Sulla pandemia, quanto tutto sarà passato e sedimentato, credo che un ragionamento sull’informazione la si dovrà fare.
L’eccezionalità e drammaticità della situazione ha portato giornalisti e media a dover rispondere al proprio compito, informare, in una situazione che necessitava l’immediatezza della cronaca ma anche la riflessione che le informazioni legate alla scienza ed alla salute devono avere. Ed in questo caso le informazioni erano in continua evoluzione. Così i cittadini, pretendendo risposte in tempo reale, si sono trovati di fronte ad una marea di informazioni spesso incapaci di mettere su piani diversi cronaca, norme, approfondimenti scientifici e purtroppo anche gossip.
Ovviamente molte delle colpe sono da ricercare tra noi giornalisti, nel sistema che oggi porta la caccia al click o allo share ad ogni costo, l’immediatezza rispetto all’approfondimento, ma anche tra lettori e telespettatori sempre meno abituati a distinguere tra spettacolo e informazione, oltre che tra organi di informazione e social.
Spesso il lettore dimentica che lo scopo di chi fa informazione è quello di dare notizie, oppure portare punti di vista differenti al fine da permettergli di confrontarli e farsi un’opinione. Ma le due cose, notizia ed approfondimento sono diverse.
Il giornalista racconta il fatto riportando le notizie che gli sono state raccontate e che ha verificato. Se questo è relativamente semplice da fare quando si racconta un fatto di cronaca, decisamente più difficile è su temi specifici come, appunto, quelli medici e scientifici. E su questi temi, siccome è di fatto per un giornalista impossibile verificare in quando non ha le conoscenze necessarie per farlo, ci si affida a fonti giudicate competenti ed autorevoli, riportando quanto dicono.
Certamente il Ministro è una fonte autorevole in quanto Istituzione, altrettanto lo è il direttore dell’ISS, del CTS e poi i virologi, gli immunologi, gli esperti di quella particolare materia. Esperti che devono essere legittimati da un titolo di studio, da un percorso professionale, dalle pubblicazioni e riconoscimenti conseguiti sull’argomento, da un incarico che li distingua dagli altri rendendoli affidabili. In sintesi: abbiano una competenza accreditata.
Poi ovviamente, parlando di pandemia, ci sono le opinioni dei politici e di chi è coinvolto per vari motivi sul tema che si sta affrontando: politica, gestione dell’emergenza, organizzazione, scuola, trasporti, etc.
Invece la situazione ha portato a mescolare tutto, rendendo difficile per il lettore/telespettatore distinguere le notizie dalle opinioni.
Certo che tutti hanno il diritto di dire la propria ma il punto su cui si dovrebbe riflettere è se la libertà di espressione in situazioni come quella che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, può essere compatibile con la necessità di informare a tutti i costi?
A decidere di dedicare il DiDomenica a questo tema è stata la notizia dell’odontoiatra, ma anche medico, radiato dall’Albo dei medici per aver, durante una intervista scrive l’ANSA, portato tesi giudicate dall’Ordine di Udine "assurde, paradossali, prive di riscontri e di esperienza diretta, minoritarie, appartenenti a quel filone anti-vaccinista e negazionista dell'esistenza della pandemia, non verificate e altamente interpretate".
Non entro nel merito della decisione dell’Ordine, ma nella decisione del giornalista di intervistare quel medico per saperne di più sui vaccini. Giusto chiarire: non ho trovato l’intervista citata, mentre altre fonti parlano di decisione presa dall’Ordine “dopo diverse segnalazioni da tutta la regione e dal resto d'Italia". Quindi prendiamo il fatto come un esempio.
Chiarito questo, e dando per corretta l’informazione che l’odontoiatra è stato intervistato sui vaccini, rimane la domanda del perché il giornalista ha deciso d’intervistare quel professionista? Un laureato in medicina, specializzato in odontoiatria e medicina dello sport (fonte anagrafica FNOMCeO), titolare di un poliambulatorio focalizzato, leggo sul suo sito internet, sulle cure odontoiatriche, la medicina dello sport ed il sonno. Più senso logico l’intervista che Milena Gabanelli gli fece nel 1998 per una inchiesta di Report sui rischi legati all’amalgama dentale. Intervistare quel medico sui vaccini mi sembra come se la Gabanelli avesse intervistato un noto cardiologo sull’amalgama. Non dico che il cardiologo o in questo caso l’odontoiatra radiato non sia preparato sulla materia, ma non è la sua materia.
Altro esempio, sempre odontoiatrico, il dentista “che dice di essere in grado di curare il Covid”, portato ad un confronto televisivo con il virologo prof. Fabrizio Pregliasco a Non è l’Arena de La7. Certo, da una parte la scelta del giornalista di portare vari tesi per permettere allo spettatore di farsi un’opinione, e portando l’esperto fare capire al telespettatore che quelle spacciate per certezze, certezze non sono. Ma il rischio è che lo spettatore, confuso dal momento e dai suoi timori, metta sullo stesso piano l’opinione di quel dentista con quella di un virologo.
Altro esempio, questo non odontoiatrico, lo sciopero dei portuali di Trieste contro il Green pass. Assolutamente corretto e doveroso intervistare il rappresentante dei lavoratori per conoscere il motivo della protesta, le richieste al Governo. Meno, secondo me, chiedere al rappresentante dei portuali considerazioni cliniche sull’efficacia del virus aprendo perfino un dibattito con un noto virologo. Certo che l’obiettivo del giornalista era probabilmente quello di fare emergere l’infondatezza delle certezze cliniche del portuale, grazie al parere dell’esperto, ma aprendo il confornto, con il lavoratore di Trieste che spiega al virologo perché le sue considerazioni scientifiche non sono corrette, non si rischia di dare al telespettatore (certamente quello che non ha una capacità critica) di mettere sullo stesso piano il sindacalista con il ricercatore?
Su di un tema come questo, diventato divisivo per preconcetto, è giusto mettere sullo stesso piano il legittimo diritto di opinione di tutti, con il diritto di essere informati con notizie corrette? E la notizia corretta è anche quella di dire: su questo ad oggi non ci sono certezze ma i dati sembrano andare verso quella ipotesi e non l’atra.
Invece nella frenesia dell’informazione, di dover dare soluzioni subito e certe, mi pare che questo separare notizie da opinioni si sia perso.
Così ecco il tema della pandemia trattato come “l’evento” di cui tutti parlano e si deve parlare: “dove era quando sono state attaccate le torri gemelle, cosa ha provato quando Chiellini ha alzato la Coppa, secondo lei gli anticorpi monoclonali sono efficaci, preferisce le vacanze al mare o in montagna?”
Certo che tutti abbiamo il diritto di dire la nostra opinione, ma portando quella opinione in televisione o sui giornali la si legittima come autorevole.
La vicenda del medico radiato, se veramente lo è stato per le dichiarazioni rilanciate in una intervista, ne è la prova.
Su Facebook seguo molti odontoiatri, tanti sono presidenti CAO, importanti dirigenti di Sindacati o di Società scientifiche. Mi è capitato di leggere legittimi post critici sulle norme adottate dal Governo, qualcuno (molto pochi) anche verso i vaccini, alcuni perfino azzardando ipotesi di cure, ma questi rientrano nell’abito del chiacchiericcio da bar, oggi virtuale. Non credo nessun Ordine si sogni di aprire procedimenti contro chi porta un parere in un ambito ristretto e tra professionisti.
Diverso è se questo parere viene legittimato da chi fa informazione di professione.
L’eccezionalità della pandemia ha fatto probabilmente emergere una impreparazione dell’informazione a raccontarla, informazione che ha utilizzato strumenti e metodi normali in una situazione che non è normale. E dall’altra ha dimostrato come in una parte dei cittadini, si sia perso il senso critico e si cerchi solo conferme alle proprie tesi.
Cortocircuito che ha coinvolto perfino Facebook quando, nei giorni soccorsi, ha bloccato ed oscurato un portale di un gruppo composto da 100mila medici, scambiando per fake news discussioni scientifiche relative a studi pubblicati proprio contro il coronavirus.
Non è con la censura che si combattono le fake news ma insegnando a distinguere informazione da chiacchiericcio, notizie da opinioni. Oltre, ovviamente, informando correttamente.
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