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24 Luglio 2022

L’odontoiatria al digitale “banalizzata” da un non clinico e il gradimento del paziente

di Norberto Maccagno


L’evoluzione dell’odontoiatria al digitale è decisamente interessante anche per uno come me che la conosce solo dai racconti di chi la usa.  Vedere come professioni tipicamente manuali, come quelle dell’odontoiatra e dell’odontotecnico, possano trarre vantaggi dalle macchine è certamente affascinante.  

Spesso, intervistando clinici ed odontotecnici sul tema, ho chiesto di fare il paragone tra odontoiatria analogica e odontoiatria digitale: in fondo pensavo che fosse un po’ una moda. Perché una cosa che prima la facevi manualmente ora la devi fare attraverso software e macchinari vari, chiedevo. 

Con il tempo, a forza di leggere ed ascoltare, ho cambiato idea ed a farmi definitivamente capire la differenza è stato il dott. Alberto De Chiesa, presidente degli Amici di Brugg, uno dei fondatori della Digital Dental Academy ma soprattutto, questo è stato il motivo dell’intervista, figlio del dott. Carlo De Chiesa compianto fondatore degli Amici di Brugg e per decine di migliaia di odontoiatri il loro “maestro”. 

Scopo dell’intervista che leggerete a settembre, è stata quella di cercare di paragonare l’odontoiatria di suo papà a quella di oggi e capire cosa di quegli insegnamenti sono rimasti. Durante la nostra chiacchierata il dott. Alberto De Chiesa mi dice: il successo dell’odontoiatria che mio padre ha cercato d’insegnare dipendeva molto dalla manualità di chi la svolgeva, la qualità delle cure svolte da mio papà, ma anche dagli altri “maestri” di quei decenni, non erano replicabili da tutti perché dipendevano dalla loro manualità, dalla loro esperienza. Ora grazie al digitale l’asticella per riuscire ad offrire ai propri pazienti una buona odontoiatria è molto più bassa di allora, poi grazie al digitale la terapia è predicibile, ripetibile, verificabile. 

Altro aspetto della digitalizzazione in odontoiatria che mi affascina è l’utilizzo “dell’intelligenza artificiale” o detta più rozzamente, del computer che adeguatamente istruito (attraverso i software) consente di supportare il dentista nel fare diagnosi e non solo. 

L’applicazione odontoiatrica che sembra beneficiarne di più delle nuove tecnologie e dell’automatismo è l’implantologia. Progettare l’intervento implantare attraverso software che leggono Tac 3d, poi attraverso una guida (dima) realizzata da una stampante collegata ad un computer si possono posizionare fisicamente gli impianti dove si era progettato di metterli e già fissare la protesi realizzata anche li al computer, leggere su di un monitor la densità ossea mentre si esegue l’intervento implantare per sapere, grazie ai dati statistici individuati dalla comunità scientifica, quale forza applicare per evitare di fare danni è oramai una realtà. 

L’odontoiatria del dott. Carlo De Chiesa si affidava all’esperienza, quella di oggi ha anche dati oggettivi.

Altro esempio è l’IA applicata all’ortodonzia per gli allineatori trasparenti dove gli spostamenti dei denti prima vengono fatti e verificati sul monitor.  

Poter utilizzare strumenti che attraverso la consultazione di data base confermino una diagnosi o ancora meglio diano indicazioni al medico su quali possono essere le terapie da adottare è decisamente un ulteriore supporto per gli odontoiatri, anche dal punto di vista medico legale. In medicina questo è oramai una normalità, se vi interessa ne avevo parlato tempo fa con il prof. Luca Pani. 

In queste settimane Odontoiatria33 ha pubblicato alcuni articoli sul tema dell’intelligenza artificiale applicata la settore, portato ricerche e dati che ammettono che il software può scovare patologie odontoiatriche meglio dei dentisti. 

Ma il paziente come considera questo?  

Al congresso SIPRO ho presentato alcuni dati di due sondaggi sull’odontoiatria al digitale che EDRA ha svolto sui lettori di Odontoiatria33 e sui cittadini lettori di Dica33, il portale dedicato alla salute. Dati che abbiamo discusso con autorevoli interlocutori: Costanza Micarelli, presidente SIPRO; prof. Marco Ferrari, tesoriere SIPRO e membro del Consiglio Superiore di Sanità; Raffaele Iandolo, presidente Nazionale CAO; Laura Filippucci di AltroConsumo, e Roberto Rosso presidente Key-Stone. Trovate la registrazione a questo link.  

In medicina alcune indagini indicano che il paziente pensa che questi sistemi possono sostituire il medicoed infatti Google, per molti, è il primo interlocutore. Poi viene il medico.  

Nel settore dentale sembra diverso, la principale fonte d’informazione sulla salute orale rimane l’odontoiatra e l’igienista dentale, poi arriva anche Google, ma per cercare una conferma o approfondire. Stando ai dati presentati durante il congresso SIPRO, le tecnologie nello studio sono viste dal paziente come sinonimo di qualità a supporto del dentista. Ovviamente i cittadini si dicono contenti se lo studio a cui si rivolgono ha a disposizione le ultime tecnologie ma c’è perfino un 30% degli intervistati che dichiara di essere disposto a cambiare il proprio dentista per uno più “tecnologico”. Poi sarebbe interessante capire se, nella pratica, veramente lo farebbe. 

Sarà per questo, come sottolineato durante la tavola rotonda, che si acquistano Cone Beam ma non si effettua implantologia guidata, si acquistano microscopi, ma si usano gli occhialini?

Ecco un altro scopo della tecnologia in questa fase di transizione per il settore, visto che prima si faceva tutto con le mani: il marketing.   

 
 

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