopo mi avrebbe fatto chiamare. Non sentendolo l’ho richiamato io, ma mi hanno detto che era in ferie per qualche giorno. Messaggio ricevuto, ho pensato chiudendo la comunicazione.
In Italia si riesce a leggere sui giornali intercettazioni con informazioni personali di qualsiasi personaggio pubblico, ma a quanto pare non si può sapere che cosa c’era scritto su dei cartelloni piazzati sul bordo di una strada. Sapessi in che via erano posizionati, proverei a chiamare i residenti: qualcuno li avrà letti questi benedetti cartelloni. E poi che segreto mai ci sarà da tutelare.
Da quanto sono riuscito a sapere, lo studio medico di medicina generale aveva da poco ottenuto la convenzione con il SSN e i cartelloni servivano a fare conoscere ai cittadini questo. Quindi, il fine concesso anche dalla norma Boldi: limitarsi ad informare i pazienti. In questo caso aver ottenuto la convenzione con il SSN.
Probabilmente ha usato frasi e termini non consoni, frasi suggestive, paragoni non riguardosi nei confornti di altri medici della zona del tipo: "lascia il tuo vecchio medico che non capisce nulla e prendi me che sono giovane e preparato". Oppure: "se prendi me come medico della muta, ogni volta che vengo a visitarti a casa ti porto la colazione e ti do anche un buono per una detartrasi gratuita da un mio amico dentista".
Il comandante del Nas di Pescara mi ha detto che i medici di medicina generale possono solo esporre all’esterno dello studio informazioni inerenti al proprio orario di visita e le informazioni per rintracciarlo, il resto è vietato dalla normativa. Affermazione che fa crescere ancora di più la curiosità sui contenuti del messaggio.
In realtà, l’impressione che ho avuto è stata quella che più che il messaggio non sita stato “gradito” lo strumento utilizzato, i cartelloni pubblicitari. Da quanto mi è sembrato di intendere, dalle tante telefonate fatte, qualcuno gli avrebbe consigliato di pubblicare un riquadro sulla stampa locale attraverso il quale poteva infomare di aver ottenuto la convenzione e non su appariscenti cartelloni stradali. Ma til tuo è uno studio medico mica odontoaitrico, gli avranno probabilmente detto.
Se così fosse, probabilmente qualcuno non ha gradito ed ha segnalato al Nas la cosa. Magari è anche il motivo per cui non si vuole fare sapere il contenuto messaggio pubblicizzato, perché non ci risulta che vi siano norme ancora più restrittive per il Medico di medicina generale in tema di pubblicità e quindi "la violazione", in caso di ricorso del medico, si potrebbe "smontare".
Anche il medico di medicina generale, come tutti i professionisti sanitari, devono rispettare la norma Boldi: quindi il messaggio deve essere informativo, non promozionale e deve tutelare la salute del cittadino. Non mi riuslta che la convenzione del MMG conmporti ulteriori vincoli in tema di pubblicità.
Ma fino a quando non riusciremo a sapere cosa c’era scritto sui cartelloni, non potremo capire.
Una cosa invece è certa, e diventa molto interessante anche per il settore odontoiatrico. Ad intervenire con urgenza sono stati i Carabinieri del NAS imponendo al Comune di rimuovere i cartelloni per ragioni di salute pubblica, ipotizziamo. D'altronde la norma Boldi pone i limiti proprio in funzione della tutela della salute del paziente.
Quindi per vedere rimossa la pubblicità, non si dovrà più aspettare che l’Ordine sanzioni l’iscritto e che segnali il presunto illecito all’AGCOM, che poi deve decidere ed eventualmente itervenire. In questo caso il messaggio, e di conseguenza il cartellone, è stato giudicato come un rischio per la salute del cittadino ed ha comportato l’intervento immediato dell’autorità preposta per il controllo della salute pubblica: il NAS.
E questo decisamente apre nuovi scenari.
Sulla questione “cartellone” continuiamo ad indagare e vi informeremo sulle novità, se invece qualcuno di voi li ha letti, ci faccia sapere (redazione@odontoiatria33.it).
Ultima considerazione. Da anni il problema della pubblicità in sanità è associato all’odontoiatria, anche la norma Boldi (senatrice dentista) nasce dalle esigenze lamentate da sindacati ed Ordine. Ironia della sorte: il primo a subirne le conseguenze non è un dentista ma un medico.
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