Nei giorni scorsi, Odontoiatria33 ha pubblicato i primi dati di una ricerca, tutt’ora in corso e sarà estesa ad altri ambulatori del volontariato, condotta sui pazienti degli ambulatori Caritas di Roma e del Sermig di Torino da cui emerge la scarsa salute orale degli italiani paragonata con gli altri ultimi del mondo afferenti a quelle strutture. Altro dato preoccupante sapere che le sale d’attesa di quegli ambulatori sono sempre più occupate da cittadini italiani.
Fin da quando ho cominciato a raccontare il settore dentale, quello dell’assistenza agli ultimi è un tema che seguo sempre con molto interesse. Ho sempre avuto l’impressione che del problema fa “figo” parlarne ma poi non si cerca concretamente di risolverlo, e mi riferisco a politica ed istituzioni.
Poi fortunatamente c’è il volontariato che nel suo ruolo assistenziale colma le carenze di assistenza, ma per l’odontoiatria –viste le carenze strutturali del pubblico- diventa per chi è in difficoltà, l’unica possibilità.
Da sempre si indicano come causa principale le carenze del SSN, si fa notare come per tutte le branche della medicina possiamo trovare una risposta nel pubblico -con tutti i distinguo e soprattutto le attese- mentre per l’odontoiatria per molte necessità cliniche (la protesica, per esempio, ma anche la prevenzione) quasi mai si trovano risposte. L’assistenza odontoiatrica pubblica (erroneamente generalizzo ben sapendo che in alcune regioni il servizio c’è e funziona) quando va bene permette di tamponare il problema, togliere il dolore, creandone però altri che non avranno una risposta pubblica. Ho mal di denti, vado all’Asl che per togliermi il male, invece di curarmi il dente perché non sono strutturati me lo toglie. Creando così nel tempo un edentulo a cui servirà una protesi che il SSN non fornisce e che probabilmente quella persona non potrà permettersi dal privato.
Ma sul tema ci sono una serie di convinzioni che devono, ogni tanto, essere ricollocate nel loro corretto ambito.
A cominciare dal capire se realmente odontoiatria pubblica e odontoiatria sociale sono la stessa cosa.
Ma anche quale deve essere il reale ruolo del volontariato, se e come viene sfruttata l’esperienza del volontariato odontoiatrico, degli “odontoiatri di comunità” (di cui la politica e non solo, credo non sappia neppure della loro esistenza).
Di questo ed altro ne ho voluto parlare con il dott. Roberto Santopadre, responsabile dell’Ambulatorio Odontoiatrico della Caritas di Roma.
La sua visione della questione non ci serve per conoscere un punto di vista del problema, ma per conoscere la visione di chi cura “il problema” ogni volta che questo si manifesta sotto forma di paziente e si siede sul riunito, o cerca un riunito su cui sedersi. Ed anche quando il dott. Santopadre ipotizza delle soluzioni, sono quelle di chi vede la questione concretamente.
Nella chiacchierata successiva all’intervista, Roberto mi racconta un’altra questione su cui si dovrà certamente soffermarsi: quella delle cure non necessarie o in questo caso quelle alternative perché meno costose. Il dott. Santopadre mi informa che tra i tanti servizi attivati dalla Caritas c’è anche quello che consente a persone in difficoltà economica di richiedere dei prestiti per finalità “indispensabili”, e spesso queste sono il potersi curare. Servizio nato per cercare di evitare che si rivolgano agli usurai. Le richieste vengono valutate e tra queste, mi dice, non sono poche quelle che chiedono finanziamenti per cure odontoiatriche. In questo caso Roberto viene coinvolto per valutare i preventivi e spesso ci si accorge, mi dice, che il piano terapeutico proposto potrebbe essere diverso e quindi molto meno costoso, più alla portata per il paziente ma comunque altrettanto valido per risolvere il problema di masticazione. L’esempio più banale è il parziale invece della riabilitazione implantologica. “Appropriatezza e adeguatezza delle cure devono andare d’accordo con l'essenzialità della prestazione”, mi dice Roberto
Tra i messaggi che, spero, rimangano della chiacchierata con Roberto, quello di non continuare a considerare l’odontoiatria sociale come il volontariato e tanto meno con lo stesso atteggiamento con cui facciamo una donazione al progetto sociale particolarmente toccante che vediamo alla televisione, ma un minuto dopo siamo contenti se c’è chi fa il bulletto con qualche barca piena di disperati.
Come dice Roberto, l’odontoiatria sociale è un insieme di azioni e servizi che partono dalla conoscenza del problema e dei bisogni per darne una applicazione pratica nel strutturare ed organizzare un sistema sostenibile, che sappia dare una risposta a quei bisogni di salute e non solo di cure.
Sotto la video intervista al dott. Roberto Santopadre
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