Il maxi emendamento sull’odontoiatria diventato legge grazie al doppio voto di fiducia di Camera e Sentato, indubbiamente è un passaggio epocale per la categoria. Se non altro perché dopo 40 anni modifica il profilo professionale dell’odontoiatra, la legge 409/85, abrogando il terzo comma dell’articolo 4 ed integrando l’articolo 2.
Con l’abrogazione del divieto di iscrizione ad un altro Albo professionale per gli iscritti a quello degli odontoiatri (art. 4 terzo comma), viene aggiornata una norma che se poteva avere un senso nel 1985 –tutelare la specificità dei laureati in odontoiatria impedendo a quelli in medicina di fare i dentisti-, oggi non aveva più senso. Anche se la norma non è mai stata molto considerata, almeno da alcuni. Non ci avevo mai fatto caso, ma allora voi odontoiatri iscritti anche all’Albo dei giornalisti mi avete fatto concorrenza sleale.
Ovviamente è una battuta, ma impedire ancora oggi ad un laureato in medicina anche laureato in odontoiatria di iscriversi all’Albo degli odontoiatri perché iscritto a quello dei medici, era assurdo. Ovviamente la modifica “epocale” è quella dell’articolo 2, con l’ampliamento delle competenze dell’odontoiatra verso l’attività di medicina estetica non invasiva o mininvasiva sull’intero volto del paziente.
Questo il testo dell’Articolo 2 della legge 409/85 con la modifica appena pubblicata in Gazzetta Ufficiale, la parte in neretto.
ART. 2.
Formano oggetto della professione di odontoiatra le attività inerenti alla diagnosi ed alla terapia delle malattie ed anomalie congenite ed acquisite dei denti, della bocca, delle mascelle e dei relativi tessuti, nonchè alla prevenzione ed alla riabilitazione odontoiatriche. Gli odontoiatri possono prescrivere tutti i medicamenti necessari all'esercizio della loro professione e possono esercitare le attività di medicina estetica non invasiva o mininvasiva al terzo superiore, terzo medio e terzo inferiore del viso.
Ovviamente è ancora presto per commentare, molte le cose ancora da capire ed analizzare. Dalla prossima settimana pubblicheremo una serie di pareri e riflessioni che abbiamo chiesto ad autorevoli esperti sui principali temi che la modifica tocca: dalla formazione, agli aspetti medico legali, assicurativi, fiscali, clinici, fino alla questione sulla quale fatico a trovare risposte certe, cosa si intende per mininvasività.
Perché, fino a quando non sarà chiarito questo aspetto difficilmente si potrà comprendere fino a dove l’odontoiatra si potrà spingere nei ritocchi estetici sul volto del paziente.
Premesso questo, credo che possiamo però dire che la modifica legislativa, ampliando gli interventi clinici dell’odontoiatra, ne amplia le possibilità di lavoro. Magari è una visione molto opportunistica ma di questo si tratta, anche.
Ora l’odontoiatra non sarà più solo il medico che si occupa di prevenire, curare e riabilitare le malattie legate al cavo orale e l’estetica del sorriso (già lo faceva con l’ortodonzia, e l’odontoiatria estetica). Ora si potrà avventurare nel tentare di fare scomparire gli inestetismi dell’intero volto. Mi ripeto, si dovrà capire fino a dove potrà avventurarsi e non per quanto riguarda le aree anatomiche, quelle sono chiare, ma sul tipo di intervento concesso. Capire quali di quelli possibili siano considerati mininvasivi.
Chi lo dovrà decidere? Quel Ministero della Salute scavalcato dal blitz del Parlamento, magari attraverso il parere di quel Consiglio Superiore di Sanità che già si era espresso sul tema, e senza di subire le pressioni dei medici estetci.Nel frattempo che qualcuno si esprima, saranno i giudici a farlo, se verranno coinvolti da pazienti insoddisfatti.
C’è poi un altro aspetto che dovrà essere valutato, decidete voi se è una mia provocazione. Ma se le aree di competenza esclusiva dell’odontoiatria sono denti, bocca, mascelle e relativi tessuti, le “punturine” alle labbra, vista la possibilità data oggi all’odontoiatra di effettuare interventi di medicina estetica, saranno un’esclusiva degli odontoiatri e precluse ai medici estetici, o meglio agli ambulatori di medicina estetica? Chi si deve occupare delle labbra? Sarà un po’ come capita per l’implantologia ed i chirurghi maxillo facciali?
Se lo scopo dei sindacati odontoiatrici è anche quello di lavorare per creare più opportunità di lavoro per la categoria, credo che con questo provvedimento sia stato raggiunto. Magari si potrebbe ragionare sul fatto che per ampliare il lavoro dei dentisti, si è dovuti andare ad invadere il campo che fino a ieri era di altri e non lavorare per creare le condizioni che sempre più persone possano accedere alle cure odontoiatriche. Ma ovviamente ampliando le competenze verso l’estetica del volto non viene preclusa la possibilità di continuare a lavorare anche per raggiungere l’altro obiettivo, quello di curare le bocche di più persone possibile.
Peraltro, i dati che il Centro Studi ANDI ha presentato a Rimini, e non solo quelli, confermano il trend rilevato oramai da anni: il 60-80% delle prestazioni richieste gli odontoiatri sono legate alla prevenzione ed alla cura e le richieste in aumento sono prevalentemente legate all’estetica: faccette e allineatori. Oggi gli italiani che possono permettersi il dentista hanno una buona salute orale e si rivolgono al dentista per mantenerla o per togliersi “sfizi” estetici. Quelli che avrebbero bisogno di protesi ed interventi più costosi (e quindi credo più remunerativi per lo studio), non hanno i soldi per farlo.
Nel ragionare sulla professione del futuro, oltre sull’aspetto clinico (quindi cure ed oggi estetica ampliata al viso) ci si deve anche interrogare su come l’odontoiatria verrà esercitata per capire, disegnare e cercare di sostenere il modello di assistenza futuro più adatto per dentisti e pazienti, ma considerando ed ascoltando le vere esigenze ed ambizioni di chi questa professione si appresta ad esercitarla e non secondo le logiche di chi la sta per abbandonare.
Nell’Agorà del Lunedì che pubblicheremo domani (Massimo non ti voglio spoilerare ma creare aspettativa) il prof. Gagliani dimostra come oggi nei corsi di laurea le future dentiste hanno superato per numero i futuri dentisti. Quindi la professione sarà sempre più in rosa, ma oggi è pensata ed organizzata per i soli maschietti.
Sempre il Centro Studi ANDI non solo conferma che i titolari di studio puri non crescono ma che i collaboratori, di aprire uno studio monoprofessionale neppure ci pensano, solo il 2% sarebbe intenzionato a farlo nel futuro. Quando va bene l’intenzione è di aggregarsi.
“I dentisti interrogati sia nel 2021 che nel 2022 sugli scenari della professione, infatti, valutano come abbastanza o molto probabili i seguenti scenari: collaborazioni o apertura di studi associati /stp (intorno al 66-67% dei dentisti fa questa previsione), lavoro per terzi paganti o network professionali (intorno al 40%) e solo non oltre il 21% lo studio monoprofessionale”, scrive ANDI in una nota con la quale sintetizza la Congiunturale ai propri dirigenti.
E poi in tutto questo cambiamento, ci siamo anche noi pazienti che da oggi potremo andare dal nostro dentista di fiducia non solo per avere un sorriso a prova di selfie ma anche un volto meno segnato dal tempo.
Ecco, anche noi pazienti dovremo essere guidati ed aiutati a capire questo cambiamento.
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