Luca è un dentista titolare di un piccolo studio di provincia, Anna (entrambi i nomi sono di fantasia) è la sua assistente: in studio sono solo loro due. Dal 15 ottobre prossimo, per via di quanto disposto dall’obbligo di green pass nei luoghi di lavoro, Luca dovrà richiedere ad Anna il Green pass prima che entri in studio, e poco importa se da 25 anni, ad arrivare sempre mezz’ora prima del “capo” è Anna.
Stando a quanto dice la legge (pensata non certo per un piccolo studio odontoiatrico ma per tutto il mondo del lavoro) il doverlo richiedere giornalmente (o a campione, così dice la legge) è perché Anna potrebbe non essere vaccinata, non essendo ASO con attestato di qualifica non avrebbe l’obbligo di farlo, e quindi costretta a fare il tampone ogni 48 ore.
Luca, poi, non può neppure chiedere ad Anna se è vaccinata per via della tutela della privacy. Stesso discorso quando arriva in studio Marco, lo storico odontotecnico o Sandro e Paolo gli unici rappresentanti che si avventurano in quella cittadina di provincia, o Sara, la signora che viene a fare le pulizie. Ovviamente Luca sa che Anna si è vaccinata, le ha preso lui l’appuntamento quando l’Ordine ha raccolto i nominativi del personale di studio che volevano vaccinarsi e poi ha dovuto riorganizzare gli appuntamenti quando è stata chiamata per la prima e poi per la seconda dose.
Quindi non le chiederà nulla.
Luca si metterà d’accordo anche con Marco, Sandro, Paolo, Sara che non hanno problemi a dirgli che si sono vaccinati e tutto filerà liscio senza perdita di tempo, grazie al buon senso.
Dove il buon senso non può entrare -al pari dell’insegnante no-vax- è nella scuola elementare dove insegna mia sorella: 7 insegnanti, più due colleghe di sostegno, 3 amministrativi e 4 bidelli. Lei è vaccinata ed ogni giorno, all’ingresso, deve presentare il Green pass. Le regole sono chiare: per la privacy non è possibile segnare chi sono i vaccinati così da chiederlo solo a chi deve fare il tampone ogni 2 giorni per poter entrare. E questo nonostante tutti in quella scuola sanno che c’è solo una collega non vaccinata. Normativa sulla privacy che non consente neppure, a chi vuole, di comunicare volontariamente di aver fatto il vaccino ed evitare code al mattino per entrare.
Intendiamoci, (dal mio punto di vista) obbligare i lavoratori ad essere vaccinati o tamponati è giusto perché tutela tutti, peraltro come avevamo sottolineato, non sarebbe forse neppure servita una norma visto che il datore di lavoro poteva già richiederlo. Ma imponendolo per legge le polemiche si spostano sul Governo, invece che sul datore id lavoro, e si dovrebbero evitare ricorsi al giudice.
Come scrive il Garante della privacy sul proprio sito non vi è dubbio che le questioni poste con il Green pass coinvolgono “il rapporto – oggi più che mai complesso e denso di implicazioni socio-economiche oltre che giuridiche – tra le esigenze di sanità pubblica sottese al contrasto della pandemia e i vari diritti fondamentali incisi dalle misure di prevenzione dei contagi, tra i quali appunto il diritto alla protezione dei dati personali, l’autodeterminazione in ordine alle scelte vaccinali, le libertà di circolazione e di iniziativa economica”. Disciplina sulle certificazioni verdi che, per il Garante “si muove in questa prospettiva e, sotto il profilo della protezione dei dati, implica un trattamento legittimo nella misura in cui si inscriva nel perimetro delineato dalla normativa vigente”.
Per il Garante, quindi, bene il certificato digitale che offre le giuste garanzie, non tanto bene quello cartaceo che riporta, invece, se il soggetto è vaccinato oppure “tamponato”.
Ma questo vale dal punto di vista giuridico, dal punto di vista di Luca o di mia sorella il problema è quello pratico di tutte le mattine. Certo la soluzione la si trova sempre, ma la si trova perché si deve dribblare la burocrazia.
E poi ci sono le contraddizioni.
Io cittadino sono tutelato, senza il mio consenso nessuno dovrebbe sapere se sono vaccinato oppure sottoposto ad obbligo di tampone, ma non posso entrare al lavoro se non ho il Green pass. Però, per lo stesso principio, per esempio non posso chiedere al dentista o al medico che mi cura se è vaccinato e se i suoi collaboratori lo sono. O meglio lo posso chiedere ma lui può rispondermi che sono fatti suoi. In questo caso, ovviamente, sono libero di andare da un altro dentista. Il nostro ordinamento è pieno di leggi che non capiamo e che riteniamo inutili. Tra queste non c’è questa sul Green pass che è tra le più facili da capire sia per come fare a rispettarla che per il fine.
Ma è la burocrazia connessa alle leggi che spesso ci spiazza. E non solo a noi cittadini visto che anche tre giudici del lavoro hanno giudicato “farraginosa” il sistema di applicazione indicato dal Legislatore per l’obbligo vaccinale per i sanitari.
Tra le normative “complicate”, quella sulla privacy è tra le leggi che più viviamo come burocrazia pura ed inutile, pur capendone ed apprezzandone il fine: ma non vedendo quasi mai una applicazione pratica.
Del rischio di considerare privacy uguale a burocrazia, ne ha parlato Agostino Ghiglia, Componente del Garante per la protezione dei dati personali, intervenendo al 64° congresso nazionale Federpol.
“La privacy -riporta Andkronos le parole di Ghiglia- non è un appesantimento burocratico o la terza firma su un modulo, tutti dobbiamo avere questa consapevolezza. È una percezione modulare che si accompagna allo sviluppo di una giornata, se abito in un quartiere mal frequentato la sera invoco più telecamere, io cittadino normale sono infastidito e spaventato che un Comune acquisti telecamere emozionali che mi studiano la dilatazione della pupilla, da cui si può presumere se si è intenzionato nei confronti di un terzo. Queste sono le due percezioni che si hanno della privacy".
Però la nostra percezione rimane quella di una serie di moduli da firmare per togliere la responsabilità a chi ce li propone, e non per garantirci tutele. Visto che ogni giorno riceviamo telefonate dei gestori telefonici o dell’energia ed ogni volta che apriamo un sito dobbiamo dare un consenso (ma non possiamo opporci se non chiudendo il sito) e poi ci troviamo la casella di posta elettronica piena di messaggi che ci propongono di tutto.
Tutelati efficacemente ma semplicemente, ecco il fine che si dovrebbe perseguire per garantire la nostra privacy.
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