Era il 2015 quando Odontoiatria33 pubblicò il primo articolo in cui si informava della possibilità di acquistare direttamente dall’azienda produttrice, negli USA, un allineatore trasparente auto rilevandosi l’impronta.
Seguendo questo modello alcune aziende tentarono di interessare anche i pazienti europei ed italiani, attraverso la pubblicità sul web. Il servizio proponeva allineatori a basso costo fai da te. Veniva inviato un kit con il necessario per rilevarsi in autonomia l’impronta delle arcate, il tutto veniva spedito al service che inviava direttamente a casa gli allineatori sulla base di un progetto (non credo si possa parlare di terapia) deciso dalla stessa azienda e poi proposto al cliente per l’approvazione. Ne parlavamo in questo articolo.
In Europa, al contrario di altri Paesi come ad esempio gli Stati Uniti, gli allineatori sono dispositivi medici e quindi, dopo le proteste delle Associazioni di categoria verso i rispettivi Ministeri della Salute, questo è stato impedito. Anche se oggi la globalizzazione e l’informatica consentono, aggirando le norme nazionali, di acquistare in ogni parte del mondo anche farmaci e dispositivi medici, allineatori fai da te compresi.
In Italia, e credo anche in altri Paesi europei, alcune aziende hanno trovato la soluzione: promuovono attraverso messaggi pubblicitari la possibilità di acquistare allineatori trasparenti a prezzi convenienti rispetto a quanto si pagherebbe una terapia ortodontica risolta con questo dispositivo in uno studio odontoiatrico, mandano i pazienti interessati nello studio di un odontoiatra “convenzionato” che si prende la responsabilitàdi rilevare l’importa digitale, l’allineatore viene poi inviato direttamente a casa del cliente e lo sviluppo viene seguito a distanza non è chiaro da chi. Ho utilizzato la parola responsabilità non a caso, perché tutte le responsabilità poi ricadono sull’odontoiatria che rileva l’impronta, come era stato spiegato in questo approfondimento.
A confermare come l’allineatore diventi in questo caso un puro oggetto da acquistare e non un dispositivo funzionale ad una terapia medica, lo conferma la vicenda di una signora milanese raccontata dal quotidiano Il Giorno.
Stando a quanto riporta il quotidiano, la signora decide “di aderire all’offerta on line per uno di quegli apparecchi trasparenti per correggere i denti, con prezzo tra i 2 e i 3 mila euro, pagabili anche a rate”.La signora si reca in uno dei centri indicati dalla ditta (al fondo trovate il link dell’articolo e scoprirete anche il nome dell’azienda, così mi evito l’ennesima lettera dall’avvocato) e segue il percorso prospettato (l’articolo non informa di cosa nel centro le sia astato fatto, impronte, scansione digitale etc.) e chi l’abbia seguita. L’articolo informa che la signora aveva discusso il piano di trattamento con “l’esperto ortodontista”.La signora si convince e firma il piano di trattamento dando il via libera alla produzione degli allineatori.
Mentre aspetta di riceverli a casa, un suo amico dentista la fa riflettere sulla delicatezza dell’operazione fai da te e sulle relative controindicazioni.A quel punto la sinora, leggo su Il Giorno, ci ripensa e scrive all’azienda dicendo di non volere più gli allineatori. L’azienda risponde che accettato il piano di trattamento, “indietro non si trona”.
La signora si affida quindi ad un legale.
Sempre stando alla ricostruzione fatta dal quotidiano, in un primo tempo l’azienda risponde “picche” anche al legale. Poi il legale scopre che la signora non era mai riuscita a parlare con un odontoiatra e…, così racconta il quotidiano. “Non c’era stata nessuna informazione da parte di un medico competente sui rischi del trattamento: e la legge prevede che solamente chi è in possesso di titolo accademico specifico in odontoiatria possa farlo. Anche perché la donna, aggiungeva l’avvocato, a causa di una parodontite non è idonea al trattamento con gli allineatori in questione. Inidoneità che naturalmente un medico specialista (e non certo l’esperto addetto commerciale) si sarebbe dovuto far carico di rilevare”.
Sempre via mail l’azienda si fa mandare un certificato che attesti la sua parodontite. Ricevuto, annulla il contratto senza pretendere il pagamento.
A fare cambiare idea alla signora è stato quindi il dentista che ha probabilmente fatto capire che quell’oggetto apparentemente semplice e che sembra facile da realizzare, non è altro che uno strumento a disposizione dell’ortodontista per risolvere un problema medico. E’ la competenza dell’ortodontista che risolve il problema, non l’allineatore, gli avrà spiegato.
Pubblicità e messaggi non chiari portano quindi il paziente a convincersi che sia quel pezzo di plastica trasparente a risolvere il problema e non che, invece, è uno dei dispositivi a disposizione dello specialista in ortodonzia per curare la patologia riscontrata.
Della difficolta per il paziente di valutare la complessità del suo caso ortodontico ne ha parlato JAMA, si veda il nostro approfondimento.
Dal Lavoro dei ricercatori della School of Dentistry dell'Università di Alberta, in Canada, emerge che i pazienti associano l’allineatore ad uno strumento che risolve situazioni cliniche semplici, ma il paziente non è in grado di giudicare la semplicità o complessità di una malocclusione, come hanno rilevato i ricercatori.Infine, la ricerca pone anche un’altra questione interessante.
L’avvento Le nuove tecnologie ed i service permettono anche all’odontoiatra generico di offrire terapie ortodontiche che prima erano demandate agli specialisti proprio attraverso gli allineatori che verrebbero considerati strumenti che non necessitano di particolari competenze e quindi realizzabili anche da una azienda a distanza.
A questo link l'articolo de Il Giorno
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