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12 Febbraio 2023

Registrazione al STRIMS: siete pronti a lavorare al posto della Pubblica Amministrazione?

di Norberto Maccagno


“La trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione è iniziata ed è possibile. Se guardiamo agli ultimi cinque anni, i cambiamenti si vedono benissimo. E la nuova indagine sulla cultura dell’innovazione degli italiani, realizzata da AGI e dal Censis a due anni di distanza dalla precedente, li registra. Ma l’indagine registra anche una diffidenza degli italiani verso il nuovo che avanza: più che la curiosità, in molti vince la nostalgia”.
A scriverlo qualche anno fa era Riccardo Luna, uno dei giornalisti più attenti e preparati sulle nuove tecnologie. 

Io sono tra gli italiani entusiasti della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.

Provo soddisfazione ogni volta che apro la mia App dello Spid, inquadro il Qrcode e guardo compiaciuto il mio smartphone che mi riconosce e mi evita di digitare password e codici permettendomi, comodamente dovunque io sia, di prenotare una visita in ospedale, scaricare gli esami del sangue oppure eseguire innumerevoli operazioni che prima richiedevano perdite di tempo infinite per fare visita ad uffici spesso aperti in orari impossibili e popolati da addetti sempre scocciati e mai collaborativi.
E potrei continuare citando la fatturazione elettronica (un clic e il documento finisce dal cliente, dal commercialista ed in archivio), la PEC, prenotare online l’appuntamento per fare la carta d’identità, ricevere la ricetta del medico per mail, ma l’elenco dei servizi che oggi possiamo utilizzare da remoto è fortunatamente lungo. 

Certo, per usufruirne dobbiamo avere un device, una connessione ad internet ed un minimo di dimestichezza, ma dal mio punto di vista -visto che quanto serve già l’avevo e lo utilizzavo- i vantaggi sono di gran lunga superiori ai problemi. 

Quello della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione è un processo inevitabile che magari l’Italia sta svolgendo a rallentatore anche perché, digitalizzare tutte le “scartoffie” che in questi decenni ci avevano imposto di produrre, non è un lavoro semplice e veloce. 

Ad ognuno il suo, diremmo noi utenti. Noi ci attrezziamo per utilizzare, voi PA lavorate per adeguare i sistemi e rendere fruibili le informazioni che ci servono. 

Però, in questi anni “l’Amministratore Delegato dell’azienda” Pubblica Amministrazione, il Governo attraverso i vari ministeri, probabilmente vista l’enorme mole di scartoffie da digitalizzare ed il personale già risicato di cui dispone, magari tutt’altro che contento di fare un lavoro decisamente “palloso”, si è detto: ma il lavoro, facciamolo fare agli utenti. 

E così prima il Parlamento approva un principio per farsi volere bene, per fare vedere che è uno Stato moderno al servizio dei cittadini, dicendo che lo Stato non può chiedere documenti e dati già in suo possesso, poi approva leggi dove invece non solo richiede dati e documenti già chiesti e richiesti, ma obbliga l’imprenditore, il professionista, il contribuente a inserire al posto suo quei dati già forniti nella nuova piattaforma informatica appena attivata. 

Anche nel settore odontoiatrico gli esempi si sprecano. I dentisti di alunne regioni d’Italia si ricorderanno la richiesta di inviare, nuovamente, i dati per ottenere l’autorizzazione sanitaria -già concessa magari anni prima- non perché si voleva verificare, perché erano cambiate delle regole, ma probabilmente solamente perché la Regione aveva cambiato il sistema informatico di archiviazione ed il nuovo non riconosceva i dati vecchi, oppure perché le autorizzazioni già concesse erano archiviate su carta. 

La questione registrazione al Sistema Tracciabilità Rifiuti Materiali e Sorgenti (STRIMS) al quale tutti gli studi odontoiatrici che detengono apparecchi radiografici dovranno ottemperare entro il 31 marzo prossimo, è un altro esempio di richiesta dati già presentati nei vari uffici. In realtà la scadenza era già prevista un anno fa, poi rimandata, e voi odontoiatri non siete ovviamente gli unici, devono farlo tutti “i soggetti che effettuano attività di intermediazione, commercio, detenzione e trasporto di materiali radioattivi e sorgenti di radiazioni ionizzanti, o che gestiscono operazioni di raccolta, trattamento e stoccaggio rifiuti radioattivi”.
Per capirci, l’ospedale, la clinica privata, i veterinari, la ditta che trasporta le scorie nucleari dalla centrale dismessa di Trino Vercellese a non si sa dove. Tutti dovranno registrarsi come voi, e per molte delle categorie interessate, l’obbligo è già scaduto da tempo e si sono già registrati. 

AIO, nei giorni scorsi ha scritto all’Ispettorato per la Sicurezza Nucleare e Radioprotezione (ISIN) per ribadire che, stando alla lettura (che AIO motiva) della norma da parte dell’Associazione, gli odontoiatri non sarebbero tenuti ad iscriversi, se interessa approfondite a questo link. Però ad oggi la legge prevede anche gli odontoiatri con un radiografico tra coloro che devono iscriversi e fino a quando non sarete esentati, meglio cominciare ad entrare nell’ottica di farlo. 

Non entro nel merito del se gli odontoiatri devono o non devono iscriversi al portale, magari anche si. La questione è perché devono inserire nuovamente dati che già erano stati forniti quando hanno acquistato gli apparecchi e che negli anni hanno continuato a fare controllare e verificare? 

Per iscriversi ad un portale ci vuole un attimo, la parte complicata è che al STRIMS si chiede di inserire molti dati tecnici, in molti casi anche difficili da recuperare perché gli apparecchi, magari, sono in studio anche da decenni. 

E’ un po’ come se nascesse un ente che controlla le emissioni delle autovetture (probabilmente c’è già), ma per farlo serve sapere quante sono le marmitte in circolazione ed è complicato reperire i dati dalla Motorizzazione. Allora ecco un Decreto per obbligare i possessori di un’auto, moto ed altri veicoli non a registrarsi ad un portale per controllare i dati già caricati e tenerli aggiornati, ma gli chiedono di inserire tutti i dati che ci sono sul libretto di circolazione di tutti i veicoli che possiedono. 

E’ questo il punto, se c’è una legge che impedisce di chiedere dati che già sono stati inviati alla PA, perché attraverso un’altra legge si obbliga ad inserirli? 

Ovviamente, a differenza degli obblighi che portano vantaggi ai cittadini (quanti anni sono passati prima che abbiano messo una sanzione a chi non rispettava l’obbligo di accettare il Pos), per gli obblighi verso la Pubblica Amministrazione le sanzioni ci sono eccome, e quelle per la mancata iscrizione al STRIMS neppure lievi (da 2 a 6mila euro), le stesse che paga l’azienda che trasporta i rifiuti nucleari se non si registra, mi dicono. 

Certo, dire “aggiustati, io non compilo nulla” potrebbe essere la soluzione per vedere chi ha ragione, ma poi ci sono le sanzioni e le battaglie legali per dimostrare di essere nel giusto. Allora è meglio dare 100 euro ad un esperto che compila per voi la pratica, sperando che sia poi lui il responsabile di quello che compila.  

Già, perché poi la Pubblica Amministrazione può sempre chiedervi conto e rinfacciarvi (sanzionandovi) di non aver fatto bene il lavoro che avrebbe dovuto fare lei. D’altronde un professionista è sempre un professionista ed anche quando fa un lavoro che non gli spetta e gratis, deve farlo bene.


 
 

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