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04 Luglio 2021

Le regole che limitano la concorrenza dipendono da chi le guarda

di Norberto Maccagno


A convincermi a tornare sulla questione Società odontoiatriche è stato il comunicato stampa di Codacons, non perché porti fatti nuovi, piuttosto perchè dimostra, ovviamente a mio parere, come anche una Associazione di consumatori attenta e preparata ed impegnata su tanti fronti, fatica ad entrare nel merito di questioni molto più legate aspetti che interessano il settore e meno il paziente.  

Certo sia l’Ordine, Sindacati di riferimento degli Odontoiatri e delle Catene nel sostenere le proprie tesi citano la necessità di tutelare la salute del paziente, ma lo fanno per farsi ascoltare dalla politica, perché sulle società, la questione centrale sappiamo bene non essere la salute del paziente. Ma ne abbiamo parlato talmente tante volte.  

Probabilmente il Codacons, leggendo le varie posizioni in questi giorni sull’emendamento Lorefice, ha deciso di schierarsi con chi ne chiede l’abolizione. Nulla da eccepire. La mia considerazione non è sulla scelta ma sulle motivazioni che il presidente Codacons, Gianluca Di Ascenzo, porta per spiegare il perché. Motivazioni che mi sembrano partano da una visione del settore poco pertinente con la realtà. Su tutte, l’idea che più soggetti offrono cure più sono i vantaggi per il paziente, perché ha la possibilità di scegliere e più concorrenza equivale a tariffe ridotte. Sappiamo che non è così se parliamo di beni confrontabili, figuriamoci se serve “comprare” una cura e non un bene.  

Stando ai dati dell’Agenzia delle Entrate sarebbero circa 45mila gli studi odontoiatrici sul territorio italiano, se effettivamente l’emendamento Lorefice, una volta approvato, facesse chiudere le società in mano al capitale, perché le Srl oggi di proprietà di un odontoiatra iscritto all’Albo potrebbero essere facilmente trasformate in StP, chiuderebbero meno di mille studi.  

Il mercato non se ne accorgerebbe, l’offerta di cure odontoiatriche rispetto alla domanda continuerebbe ad essere elevata, oramai siamo al dentista condominiale.  

Se ne accorgerebbero, invece, i pazienti e non come fa intendere il Codacons per le ricadute economiche sulle tariffe ma perché si troverebbero con le cure da terminare. E non solo i pazienti di quei mille studi di proprietà di non odontoiatri ma di tutte le 5mila SRL odontoiatriche, anche quelle di proprietà di odontoiatri. Già perché l’emendamento Lorefice non sembra contemplare un periodo transitorio, quindi dalla data della pubblicazione in Gazzetta ufficiale del provvedimento, tutte le SRL odontoiatriche sarebbero illegali se non STP e non potrebbero continuare a erogare le cure ai propri clienti/pazienti.  

(NOTA: sul tema leggi questa precisazione che ricorda che nel nostro ordinamento le norme non sono retroattive quindi l'emendamento non indicando norme transitorie specifiche, si applicherebbe alle sole nuove società)

Ma di questo aspetto nessuno ne ha parlato nei tanti comunicati che abbiamo pubblicato, il Codacons invece si dice preoccupato perché l’emendamento limiterebbe la concorrenza, la possibilità di scelta dei pazienti. Concorrenza che per il Codacons “giova soprattutto ai consumatori, ai pazienti che hanno bisogno delle cure odontoiatriche e che trovano così un’offerta più ampia e maggiormente compatibile con le loro disponibilità economiche”.  

Assolutamente vero, ma non mi sembra che le tariffe praticate dall’odontoiatria organizzata e quelle dei singoli professionisti siano poi tanto diverse. La pletora odontoiatrica ha dimostrato come nonostante l’offerta di cure a pagamento sia molto ampia, le tariffe non riescono ad essere accessibili a tutti. Ci sono studi monoprofessionali molto costosi ed altri con tariffe inferiori a quelle delle Catene. Per capire i costi delle principali prestazioni odontoiatriche offerte dagli studi italiani abbiamo, in questi giorni, lanciato un sondaggio e vi invitiamo a rispondere. Così finalmente capiremo.  

Il problema delle cure odontoiatriche è che molti cittadini non riescono a permettersele perché costano, e dal SSN non ottengono soluzioni. Se il presidente Di Ascenzo avesse voglia di parlare con qualche odontoiatria che lavora nelle Asl piemontesi, dove i cittadini con fasce di reddito basse possono ottenere una protesi mobile al costo di 300 euro (il costo del laboratorio), si sentirebbe raccontare che molti pazienti non riescono a farsi carico neppure di quella spesa, e quindi restano senza denti.  

Ma della situazione del nostro SSN dal punto di vista odontoiatrico non ricordo nessuna Associazione dei consumatori incatenata davanti al portone di Lungotevere Ripa 1 a Roma per protestare ed attirare l’attenzione sul problema.  

C’è poi un passaggio del comunicato che a mio modo di vedere evidenzia come si fatichi ad entrare nel merito ed è quando il presidente si chiede “perché dovremmo fidarci del fatto che le Società tra Professionisti siano più affidabili nei confronti dei clienti? Come tutte le attività professionali o di impresa, chiunque può chiudere l’attività indipendentemente dalla forma societaria”.   

Ovviamente il presidente Di Ascenzo ha totalmente ragione, anche una SrL di proprietà di un odontoiatra può fallire e ne risponde con il solo capitale sociale (a differenza del titolare di uno studio professionale).  

E’ questo il vero punto su cui si dovrebbe intervenire, le garanzie per il paziente che si affida ad una impresa che offre cure odontoiatriche. E non cambia se in capitale necessario per costituire l’azienda arriva da un iscritto all’Albo o da un gruppo finanziario. Ne ho già parlato in questo DiDomenica.  

Dal mio punto di vista servono regole che garantiscano che il paziente che si affida ad una società odontoiatrica abbia tutte quelle garanzie economiche necessarie perché la cura sia terminata con successo una volta iniziata. Così come servono regole specifiche per il credito al consumo, non è concepibile che un paziente paghi la cura prima di averla terminata e verificato che sia stata quella prospettata. Ma anche di questo ne ho scritto.      

C’è però un ulteriore problema, e qui si che vale per gli studi afferenti ad un Marchio, e si chiama concentrazione come aveva spiegato ad Odontoiatria33 il Vicepresidente Codacons Francesco Di Lieto dopo il fallimento del Gruppo Dentix, esprimendo criticità sulla possibilità che il “capitale” possa gestire strutture odontoiatriche e sanitarie in generale.         

La questione delle società in odontoiatra sarà il tema dei prossimi anni del settore. L’ultimo Decreto con alcuni provvedimenti fiscali, tra cui le agevolazioni per l’acquisto di attrezzature, ne è la dimostrazione.  

Lo studio odontoiatrico è oggi una impresa e non ha nulla a che fare con lo studio professionale. Il modello fiscale pensato per lo studio di un avvocato, di un commercialista, può andare bene per uno dei tanti odontoiatri che svolgono la propria attività come collaboratori, ma non per il titolare di studio. Lo studio, anche il più piccolo, è oggi una impresa con tutte la necessità di ottenere quelle agevolazioni previste per le piccole imprese. Visto che i professionisti ne sono esclusi.  

Ho chiesto aiuto all’amico Roberto Rosso di Key-Stone. Nel 2019 e 2020 (quest’ultimo anno veramente difficile per gli investimenti) tutti gli studi odontoiatrici italiani hanno speso quasi 700 milioni di euro per attrezzature per impiantistica, apparecchiature (esclusi Rx e riuniti), sterilizzatrici, Cad Cam e software. 35mila degli esercenti come studio professionale di quanto speso non possono godere delle agevolazioni fiscali che invece possono utilizzare le società odontoiatriche. I dottori Terzuolo durante un webinar su Odontoiatria33, proprio sulle possibilità di ottenere vantaggi fiscali per rinnovare le attrezzature dello studio, indicava in circa 400 mila euro il fatturato oltre il quale meriterebbe pensare di trasformare lo studio in una società.  

Facile quindi prevedere che nel prossimo futuro l’attività odontoiatrica sarà sempre più esercitata in forma di società o di collaborazione. I problemi dei possibili fallimenti e le scarse tutele per i pazienti saranno ancora più presenti, aumentando il numero delle società.   In un mio DiDomenica avevo proposto delle garanzie finanziarie per i pazienti in base al fatturato per le società, l’AD di DentalPro ci aveva detto che non era quella la soluzione. Ovvio, il mio mestiere è quello di dare le notizie, fare le domande e sottolineare le criticità, non sono certo io a dover proporre, ma indubbiamente il problema esiste. 

Quindi o tutte le componenti del settore (rappresentanti dei consumatori inclusi) riusciranno a concordare una vera riforma specifica per il settore (le farmacie ci hanno tentato ed in parte ci sono riusciti per arginare la concentrazione), altrimenti continueremo a vedere presentati emendamenti che non serviranno altro che fare vedere chi ha il lobbista più bravo, ma non aiuteranno né i pazienti né tanto meno il settore a poter offrire cure di qualità a costi sostenibili dal punto di vista imprenditoriali per tutti i competitor e non solo per alcuni.              

Articolo modificato il 5 luglio 2021 ore 11:30

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