Nei giorni scorsi il The New York Times, nella newsletter “Well”, ha pubblicato un articolo molto interessante che dovrebbe certo fare riflettere noi pazienti ma anche voi dentisti ed igienisti dentali.
Jancee Dunn, la giornalista che ha scritto il pezzo e che si occupa solitamente di quello che qui in Italia chiameremmo “costume e società”, comincia raccontando un fatto personale che già questo ricompensa il tempo che perdete a leggere questo DiDomenica dandovi un ottimo spunto che potrete mettere in pratica: “Non ricevo biglietti d'auguri da molti dei miei amici, ma li ricevo dal mio dentista. Un dente sorridente mi augura buon compleanno, insieme a un promemoria per fissare un appuntamento”.
Quanti di voi lo fanno?
Poi Jancee, tra colleghi ci si da del tu, aggiunge: “Eppure ho rimandato le mie ultime tre visite, essendomi in qualche modo convinto che, come pulire le grondaie di casa mia, rimanderò fino a quando non ci sarà un problema”.
Trovo l’esempio perfetto per fare capire ad un paziente come me il perché deve fare visite di controllo periodiche. Per le grondaie quando ci sarà il problema avrai il sottotetto pieno d’acqua per la bocca toccherà togliere il dente perché è oramai compromesso.
Ma ovviamente è ridicolo che io ricordi a voi le conseguenze di una scarsa cura della propria igiene orale, meno invitarvi a riflettere su quanto tempo dedicate per motivate i vostri pazienti alla prevenzione, alla corretta igiene domiciliare, su quali azioni fate per “convincerlo” a tornare a trovarvi periodicamente anche se non ha problemi, se gli insegnate ad usare gli strumenti idonei che gli prescrivete per mantenere in salute bocca e denti.
Sempre nell’articolo, viene fatto un altro esempio che trovo efficace: se perdi del sangue da qualche parte del corpo ti preoccupi, allora perché se perdi sangue dalle gengive non corri subito dal dentista?
L’esempio non lo fa la mia collega ma la dott.ssa Tien Jiang, an instructor in oral health policy and epidemiology at the Harvard School of Dental Medicine, ovvero docente di politica della salute orale ed epidemiologia. E sulla materia della docenza della professoressa (politica della salute orale ed epidemiologia di una scuola di medicina dentale), si dovrebbe dedicare non solo un altro DiDomenica ma interi convegni su questo e come viene considerata la prevenzione odontoiatrica dal nostro SSN, e forse anche da molti dentisti privati. E quanto impieghiamo e come consideriamo gli igienisti dentali.
Ma torniamo al sensibilizzare i vostri pazienti alla corretta prevenzione.
In queste settimane su Odontoiatria33, la casualità delle notizie ci ha portato a parlare spesso di prevenzione ed igiene orale. La prof.ssa Gianna Maria Nardi in uno dei suoi approfondimenti che aprono la newsletter dedicata agli igienisti dentali ha ricordato come la prevenzione e l’insegnamento di una corretta igiene orale debba essere diversificata in base all’età. Il prof. Massimo Gagliani nel suo ultimo Agorà del Lunedì a ribadito questo citando un fatto personale legato alla prescrizione di fluoro per la nipotina.
Ma abbiamo anche pubblicato articoli che dimostrano come noi pazienti sembriamo poco attenti e preparati verso la nostra salute orale, anche sulle cose più banali.In una interessante ricerca, tra le tante questioni evidenziate, Federanziani fa notare come i senior di igiene orale non ne sappiano molto e comunque si applichino male. Il 90% degli over 60 non si lava i denti ogni volta che mangia, usano il collutorio convinti che possa sostituire spazzolino e dentifricio e dello scovolino non sanno che farsene e magari sono pure portatori di complesse toronto.
Altroconsumo ha proposto un quiz ai lettori sul tema dell’igiene orale ed anche in questo caso la preparazione non è sembrata soddisfacente.
Quella del quiz potrebbe essere una bella idea anche per i vostri studi, sicuramente molti già lo useranno. Prepararne uno da sottoporre ai vostri pazienti prima di prescrivere la seduta di igiene aiuterebbe a capire le carenze e dare indicazioni all’igienista dentale per effettuare un insegnamento più mirato ed efficace.
Nessuna di queste ricerche, più o meno statisticamente valide ma comunque indicative, hanno considerato i comportamenti di coloro che frequentano regolarmente il proprio dentista differenziandoli da chi non ci va molto.
Se la scarsa attenzione/informazione venisse confermata anche per chi va dal dentista, sarebbe una sonora bocciatura per odontoiatri ed igienisti dentali, se invece è riscontrabile solo tra i secondi, la conferma del lavoro che si deve ancora fare in tema di comunicazione verso chi non va dal dentista, ma anche verso le nuove generazioni nelle scuole, ma di questo ne avevo già parlato in questo DiDomenica.
Molti analisti hanno evidenziato come negli anni ’60, ’70, ad aver convinto a lavarsi i denti agli italiani sia stata la pubblicità. E questo ha migliorato di molto la salute orale soprattutto delle nuove generazioni. Oggi la pubblicità dei prodotti per l’igiene orale è decisamente cambiata, come è cambiata la mentalità degli Italiani. Si punta all’apparire più che “allo stare in salute” e così anche i messaggi verso l’igiene orale puntano al sorriso “Wow”, al dentifricio che sbianca o ripara e non si ricorda più che prevenire è meglio di curare, e che lavarsi i denti correttamente è prevenzione per evitare di ammalarsi.
Farete notare, giustamente, che comunque sono motivati a lavarsi i denti. Vero però mi insegnate che oggi non è più la carie il problema da prevenire ma la malattia parodontale.
E’ su questo che, credo, dovreste meglio sensibilizzarci, motivarci ed insegnarsi come fare.
Stando a quei sondaggi che citavo prima, sembra che noi pazienti abbiamo ancora la necessità di capire che mantenere i denti puliti e bianchi è certamente importante ma è un po’ come rifare la facciata della casa senza pulire le grondaie, al primo acquazzone la facciata torna ad essere tutta sporca.
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