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18 Luglio 2021

E se a violare la privacy fosse il Garante?

di Norberto Maccagno


Nelle settimane in cui, in Italia, la questione dell'omotransfobia è tornata ad animare lo scontro politico, il tema delle discriminazioni tocca anche il settore dentale. Almeno così era stato trattato il caso del paziente positivo rifiutato da un dentista romano.La vicenda risale al 2019 ed ora è tornata di attualità con la decisione del Garante della privacy di sanzionare quel dentista con una multa di 20 mila euro. 

Da subito il caso diventa mediatico dopo che un’associazione per i diritti degli omosessuali aveva denunciato alla stampa il fatto e poi presentato un esposto al Garante della privacy ed all’Ordine dei medici chirurghi ed odontoiatri di Roma, almeno così informa il quotidiano online Fanpage.it.
Sintetizzando la vicenda, che trovate dettagliata a questo link, una persona acquista un buono per una seduta di igiene orale su Groupon, si presenta nello studio del dentista che gli fa compilare il modulo di anamnesi chiedendo se è affetto da malattie infettive quali tubercolosi, epatite A, B, C e HIV. 

Il paziente indica l’HIV ed il dentista, letto il modulo, lo informa di non poter prestare l’attività professionale richiesta, in quanto “la sua diagnosi di sieropositività all’HIV non gli permetteva di scongiurare un possibile contagio del personale e degli altri pazienti”.  

Da qui parte l’indignazione mediatica contro il dentista e l’accusa di discriminazione. Sempre il quotidiano Fanpage nei giorni successivi manda dal dentista un finto paziente con telecamera nascosta, anche lui si dice affetto da HIV e la situazione si ripete.  

Interessante è invece capire perché il Garante ha deciso di sanzionare il dentista. 

Anche in questo caso cerco di sintetizzare, al link il nostro approfondimento più dettagliato sulla decisione dell’Authority. Come noto, siccome tutti i pazienti potrebbero essere potenzialmente affetti da malattie trasmissibili, e non è detto che lo comunichino al dentista, lo studio odontoiatrico deve adottare tutte le misure necessarie per prevenire il contagio. Quindi durante l’anamnesi di prima visita, diventa inutile chiedere quei dati sensibili sulla sua salute.Dati che invece possono diventare necessari da conoscere per meglio calibrare la cura. Come ha motivato al Garante il dentista sanzionato.  

Il Garante, però, ha obbiettato che il dentista neppure ha iniziato a curare il paziente. Quindi, per il Garante, quei dati sensibili chiesti non erano finalizzati a calibrare la cura ma per capire se (dal punto di vista del dentista) era sicuro curarlo o meno. Quindi finalità diverse da quelle previste per il trattamento dei dati sanitari, conseguente violazione dell’art. 5 del Regolamento sulla privacy e multa da 20mila euro. 

Ma quanto la vicenda è stata condizionata dall’aspetto emotivo, dal fattore discriminazione?
Per assurdo se il paziente si fosse rivolto al dentista per farsi riparare una protesi mobile ed avesse dovuto indicare nell’anamnesi quei dati (decisamente influenti per la cura), sarebbe stato sanzionato lo stesso? 

Altro aspetto su cui sarebbe interessante disquisire è quanto aveva evidenziato appena scoppiato il caso all’Adnkronos il presidente ANDI Carlo Ghirlanda, ma anche lo stesso dentista lo spiega al finto paziente mandato da Fanpage. 
Trasformo i concetti espressi in quesito: un dentista libero professionista può decidere di non curare un paziente, perché non si sente pronto, capace, perché per una sua sensibilità e cultura non gli va di farlo? Qui quanto ci aveva detto l'avvocato Stefanelli.

Sulla vicenda la mia impressione è che non ci troviamo di fronte ad un caso di anacronistica discriminazione, ma di fronte ad una persona che ha paura dell’altra persona perché è convonto che possa contagiarlo.  

Se il timore non è giustificabile ma comprensibile per una persona qualunque, credo che non dovrebbe essere giustificata per un medico.

E’ su questo punto ci si dovrebbe interrogare, ancora di più oggi dopo un anno e mezzo di pandemia. Sul fatto che un medico non cura un malato per paura di ammalarsi, e non tanto sulle cure negate al paziente e sulle presunte discriminazioni, che ovviamente esistono verso queste persone. Nel raggio di 500 metri dallo studio di quel dentista romano, quanti altri dentisti ci saranno stati disposti a fargli la detartrasi? 

Ma come dicevo all’inizio di questo DiDomenica, il tema della discriminazione è talmente delicato e divisivo che diventa impossibile fare ragionamenti sereni, quindi evito, già credo di essermi sbilanciato troppo. 

La questione che invece voglio porre e sui cui nessuno mi sembra sia intervenuto (forse per quanto dicevo prima sulla difficoltà di trattare queste vicende con laica serenità), è quella della tutela della privacy da parte dello stesso Garante sia nei confronti del paziente che ha denunciato l’accaduto che del medico sanzionato. 

Se leggete con attenzione l’ordinanza di ingiunzione con la quale il Garante multa il dentista (la potete scaricare al fondo dell’articolo raggiungibile a questo link) noterete come il nome del paziente sia stato sempre sostituito con delle XX, mentre il nome del medico e pure di suo figlio che collabora nello studio, oltre che dell’avvocato che lo ha assistito, è sempre scritto per esteso. Quindi è facile individuare anche dove è ubicato il suo studio. 

E’ normale? Può essere una violazione della loro privacy visto che diventano assolutamente riconoscibili e rintracciabili e, ripeto, trattasi di un tema che scalda gli animi? 

Dal punto di vista legale non ne ho idea. Ho chiesto telefonicamente all’avvocato che sta difendendo il dentista ma non ha voluto commentare visto che la vicenda non è chiusa dal punto di vista legale, ho anche chiesto ad alcuni amici avvocati che non mi hanno saputo rispondere con certezza. 

Sicuramente, e ci maccherebbe altro, il Garante non ha violato le stesse regole che deve fare rispettare, peraltro ogni volta che sanziona multinazionali ed aziende vengono pubblicati i nomi.
Ma considerando il tema certamente delicato che è stato presentato dai media non come una mancanza amministrativa ma come una precisa presa di posizione fondata su presunte convinzioni personali discriminanti, considerando che il dentista potrà fare ricorso e che saranno i vari gradi della Giustizia a decidere se ha realmente violato la privacy del paziente -e non il Garante che di fatto è come un vigile che ti multa (spero di non mancare di rispetto)- l’aver indicato per esteso nome e cognome del sanzionato non vi sembra inopportuno?    


Nota

Siccome le discriminazioni o i timori esistono, mi permetto di consigliare ai dentisti che hanno remore a curare pazienti sieropositivi o affetti da altre patologie trasmissibili, di leggere questi nostri approfondimenti.  

30 Novembre 2018: AIDS, salute orale e prevenzione dei rischi da contagio. Le procedure ‘’consigliate’’    

23 Gennaio 2019: Pregiudizi verso pazienti sieropositivi. Prof. Pugliese: “infondati, ma necessario migliorare la cultura verso l’odontoiatria di comunità” 

03 Aprile 2020: L’effetto dell’aerosol nello studio odontoiatrico…. se la saliva fosse rossa

 
 

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