Quella dell’”overtreatment”, ovvero le cure prescritte ma non necessarie con l’unico fine di trarne profitto è indubbiamente la truffa più meschina che un professionista sanitario possa fare. Perché approfitta della sua posizione di superiorità nei confronti di una persona, il malato, che lo ha scelto per essere curato.Una truffa che molto spesso, salvo non nasca un problema clinico, non emerge e rimane nella coscienza del professionista, che non avrà certo problemi a “lavarsela” in fretta.
Una truffa anche difficile da provare per il paziente, salvo casi eclatanti.
Overtreatment che da qualche tempo, in particolare i Sindacati odontoiatrici, indicano come possibile rischio per chi si rivolge alle Catene associando l’obbiettivo del profitto che i finanziatori hanno (in quanto investitori e non missionari) a quello di dover effettuare cure a tutti i costi, anche quando queste non sono necessarie.
Overtreatment che, però, può essere confuso con un errore diagnostico causato dalla non preparazione del clinico, da valutazioni errate, insomma dalla buona fede.
Ma per il paziente poco cambia, in entrambi i casi ne ha un danno sicuramente economico e probabilmente anche clinico.
Il problema è che noi pazienti non siamo in grado di capire se le cure che il nostro dentista ci propone, sia che lavori in una Catena o sia titolare di studio, sono necessarie, soprattutto se non abbiamo male o problemi evidenti. Ma anche in questo ultimo caso il dubbio se il trattamento proposto è quello più corretto per la nostra situazione clinica, oppure quello che conviene al dentista può sempre essere evocato.
Partendo proprio da questa domanda, come fare a fidarsi della diagnosi del proprio dentista, Striscia la Notizia ha cercato non tanto di trovare una risposta, ma di provare che le “diagnosi non sono certe” e comunque non univoche.
Sintetizzo il servizio di Max Laudadio andato in onda il 28 ottobre: un’attrice è stata portata da un noto dentista milanese, sottoposta ad una seduta di igiene professionale e diagnosticata una piccola carie che per il dentista poteva essere non trattata nell’immediato. Attrice che poi è andata in tre centri odontoiatrici per effettuare una visita di controllo.Tre visite che hanno portato a tre diagnosi differenti, differenti come i denti cariati che ogni centro ha indicato, uno proponeva anche dopo la cura una corona. Con tutti questi denti cariati (indicati con il loro numero), azzeccato il riferimento di Laudadio alla tombola.
Ma non solo le diagnosi differenti, forse la cosa che ha lasciato più perplesso l’inviato di Striscia è il fatto che tutti e tre i centri hanno indicato una seduta di igiene professionale, che però era appena stata fatta. Del servizio Odontoiatria33 ne ha dato notizia in questo articolo dove trovate il link per rivederlo.
Ma quale è il messaggio che il telespettatore può aver colto dal servizio? Secondo me: occhio, il dentista può fregarti.
Già perché quando Laudadio va nei tre centri e fa presente le diagnosi differenti e soprattutto che la detartrasi prescritta era stata appena fatta, i responsabili se ne lavano le mani e indicano come eventuale responsabile dello “sbaglio” l’odontoiatra che ha visitato la paziente ed effettuato la diagnosi.
Lo stesso Laudadio nel 2012 aveva già cercato di vederci chiaro nelle diagnosi differenti che si possono ottenere sentendo più dentisti. In quell’occasione un attore si fece visitare da tre studi odontoiatrici tradizionali ottenendo diagnosi differenti, peraltro, poi neppure confermate da una visita fatta al San Raffaele.
Perché al di là di chi è il “padrone” dello studio, è l’odontoiatra curante il responsabile non solo legalmente ma soprattutto eticamente, con la sua professionalità e con il suo sapere. Laudadio non lo dice mai nel servizio, ma il dubbio che da paziente nasce dopo averlo visto è: quei dentisti sono degli incapaci oppure vogliono approfittarne?
Il tema portato in televisione da Laudadio è estremamente importante (e non riguarda solo la professione di odontoiatra) ma difficilmente ha una soluzione, difficile dare un consiglio o trovare un rimedio.
Dal punto di vista legale le responsabilità sono estremamente chiare e le hanno recentemente ricordate al Congresso Politico AIO gli avvocati Maria Maddalena Giungato e Olindo Cazzolla: è responsabile il dentista che effettua la diagnosi e poi la cura, ma è responsabile anche il titolare dello studio e l’eventuale direttore sanitario se si tratta di società.
Ma come ho ipotizzato prima, difficile per un paziente dimostrare che quella cura non era necessaria.
In un mondo perfetto non servirebbe una soluzione perché non ci sarebbe il problema, perché ha ragione il presidente AIO Fausto Fiorile quando, chiudendo il Congresso Politico dedicato alle responsabilità, ricorda la centralità dell’essere professionisti: ovvero l’essere responsabili. Nel caso dell’overtreatment basterebbe essere onesti.
Ovviamente non saprei indicare una soluzione, ma vorrei ricordare a voi dentisti perché noi pazienti scegliamo uno di voi per farci curare: perché ci fidiamo.
Sicuramente se poi voi dentisti vi comportate come suggerisce da decenni il prof. Gastamacchia, ci parlate, ci spiegate, magari ci fate vedere con una telecamera i problemi e discutete su cosa fare con noi che siamo seduti sul riunito, se possibile ci indicate più soluzioni, anche economiche, allora saremo ancora più sicuri di esserci fidati del dentista giusto.
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