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20 Marzo 2022

La Giornata della Salute Orale non deve limitarsi ad invitare a lavarsi i denti

di Norberto Maccagno


Oggi 20 marzo si celebra la Giornata Mondiale della Salute Orale, venerdì 18 si è celebrata quella del sonno, il 9 marzo la settimana mondiale del glaucoma, il 4 marzo la giornata mondiale dell’obesità, il 3 marzo quella dell’orecchio e dell’udito, sempre il 3 marzo quella dei difetti congeniti e probabilmente non sono neppure tutte quelle organizzate nel solo mese di marzo.  

L’obiettivo di queste giornate è certamente quello di creare attenzione sul singolo problema attraverso campagne mediatiche o iniziative specifiche come quelle, per esempio, organizzate dai dentisti AIO nelle piazze o dai dentisti ANDI con le visite gratuite sia per intercettare pazienti a rischio OSAS o più in generale per promuovere la salute orale.  

Il rischio dell’elevata presenza di “Giornate dedicate a” è di creare in noi cittadini l’assuefazione, rendendo meno efficacie il messaggio.  

Intendiamoci, sui temi della prevenzione la comunicazione è determinate e quindi ogni occasione che permette di sensibilizzare sulla necessità di adottare stili di vita corretti è benvenuta. Fondamentali sono quindi tutti quei momenti che consento di parlare del singolo problema come la giornata di oggi, ma anche l’Oral Cancer Day, il Mese della Prevenzione Dentale.  

Molti anni fa chiedendo ad un autorevole ricercatore a chi si dovesse attribuire il merito del miglioramento della salute orale degli italiani lui mi rispose: la pubblicità di spazzolini e dentifrici che hanno convinto gli italiani a lavarsi i denti dopo ogni pasto.  

Quindi avanti con la promozione dell’igiene orale domiciliare, che è poi è il fine della Giornata della Salute Orale. Ed infatti l’obiettivo dichiarato da FDI della Giornata è incoraggiare i cittadini a:  

  • Praticare una buona di igiene orale domiciliare.
  • Effettuare regolari visite dal proprio dentista di fiducia.
  • Rispettare una dieta equilibrata a basso contenuto di zucchero.
  • Evitare il consumo di alcol e tabacco.  

Pratiche che se rispettate, da sempre voi dentisti mi spiegate e spiegate ai vostri pazienti, permettono di mantenere per molto tempo in salute denti e gengive, che per il paziente si traduce anche in un risparmio economico. Con il costo di una visita odontoiatrica ed una seduta di igiene orale professionale annuale e buona volontà a casa, si possono evitare le costose riabilitazioni con corone, impianti e protesi.  

Non a caso lo slogan “prevenire invece di curare” nasce con il Mese della Prevenzione Dentale e oggi viene utilizzato per esaltare il valore della prevenzione per ogni tipologia di malattia.  

E da questo punto di vista l’obiettivo della Giornata è soddisfatto, anche se i dati parziali e frammentati sulla salute orale e le abitudini degli italiani confermano quanto lavoro si deve ancora fare.                                         

Magari si potrebbero costruire anche campagne di sensibilizzazione alla prevenzione correlate tra le varie patologie: parlo di diabete e ricordo anche i rischi dati da gengive infiammate; parlo di obesità e ricordo anche i danni degli alimenti e bevande zuccherate per i denti e così via. Peraltro, si ottimizzano i costi e si ribadisce il concetto che la tutela della salute deve essere in un’ottica multidisciplinare.  

Poi c’è il secondo obiettivo della Giornata sulla Salute Orale: quello di sensibilizzare le Istituzioni verso la promozione del valore della prevenzione.  

E qui che, invece, le indicazioni di FDI sembrano essere se non disattese più faticosamente perseguibili.  

FDI invita le Associazioni dei singoli stati di farsi promotori verso Governi e decisori politici di attivare iniziative volte a sensibilizzare i cittadini sull’importanza della salute orale anche per mantenere una salute generale in salute, viste le tante correlazioni accertate tra scarsa salute orale e malattie sistemiche come diabete e patologie cardiologiche. Ma non solo, FDI invita a sollecitare i Governi a impostare un sistema di monitoraggio sullo stato di salute orale dei cittadini individuando gruppi di popolazione a rischio.  

L’impressione è che oggi anche Associazioni, Società scientifiche ed Ordine professionale, si siano oramai convinti che il pubblico, sull’odontoiatria non intende investire, anche se, come in questo caso, l’investimento sarebbe sopportabile per i bilanci.  

FDI non indica come prioritario un intervento pubblico in fatto di cura, anche se necessario ed auspicabile almeno per le fasce di popolazione a basso reddito, ma verso la prevenzione, che ovviamente non è solo informazione ma anche azioni cliniche concrete.  

La prevenzione ha costi irrisori, servono campagne informative promosse dal Ministero della Salute, in questo caso si avrebbe anche la possibilità di accedere ai fondi delle campagne Pubblicità Progresso. Ma soprattutto serve un’attività di screening e di promozione ed insegnamento alla salute orale su tutto il territorio nazionale, all’interno delle scuole, negli ambulatori pubblici dove ci sono o in collaborazione con i dentisti privati, coinvolgendo gli igienisti dentali come nei giorni scorsi ci hanno spiegato il prof. Carlo Guastamachia e la prof.ssa Gianna Nardi.

Attività che non si limitino a verificare ed informare il singolo sul suo stato di salute -certo già questo sarebbe un enorme passo in avanti- ma che consenta di rilevare dati per finalmente effettuare quello studio epidemiologico a livello nazionale da sempre invocato ma mai realizzato. Studio epidemiologico che consentirebbe di conoscere i reali bisogni di salute orale degli italiani e sulla base di questi calibrare gli interventi pubblici necessari da mettere in campo, definendo quindi dei Lea odontoiatrici realmente necessari allo stato di salute della popolazione.  

E’ stato detto molte volte, per attivare campagne di prevenzione e di screening servono fondi irrisori rispetto a quanto serve spedente per curare.  

Di progetti di promozione negli anni ne sono stati presentati ed alcuni anche attivati, tra i più recenti quello SIdP con la CAO nazionale. Meno quelli di screening nazionale. Poi progetti sostenuti e considerati dal Ministero e Governo avrebbero tutto un altro effetto.  

L’impressione è che oramai si dia per scontato che lo Stato sulla salute orale non vuole investire, neppure poco. E per questo non si va neppure più a bussare per chiedere.  

Ma da nessuna parte c’è scritto che il diritto della salute non deve riguardare anche quella orale, così come i fondi dedicati del PNRR dedicati alla promozione della salute.

Perché non devono finanziare anche quelli odontoiatrici?

Almeno si provi a chiederlo, meglio se unitariamente come comparto -Associazioni, Sindacati, Società scientifiche, Ordine, Università, Industria- e non come sempre in ordine sparso.

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