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28 Maggio 2022

Con il sequestro dello yacht del finto dentista cambia la lotta all’abusivismo?

di Norberto Maccagno


Lo scrivevo qualche DiDomenica passato, l’abusivismo come lo intendevamo decenni fa è ormai storia, anche se ogni tanto le cronache ripropongono ancora i “fasti” del passato.  

E’ il “percorso professionale” del finto dentista piemontese che si è visto sequestrare lo yacht nel porto di Imperia a ricordare i tempi che furono, quelli dove da una parte c’era chi riteneva inutile conseguire una laurea per esercitare una professione e dall’altra c’era chi la laurea l’aveva conseguita ma la “prestava” senza farsi troppi problemi. E poi, ovviamente, quelli erano i tempi in cui l’esercizio dell’odontoiatria consentiva di “riempire” garage e porti con auto e barche di lusso.  

Questo il racconto che il collega Massimiliano Peggio ha fatto su La Stampa (pagine di Torino) nei giorni scorsi ripercorrendo la “scalata professionale” del cinquantenne torinese finito agli onori delle cronache per le vicende giudiziarie a seguito dei suoi trascorsi da abusivo: “scuola odontotecnica, saldatore in una carpenteria metallica e, nel frattempo, ma anche dopo l'attività artigiana, dentista. Tutto sorprendentemente da autodidatta, senza mai frequentare l'università di medicina. Un'abilità messa a frutto per permettersi beni di lusso: una Ferrari, una Bentley, una Maserati Levante presa in leasing a 1200 euro al mese, non sempre onorati, e uno yacht Posillipo Technema M16 di 14 metri, di nome Gilba II, ormeggiato nel molo San Lazzaro di Imperia”.  

Massimiliano Peggio che poi racconta come è iniziata la “vocazione” per l’attività odontoiatrica riferendo quanto emerso dalle indagini che hanno portato ai provvedimenti giudiziari.  

Il finto dentista, si legge su La Stampa, “ha gestito il suo primo studio abusivo nel 1990. Nel 1996 ha collezionato il primo procedimento penale per sostituzione di persona ed esercizio abusivo della professione. Poi una sfilza di altri guai, tra cui minacce e truffa. Le sue imprese sono state seguite per anni dai carabinieri del Nas. Malgrado fasi alterne nella sua vita, la passione per la medicina non l'ha mai abbandonato. Nel 2018, dopo la parentesi nel settore della carpenteria metallica, anche come dipendente in un'azienda di Borgaro, non riesce a resistere al richiamo del camice verde. Con un «collega», dentista vero ma con problemi di sordità, si mette a fare il medico itinerante, con borsone al seguito e attrezzatura. I due, insieme, avrebbero lavorato qua e là negli studi di Torino, in ambulatori regolari. Lui spesso sotto falso nome, sostengono gli investigatori. Poi una paziente denuncia di aver subito delle lesioni dopo essersi affidata ad un dentista. Iniziano le indagini e L. G. F. finisce di nuovo nel mirino del Nas”.  

Qui la cronaca simile ad altre, ma la vera novità, credo, stia nel provvedimento adottato dal Tribunale. Non più, o solo, denuncia penale e sequestro dello studio o provvedimenti finanziari per i reati fiscali, ma sequestro (ed eventuale confisca accertato il reato) dei beni perché acquisiti attraverso proventi illeciti.  

Non mi sono confrontato con nessun legale, e quindi il mio commento potrebbe non avere un fondamento giuridico, ma credo che la decisione dei giudici, se applicata a tutti questi reati, potrebbe segnare la definitiva fine dell’epoca di quei finti dentisti e non solo perché, come mi scriveva un nostro lettore a commento del mio DiDomenica, oggi i giovani, l’abusivo non lo sanno più fare.  

Anche se la questione è sempre la stessa, non è il sapere o non saper fare il dentista, è essere legittimati a farlo. E quindi, se sarà giuridicamente sostenibile questa linea d’accusa, quanto guadagnato commettendo un reato, sono fondi illeciti da sequestrare.  

 

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