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25 Giugno 2023

‘’I grandi pascoli professionali che si aprono per la professione odontoiatrica’’

di Norberto Maccagno


La frase è di un vostro collega, medico chirurgo che ha scelto di fare l’odontoiatria. Nel 2005 (quasi 20 anni fa), scriveva al proprio presidente OMCeO in merito all’obbligo per gli annotati di iscriversi all’Albo degli odontoiatri per poter continuare a fare i dentisti. Pena la possibile denuncia per esercizio abusivo della professione.Il vostro collega era certamente critico verso l’obbligo che ha imposto ai medici di doversi iscrivere all’Albo degli odontoiatri per esercitare una branca specialistica della medicina, visto che “Il parere del Consiglio di Stato non può essere rispettato solo parzialmente!”, scriveva sempre il vostro collega portando alcuni esempi, borderline, di prestazioni che sarebbero state precluse ai laureati in medicina e chiedeva al suo Presidente di adoperarsi per “far emanare nuove direttive che, salvaguardando i diritti degli odontoiatri, regolamentino le competenze dei medici chirurghi in campo odontoiatrico”. Cosa che non avvenne. 

Giusto per ricordare il Consiglio di Stato confermava che “le attività inerenti alla prevenzione, diagnosi e cura delle anomalie e delle malattie dei denti, della bocca, delle mascelle e dei relativi tessuti” erano di pertinenza esclusiva dell’iscritto all’Albo degli odontoiatri. 

Da qui le presunte praterie che la decisione avrebbe aperto agli odontoiatri. 

Sempre nella stessa lettera il vostro collega chiedeva, alla luce di quella sentenza: “che valore potrà avere una perizia in campo odontoiatrico redatta da un medico legale non iscritto all’Albo degli odontoiatri?” 

Ma non voglio entrare nel merito della diatriba tra medici legali ed odontoiatri, la questione che mi appassiona è la sensazione che gli odontoiatri, dopo 40 anni dall’istituzione della propria professione, abbiano deciso di voler fare rispettare la loro esclusività, magari non tanto giuridicamente, quello già ci hanno pensato i giudici in alcune occasioni, ma formalmente

Mi ripeto, è una mia sensazione certamente condizionata dai fatti che in queste settimane le cronache ci hanno offerto e che Odontoiatria33 ha subito raccontato. 

Il primo è certamente la norma che abolisce l’obbligo di avere il diploma di specializzazione per lavorare nel pubblico. Come abbiamo scritto la vera “forza” della norma non è tanto poter partecipare  ai concorsi indetti dalle ASL senza specialità -è una norma ininfluente ai fini pratici nel 2022 sono stati 44 i posti banditi in tutta Italia e gli specialisti avranno punteggi superiori ai non specialisti- ma perché afferma (ero indeciso tra conferma o ribadisce) che la laurea in odontoiatria è una laurea specialistica.

L’altra notizia è certamente l’allargamento a tutto il viso delle aree di competenza per l’odontoiatra in tema di medicina estetica aprendo le porte, se l’amico Michele Cassetta avrà ragione (me lo ha raccontato qui), al far diventare l’odontoiatra il titolare, forse anche in via esclusiva, della cura estetica del viso: denti, labbra e tutte le altre aree del volto.

Poi la questione medico legale vs odontologo forense riemersa dopo la divulgazione di un documento CAO, lo trovate qui. In sintesi la CAO dice: per le questioni (perizie) che riguardano solo aspetti odontoiatrici l’unico che può esprimersi è l’odontoiatra altrimenti si commette un reato (esercizio abusivo della professione). Per quelle che riguardano anche l’odontoiatria (si pensi un incidente stradale che coinvolge altre parti del corpo oltre ai denti) il medico legale deve avvalersi per quanto riguarda le aree di competenza odontoiatriche di un odontoiatra. 

Mi ripeto ancora, non mi interessa entrare nel merito delle singole questioni, ma il fatto che l’odontoiatria oggi prenda posizione e dica: questa e roba mia, solo mia. Una presa di posizione formale, visto che in molti casi in pratica è già così.  

L’impressione che ho è che oggi la professione voglia dai medici un riconoscimento ufficiale: tu medico fai il tuo, io medico odontoiatra faccio il mio, in tutti gli ambiti. Poi in quelli clinici dove serve la collaborazione ci adoperiamo ognuno per la nostra parte e sullo stesso piano. 

C’è ancora un altro punto che potrebbe chiudere il cerchio e che forse è il vero obiettivo: l’autonomia ordinistica prevista dal Decreto Lorenzin e mai attuata. Ne avevo parlato anche con l’ex Ministro della Salute in questa video intervista.
Magari, e personalmente ve lo auguro, non la separazione dai medici ma rimanendo nella stessa casa (la Federazione), con pari dignità ed autonomia. Che poi l’autonomia spesso si traduce in possibilità di spesa autonoma. Si pensi anche solo per l’apertura dei procedimenti disciplinari verso prestanome o per pubblicità non corrette, è il presidente OMCeO che autorizza le spese legali. 

Di autonomia ordinistica si parla, mai nel pratico, da molti anni e sinceramente non ho ancora capito quale sia la posizione predominante degli stessi presidenti provinciali CAO, senza poi allargarci a quelli OMCeO. Indubbiamente una scissione oltre che difficilmente percorribile anche in senso pratico -l’aspetto più banale è come si divide le sedi che molti OMCeO hanno negli anni acquistato e poi gli odontoiatri, in alcune provincie, non avrebbero i numeri per poter gestire uffici e servizi da soli- sarebbe deleteria anche dal punto di vista politico

Ma è proprio su questo punto, la rappresentanza politica unitaria, che spesso mi trovo a ragionare.  

Quali sono le questioni che accomunano oggi medici e medici odontoiatri?
I medici impegnati a difendere il SSN e di fatto la dipendenza, gli odontoiatri la libera professione.  

Quali sono le battaglie specifiche che FNOMCeO e quindi i medici hanno combattuto con reale convinzione a fianco degli odontoiatri?  

A me non vengono in mente molte, forse anche nessuna se queste battaglie toccavano non anche solo minimamente la possibilità di togliere dei vantaggi per i medici. Nel migliore dei casi, su questi temi, l’area medica non si esprime. 
C’è voluta la battaglia legale di un presidente provinciale CAO per vedersi riconosciuta l’autonomia decisionale e di rappresentanza della Commissione Albo Odontoiatri all’interno della OMCeO. 
Un altro esempio formale più che pratico: nei revisori dei conti della FNOMCeO in questa tornata non sono stati eletti odontoiatri perché il sistema elettivo non prevede l’obbligo di elezione di almeno un rappresentante odontoiatra. E in un sistema dove ogni voto ha lo stesso peso sia se espresso da un gruppo (i medici) che ne conta 400mila iscritti ed un altro (gli odontoiatri) che ne conta 60 mila, tutto si “aggiusta” solo se chi ha il potere numerico si vuole accordare. 

Ma oggi -ripeto è solamente una mia impressione, l’impressione di uno che non è né medico né odontoiatra ma che segue il settore da oltre 30 anni- è quella che non si voglia, solo o anche, più autonomia, ma si tenti di uscire da quell’ambito di sudditanza

E l’altra questione che mi interessa capire, e non ho ancora capito, è quanto sia oggi forte tra gli oltre 60 mila iscritti all’Albo o i 45mila circa odontoiatri che esercitano la professione, il senso di appartenenza, il sentirsi medico odontoiatra

Sentendo il discorso del presidente nazionale CAO all’assemblea ANDI, quel senso di appartenenza è molto forte ma Raffaele Iandolo è il primo laureato in odontoiatria alla guida della CAO nazionale, così come Gianfranco Prada è stato, per ora, l’unico laureato in odontoiatria a guidare ANDI, il prof. Roberto Di Lenarda l’unico laureato in odontoiatria ad essere nominato Magnifico Rettore.  

E’ normale che siano eccezioni dopo oltre 40 anni di istituzione della vostra professione?

Forse si, visto che oggi il 40% degli iscritti all’Albo degli odontoiatri sono ancora doppi iscritti, ovvero laureati in medicina che si sentono ancora medici tanto da rimanere anche iscritti all’Albo dei medici anche se fanno i dentisti. Al contrario di altri, il più conosciuto è il vice presidente ENPAM Giampiero Malagnino, medico odontoiatra che da sempre rivendica di esse iscritto al solo Albo degli odontoiatri. 

Ecco, in questo scenario quanti saranno pronti non tanto a difendere “quei grandi pascoli” che sarebbero esclusivi della vostra professione ma ancora non lo sono, ma a lottare per farla finita con chi ancora oggi considera gli odontoiatri dei medici e la cura delle malattie di bocca e denti una cosa marginale della medicina, medicina di serie “B”

Sicuramente tutto questo “complottare” è invece frutto della mia immaginazione e la concomitanza dei fatti di cronaca citati all’inizio, è solamente pura casualità e non un disegno politico. 

Se invece la questione sarà posta, non ci sarà ovviamente uno scontro ma un dialogo costruttivo, però immaginare gli “odontopuffi” sulla barricata contro battaglioni di medici estetici, medi legali, MMG, pediatri, per difendere orgogliosi, il proprio essere medici dentisti. Non vi affascina l'idea?        

Articolo modificato il 25 giugno ore 10:00

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