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24 Novembre 2019

L’emendamento che continua a dividere, l’altro ad essere ignorato

di Norberto Maccagno


Quella della presentazione dell’emendamento del Senatore Giovanni Endrizzi che, se approvato, consentirà l’esercizio della professione odontoiatrica in forma societaria solo alle StP, è di fatto una non notizia per il settore, se non come fatto di cronaca.
Fin dalla preparazione della legge sulla Concorrenza del 2017, ad ogni occasione i sindacati odontoiatrici chiedono alla politica di chiarire quello che, secondo la loro lettura, la legge già imporrebbe: ovvero che l’esercizio della professione può esclusivamente essere svolta da un iscritto all’Albo e se in forma societaria attraverso StP, dove l’iscritto deve avere la maggioranza del capitale. 

Se è legittimo che i Sindacati odontoiatrici si battano per ottenere questo, altrettanto legittimo è che l’associazione che rappresenta i proprietari delle “Catene” tenti ogni strada per cercare di impedire questo, ritenendo legittima la loro attività imprenditoriale. La vera notizia sarà l’eventuale approvazione dell’emendamento. 

Sul tema delle limitazioni del capitale nel settore odontoiatrico, ed in particolare sull’emendamento Endrizzi, eviterei di commentare, ne parliamo da anni. Solo il nostro editore, per approfondire, ha organizzato già due convegni portando allo stesso tavolo Ordine, Sindacati odontoiatrici, rappresentanti delle Catene. L’ultimo si è svolto qualche settimana fa a Milano.  

Lasciando stare l’aspetto Srl “si” o Srl “no”, qualche considerazione la vorrei fare principalmente sulla nuova fase dello scontro mediatico che è nato tra Sindacati odontoiatrici e Catene.  

Prima, però, ritengo giusto ribadire che nonostante lo scontro sia tra chi rappresenta gli odontoiatri che esercitano la professione nei propri studi ed i rappresentanti dagli investitori che finanziano l’odontoiatria organizzata, l’emendamento non è contro i circa 800 studi delle Catene ma interessa tutte le Srl odontoiatriche che, come aveva rilevato una inchiesta di Odontoiatria33, sono circa 5 mila; dato confermato anche recentemente da ENPAM.

Certo molte di queste sono proprietà di iscritti all’Albo che potranno trasformarle facilmente in StP, altre sono invece di proprietà, come spesso viene sottolineato dai sindacati odontoiatrici ed a volte dalle cronache, di diplomati odontotecnici, ma anche in questo caso potranno “legalmente” diventare soci di minoranza in una StP. Ma la novità è che lo scontro, sembrerebbe uscire dai temi che fino ad oggi erano stati toccati per sostenere le proprie tesi: etica, mercificazione della cura, qualità stessa della cura. Oggi si tenta di coinvolgere direttamente quella Politica che si era sempre tirata indietro scegliendo di non scegliere.

Si pensi all’articolo approvato con la Legge sulla Concorrenza dove viene ribadito che l’esercizio della professione deve essere svolto da un iscritto all’Albo ma consente anche l’esercizio in forma societaria secondo la legge. Ma è proprio qui il punto, la legge non sembra essere abbastanza chiara se poi deve essere il giudice a stabilire la legittimità o meno su ogni questione che tocca il tema.  

Poi c’è l’aspetto nuovo, lo scontro Srl Vs Stp viene tirata in ballo anche nello scontro Governo e Opposizione. E a farlo è il quotidiano Il Giornale quando titola: “I grillini vogliono cancellare anche i centri odontoiatrici”.  

Altra questione introdotta in questa fase, è quella fiscale. Tra le motivazioni che il Senatore Endrizzi porta per avvalorare la congruità del provvedimento con la legge di Bilancio, è il mancato gettito che le Srl odontoiatriche toglierebbero alle casse dello Stato rispetto allo studio monoprofessionale o alle StP. Per un principio simile era passata la norma che obbliga le stesse società a versare all’ENPAM lo 0,5% del proprio fatturato.  

Infine l’aspetto posti di lavoro, argomento che in queste settimane ha tenuto banco con la questione Ilva sulle prime pagine dei giornali. 17 mila sarebbero per ANCOD quelli che si perderebbero se l’emendamento diventerà legge. Numero perfino superiore di quelli a rischio a Taranto. 

C’è però un tema che non viene toccato nello scontro mediatico e che invece dovrebbe essere il fine del lavoro parlamentare: il diritto del cittadino di ricevere cure odontoiatriche pubbliche, così come riceve quelle per ogni altra branca della medicina. 

Oltre alla mozione sulle StP, il Senatore pentastelalto introduce un altro comma che “obbliga” il Ministero della Salute ad emanare un decreto entro dicembre 2020 attraverso il quale venga destinato il maggior gettito fiscale derivante dalla norma sulle società ad interventi che agevolino l’accesso alle cure odontoiatriche alle fasce di reddito delle persone meno abbienti.

L’emendamento Endrizzi prevede un contributo di 500 euro annui per rendere accessibili le cure odontoiatriche alle fasce di popolazione più deboli, ovvero con un reddito Isee "pari o inferiore a 25.000 euro" e con "particolare attenzione ai minori, alle famiglie monoreddito con figli, alle famiglie numerose, agli anziani.Il meccanismo con cui si finanzierebbe dovrebbe essere questo, se ho capito correttamente.

Con l’emendamento sulle StP di fatto non si vieta al capitale di investire nel settore, potrebbe continuare ad essere proprietario degli studi che diventerebbero società di servizi agli odontoiatri che vi lavorano curando le persone. Questi “servizi” sarebbero però fatturati con iva, in quanto non più prestazioni sanitarie e il gettito generato da questa attività andrebbe a finanziare il fondo per l’odontoiatria sociale. 

Fondi che potrebbero persino finire all’odontoiatria privata, magari attraverso voucher, se come ha denunciato ad Odontoiatria33 il FESPA, l’intenzione di molte ASL è quella di dismettere gli ambulatori di odontoiatria pubblica.

Rischio del quale, tutti, continuano ad infischiarsene.   

 
 

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