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08 Gennaio 2023

Proroga ECM, il 2023 sarà un anno sabbatico per la formazione?

di Norberto Maccagno


Chiariamo subito, la decisione del Governo d’inserire nel decreto Milleproroghe l’ennesima proroga per raccogliere i crediti ECM non è una legge ad personamNon sono stati i Ministri Calderoli e Schillaci che, non essendo riusciti a raccogliere i crediti ECM previsti, a poche ore dal termine del triennio formativo hanno supplicato i colleghi Ministri di inserire la norma per evitare di essere sospesi dall’Ordine. Primo, non sarebbero stati sospesi come non sono mai stati sospesi i tanti loro colleghi che negli anni non hanno completato l’obbligo formativo, ma soprattutto i due ministri medici sono esonerati in quanto ricoprono una carica pubblica elettiva (stando a quanto riporta il Manuale ECM). 

Ma la curiosità sul provvedimento non riguarda tanto l’ennesima proroga - da quando il sistema è nato, da oltre 20 anni, le proroghe sono una costante- ma la scelta di prolungare di un anno il triennio formativo che diventa quadriennio. Quindi se i ritardatari hanno un altro anno di tempo per raccogliere i crediti che gli mancano nonostante bonus e abbuoni, gli altri che avevano rispettato l’obbligo formativo nei tempi previsti per il 2023 non dovranno raccogliere nessun credito ECM, ma quelli che raccoglieranno potranno essere usati per il prossimo tri o quadriennio. 

Con le precedenti proroghe si dava infatti la possibilità agli “alunni in difficoltà” di recuperare i crediti del triennio precedente mentre gli altri “compagni di classe” raccoglievano “i punti” -ancora oggi c’è chi chiama così i crediti- per il triennio in corso. 

Perché questa decisione? Ad oggi non ho trovato commenti o motivazioni ufficiali.  

Provo quindi ad azzardare due ipotesi. 

La prima è che qualcuno abbia pressato il Governo per inserire nel Decreto la proroga e chi ha scritto la norma, nella fretta e non sapendone nulla del sistema ECM, abbia fatto la cosa che per lui era più logica, aggiungere un anno di tempo. “Ci serve un anno in più per evitare che la maggioranza dei medici vengano sanzionati e non possano lavorare perché non si sono aggiornati, dovremmo chiudere gli ospedali, altro che medici no-vax”, devono aver detto al referente politico aggiungendo, “d’altronde voi siete quelli che vogliono lasciare lavorare le persone superando quella inutile burocrazia che si intestardisce a fare rispettare le Leggi”.“E poi c’è quel casino del Contratto di lavoro”, avranno anche spiegato. “Se qualche presidente di Ordine ligio al suo mandato si mettesse a sospendere i medici di Ospedali ed ASL non in regola con i crediti ECM, come potremmo gestire la cosa visto che il loro contratto di lavoro li esenta da raccoglierli se la loro Azienda non li agevola nel raccoglierli?” (ne avevo già parlato in questo DiDomenica).

E così il fido politico ha fatto la cosa che gli sembrava più semplice e logica, ha acceso il computer e scritto il testo della proroga modificando la scadenza, aggiungendoci un anno. Questo il testo inserito nel Milleproghe pubblicato in Gazzetta Ufficiale: “All’articolo 5-bis del decreto-legge 29 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, le parole: «triennio 2020-2022» sono sostituite dalle seguenti: «quadriennio 2020-2023».  

Ecco fatto, un anno in più di tempo come richiesto, avrà pensato salvando il file. 

Ma non sapendo nulla di ECM, e visto che nessuno probabilmente gli ha suggerito il testo da inserire, non ha valutato che prorogando il triennio formativo, si rischia di bloccare per un anno il sistema formativo. 

Ipotizzando che gli eventi formativi ECM serviranno solo a chi fino ad oggi si è disinteressato dell’obbligo formativo, quanti provider organizzeranno eventi ECM senza sapere il numero dei dentisti e dei medici che devono ancora raccogliere crediti? Nonostante CoGeAPS, FNOMCeO ed i singoli Ordini li sappiano, i dati ufficiali non si riescono a reperire. Si “mormora” che i medici non in regola siano circa il 60% mentre gli odontoiatri passibili di sanzioni un 30%.
E poi, anche conoscendone il numero, quanti di questi “reticenti” si convinceranno a raccogliere i crediti necessari nel 2023

Il rischio, visto che organizzare eventi ECM costa e non poco vista la burocrazia necessaria e la tassa da pagare all’AGENAS, è che siano pochi i provider che decideranno di organizzare eventi o FAD rischiando di non avere iscritti. E l’AGENAS come farà a finanziarsi visto che i fondi cha arrivano dai provider ECM sono almeno il 65% delle sue entrate?  

Questa la prima considerazione, la più disfattista, sul perché della scelta di aumentare un anno il triennio formativo. Ora quella positiva e spero anche reale. 

Con la scelta di allungare il triennio in quadriennio, il Governo crea di fatto una tregua formativa, un anno sabbatico per i discenti rispettosi delle regole. Da una parte i ritardatari che avranno la possibilità di mettersi in pari e che se non lo faranno dal 2024 verrebbero sospesi fino a quando non si metteranno in pari (come avviene per gli altri professionisti iscritti ad un Ordine -avvocati, ingegneri, geometri, giornalisti etc.- anche loro obbligati all’aggiornamento), dall’altra quelli che hanno ottenuto i crediti necessari che potranno aggiornarsi seguendo eventi e corsi che più gli interessano ma che non dovranno pensare a raccogliere crediti ECM, ma se li raccogllieranno li potranno utilizzare nel 2024. Peraltro, in questo scenario le Società Scientifiche potranno tornare ad organizzare eventi formativi senza stare alle regole ECM, puntando anche sulla formazione merceologica -sappiamo quanto importante in odontoiatria - e risparmiando sui costi che il sistema ECM impone.  

Un anno di riflessione in cui la Commissione Nazionale ECM potrà riscrivere le nuove regole di un Sistema mai digerito dai professionisti e verso il quale Ministero ed Ordini non hanno mai fatto nulla per farlo rispettare. 

Ovviamente non so quale delle due ipotesi sia la reale, magari tra qualche giorno verrà data la versione ufficiale e sapremo anche chi è stato a chiedere alla politica l’ennesima proroga, visto che prima del Milleproroghe tutti sembravano, a parole, essere per la linea dura nei confronti degli inadempienti. 

Se si tratta di un errore di scrittura e la volontà era solo quella di posticipare di un altro anno l’agonia di un sistema che fino a quando non sanzionerà gli inadempienti non sarà mai rispettato, lo scopriremo tra 60 giorni, al termine dell’iter parlamentare necessario per convertire in legge il Decreto. Se la norma verrà modificata e si tornerà alla formula precedente -triennio e possibilità per gli inadempienti di raccogliere i crediti mancanti oltre a quelli necessari per il nuovo triennio- avremo la conferma che si tratta dell’ennesimo condono verso i furbetti della formazione e l’ennesimo schiaffo a chi le regole le rispetta. 

Se invece il testo non cambierà, c’è la speranza che sia stata la seconda ipotesi a guidare il legislatore e che, finalmente, si voglia riformare e poi fare rispettare un obbligo formativo a cui oggi, gli unici professionisti a potersi sottrarre per Legge sono i sanitari. Come andrà a finire lo scopriremo entro 31 dicembre 2023.   


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