In questo DiDomenica, per una volta, non parliamo della vostra professione, del vostro settore ma del mio: il giornalismo, l’informazione. Che poi si interseca con il vostro mondo attraverso Odontoiatria33. Così come per l’odontoiatria, e per tutte le professioni ed attività produttive, anche nel mondo dell’informazione è in atto una profonda trasformazione dovuta certamente dalle opportunità che le tecnologie offrono, ma anche per le abitudini delle presone che sono cambiate.
Quanti dei vostri pazienti seduti in sala d’attesa sfogliano una rivista e quanti hanno in mano uno smartphone? I miei figli guardano pochissima televisione. Noi eravamo obbligati vedere quello che la televisione ci proponeva e quando lo proponeva, loro scelgono quello che vogliono vedere e quando lo vogliono fruendolo sullo schermo del loro device. Sono cambiati gli strumenti ma continuano ad essere necessari i contenuti, anzi oggi servono molti più contenuti per riempire i tanti contenitori disponibili e la differenza la fa proprio la qualità dei contenuti proposti.
Questo vale anche per l’informazione di settore.
Dopo alcuni anni che scrivevo nel e del settore dentale, UNIDI mi invitò ad un evento organizzato in Expodental per portare la fotografia del settore dal punto di vista dell’informazione, era il 2003 (la foto di copertina è tratta da quella presentazione). In quell’occasione elencai circa 30 riviste di settore e 4 siti internet, di cui 3 di associazioni. Oggi di quelle riviste ne sono rimaste 5 o 6 (alcune delle quali non sono altro che cataloghi di prodotti) mentre non è possibile elencare i siti di settore, perché infiniti.
Ma la quasi totalità è una raccolta acritica e superficiale di comunicati stampa e notizie non verificate. Da tempo negli eventi dove si dibatte sul futuro dell’informazione si ipotizza che tra qualche anno sfogliare un giornale sarà un gesto riservato a pochi (facoltosi) eletti, per i costi (in rapporto con le vendite) che pubblicare e distribuire un giornale di carta comporterà.
Ma stiamo sempre parlando di contenitori, non di contenuti. Questi rimangono determinanti anche se gli articoli non si stampano più su carta ma si postano sul web. Sono i contenuti, le notizie a fare l’informazione, non lo strumento con cui si diffondono.
Poi, moltiplicando all’infinito i contenitori, servono molti più contenuti. Ed è questo il principale problema di questa aumentata possibilità informativa: per produrre contenuti servono investimenti soprattutto se si vuole proporre contenuti di qualità, altrimenti copi. Ed infatti, oggi, abbiamo migliaia di strumenti più o meno informativi che parlano delle stesse cose ed allo stesso modo, perché le fonti, gli editori che hanno deciso di investire in contenuti originali e sulla produzione di notizie, sono sempre meno.
Quindi tanta informazione ma l’appiattimento dell’informazione. La Rete ci bombarda di notizie ma non tutti hanno il tempo e le risorse per rispondere in modo approfondito ai perché accadono le cose. Ne parlavamo nel DiDomenica della scorsa settimana, Facebook è il bar virtuale dove tutti si sentono in diritto di dire qualche cosa, ma quelle non sono informazioni, sono opinioni.
“Un giornale oggi ha senso di esistere se spiega i contesti, se va alla radice dei problemi, se indica le conseguenze dei fatti e le possibili soluzioni. Un giornale ha senso se può offrire ai lettori materiali di riflessione, analisi e punti di vista. Se può svolgere una funzione fondamentale per la democrazia: la critica”, scriveva Mario Calabresi su La Repubblica qualche anno fa presentando la sua linea editoriale.
Credo che questo modo di intendere il modo di fare informazione lo troviate anche in Odontoiatria33, negli altri prodotti informativi di Edra. Ma fare informazione pensando di dare un servizio al lettore, e non solo al fatto che si devono riempire delle pagine per farci stare la pubblicità, si può realizzare se c’è un editore che ci mette le risorse, che investe. E siccome un editore è un’azienda, investe a fronte di ricavi. Certo la pubblicità, ma anche le aziende cominciano a fare i contri con le nuove tecnologie, oltre che con la crisi. Pensano di poter comunicare in proprio senza l’aiuto dei media e quindi le risorse che un tempo permettevano ad un giornale anche di investire in qualità dell’informazione, oggi si sono ridotte.
I numeri di Odontoiatria33 sono eclatanti e offrono alle aziende certamente opportunità e visibilità, se ovviamente sanno calibrare campagne ed informazioni. Un banner sul nostro giornale è visto circa 9mila volte al giorno, le nostre newsletter arrivano nelle caselle di posta elettronica di circa 30 mila professionisti del settore.
Ma ecco che arriviamo alla scelta che volgiamo comunicare.
Nei prossimi giorni alcuni articoli e servizi (non tutti) che Odontoiatria33 pubblicherà saranno riservati agli abbonati. Tutti potranno leggere il titolo e le prime righe dell’articolo, ma per poi continuare dovranno essere registrati a Medikey (la banca dati certificata di Edra) ed aver attivato un abbonamento annuale di 19 euro ad Odontoiatria33.
Direte voi: perché devo pagare quando trovo notizie gratis?
Perché secondo noi non è così. La scelta di Edra, e lo intuite dalla cifra scelta per il costo dell’abbonamento, è molto “simbolica”, per cominciare a rimarcare che l’informazione non è tutta uguale e che quella di qualità, come quella che pensiamo di fare noi, non può più essere gratuita. È una scelta che vede illustri pionieri, riferimenti indiscussi nei propri settori: Financial Times per citarne uno, o i principali quotidiani online italiani generalisti.
Un po’ come spesso ci raccontate per quanto riguarda le prestazioni odontoiatriche o le prime visite. Certo ci sarà chi sceglierà di informarsi su Facebook o su siti gratuiti (che spesso copiano o prendono spunto da quanto pubblichiamo noi), come i pazienti che si rivolgono ai centri low cost o vanno in Croazia per farsi curare e snobbano i vostri studi. C’è chi si accontenterà di leggere raccolte acritiche di comunicati stampa promozionali non verificati.
Ma ci sarà chi invece sceglierà di continuare a seguirci anche se dovrà investire in un anno quanto spende per una birra ed una pizza. Ci sarà chi sceglierà (nel siamo convinti) la qualità della conoscenza che si distingue in un mare di informazioni che spesso risultano fake news.
Per rispondere alla domanda del titolo, la scelta è fatta per crescere e darvi ancora più informazioni, approfondimenti è servizi, insomma per fare ancora meglio la cosa che sappiamo fare: informare.
Siamo certi di continuare così a poter costruire assieme la qualità dell’odontoiatria di domani.
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