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06 Febbraio 2022

Invio dei dati al Sistema Tessera Sanitaria e le (pesanti) sanzioni difficili da applicare

di Norberto Maccagno


Gli odontoiatri, con medici e altre professioni sanitarie, sono stati i primi ad essere obbligati ad inviare i dati delle fatture emesse, o stornate, al Sistema Tessera Sanitaria, in modo che il contribuente (quello che non si oppone all’invio) possa trovarsi la spesa detraibile già nel 730 precompilato che riceverà in primavera. Era l’agosto 2016 quando venne approvato il Decreto che introduce l’obbligo. 

Negli anni è poi cresciuta la platea delle strutture e figure professionali obbligate: per il settore odontoiatrico anche le società e studi associati e poi gli igienisti dentali che fatturano direttamente ai pazienti. Fino allo scorso anno c’erano 13 mesi di tempo per inviare i dati, entro il 31 gennaio dell’anno successivo. Per quelli del 2021 la scadenza è diventata semestrale, mentre per il 2022 diventa mensile (scadenza il mese successivo dalla data del pagamento. 

Fin dal primo anno di applicazione della norma, l’obbligo è stato connotato da una costante: la proroga della scadenza dell’invio. E’ arrivata, puntualmente, tutti gli anni, compreso per l’invio semestrale (da luglio a settembre) e qualche giorno fa dal 31 gennaio all’8 febbraio. All’inizio la motivazione era dare più tempo per adempiere all’obbligo, negli ultimi due anni per i problemi causati dalla pandemia. 

Altra costante il fatto che le proroghe, come molte delle italiche proroghe, sono state ufficializzate a poche ore dalla scadenza. 

Considerando che uno studio medio deve inserire centinaia di fatture, la proroga a poche ore dalla scadenza a chi serve? 

Certamente a chi non ha inserito le ultime fatture emesse e incassate a dicembre, ma pochi altri. Impensabile che un sanitario o il suo commercialista possa aver atteso fino alla sera del 28 gennaio per inserire sei mesi di fatture dello studio e si appresti a fare una “maratona burocretica” per rispettare la scadenza dell’8 febbraio. 

Proroga che, probabilmente, serve più a poter dire di aver accolto la richiesta delle Associazioni di categoria (o vista al contrario di poter dire di essere stati ascoltati dal Governo) che altro. 

Comunque, la proroga offre ai ritardatari l’ultima occasione di mettersi in pari, anche perché le sanzioni sono pesanti: 100 euro per ogni mancata o tardiva trasmissione, fino ad un massimo di 50 mila euro.
Per senso civico o per timore delle sanzioni, l’obbligo verrà certamente onorato dalla quasi totalità di medici e dentisti obbligati. 

Non sembrerebbe. 

Giusto un anno fa, il 4 febbraio 2021, a 4 giorni dal termine della scadenza (anche nel 2021 la scadenza era stata prorogata all’8 febbraio) la Ragioneria dello Stato scriveva alla FNOMCeO chiedendo di “sollecitare i medici e gli odontoiatri all’invio dei dati nei termini previsti dalla normativa vigente” informando che al primo febbraio 2020 (quindi un anno prima) solo il 30% di medici ed odontoiatri obbligati ad inviare i dati lo aveva fatto. Non viene indicato il dato disaggregato tra medici e dentisti.Non si sa poi se quel 30% ha inviato tutti i dati correttamente, ma almeno ci ha provato a differenza del 70% che non lo ha fatto.  

Ma oltre ad essere un illecito non è, anche, concorrenza sleale visto che non inviando i dati si avanza tempo, soldi non comprando un programma apposito o evitando di pagare il commercialista o una persona che inserisce i dati al posto suo?  

Ma la lettera alla FNOMCeO non solo evidenza quanto la norma sia disattesa e più che essere un atto di cortesia verso la categoria da parte di chi dovrebbe poi sanzionare gli inadempienti, sembra un  gesto estremo per tentare di convincere più contribuenti possibile all’invio, probabilmente ben sapendo che sarà difficile andare a scovare chi non ha rispettato le regole. 

Già perché se sulla carta potrebbe essere abbastanza facile scovare il sanitario che non ha inviato nessun dato, si confronta i nominativi degli esercenti con chi ha inviato i dati, difficile diventa andare a verificare se hanno inviato correttamente tutti i dati.  

Anche se dal 2021 il sanitario deve inviare i dati delle fatture emesse ai pazienti che hanno dichiarato l’opposizione all’invio, per l’amministrazione finanziaria diventa molto difficile controllare “a distanza” che l’odontoiatra abbia inviato i dati di tutte le fatture emesse, se non verificando “personalmente” le singole fatture. A fare scoprire l’inadempienza potrebbe essere lo stesso paziente che ricevendo il 730 precompilato nota la mancanza e la integra con la spesa sostenuta, ma ad oggi non si è avuta notizia di sanzioni comminate per mancata o errato invio dei dati al Sistema Tessera Sanitaria. 

Certo, se medici ed odontoiatri fossero obbligati alla fatturazione elettronica tutto questo sarebbe inutile, e si eviterebbero anche le continue proroghe. In automatico, per ogni fattura emessa dal sanitario lo Stato potrebbe conoscere la spesa sostenuta dal paziente inserendola in tempo reale nel suo 730 precompilato.
Per le questioni privacy avevo già sottolineavo che potrebbero “informaticamente” essere facilmente risolte. 

Un sistema così strutturato non solo consentirebbe di evitare un adempimento burocratico al sanitario(compilare le fatture e poi inviare i dei dati al StS), ma ne traccerebbe in tempo reale il giro d’affari e consentirebbe al cittadino di portare in detrazione tutte le spese sanitarie effettuate, senza dover raccogliere e presentare fatture e scontrini con il rischio di scordarsene alcune. 

Certo, volendo fare i populisti faciloni, a non essere contenti sarebbero quei sanitari che considerano le tasse una oppressione e non una necessità sociale, e magari anche lo Stato che si vedrebbe costretto a restituire, anche se solo il 19%, il 100% delle spese sanitarie sostenute, mentre oggi tra “dimenticanze varie” e fatture non deducibili perché non pagate con sistemi tracciati, chissà quanto vale “il risparmio”. 

Ma per ora la fatturazione elettronica per i sanitari non è in agenda, quindi prepariamoci, tra poche settimane, alla prossima proroga visto che entro il 28 febbraio dovrete inviare i dati delle fatture emesse e saldate dal primo al 31 gennaio 2022, salvo non venga deciso di accogliere le richieste dei commercialisti e ritornare almeno all’invio semestrale. 

 
 

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