La scorsa settimana Odontoiatria33 ha pubblicato un approfondimento sulla situazione occupazionale dei laureati in odontoiatria ad un anno e a 5 anni dalla laurea, secondo i dati diffusi da Almalaurea. “Laurea in odontoiatria: ai primi posti per opportunità e retribuzioni”, il titolo dell’articolo.
Quasi tutti i commenti sulla nostra pagina Facebook (una decina), erano ironici del tipo: “si… trent’anni fa”. Io sono l’ultimo che può consigliare o sconsigliare ad un giovane di scegliere l’odontoiatra come professione del futuro, non faccio il dentista.
Anche se non sempre chi vive la professione in prima persona è obiettivo, spesso è condizionato dal suo viverla nel presente pensandola al passato. Se si confronta l’esercizio della professione oggi con quella di 30 anni fa, ovviamente è da sconsigliare, come però tutte le altre professioni, influencer escluso.
In una bellissima conferenza di qualche anno fa, il prof. Carlo Guastamacchia raccontava che negli anni 70-80 doveva “cacciare a calci i pazienti” perché erano troppi, che il dentista non doveva fare altro che curare i pazienti ed incassare, nessuna burocrazia o altri impicci.
Ma così era per tutte le libere professioni e non solo. In quegli anni si usciva da scuola e si andava a lavorare, e quel lavoro lo facevi tutta la vita se non decidevi tu di cambiare.
Non potendo dare consigli sulla base dall’esperienza personale, provo a indicare qualche numero per cercare di creare un quadro che possa essere il più realistico possibile e non condizionato da aspettative o timori, che però sono quelli che spesso guidano le scelte.
Stando ai dati Almalaurea ad un anno dalla laurea il tasso di occupazione dei giovani odontoiatri è del 79,7% (83,3% per gli uomini, 75,7% per le donne). Sempre stando ai dati di Almalaurea, in media il 29% dei laureati (di tutte le discipline) ad una laurea magistrale a ciclo unico trova lavoro ad un anno dalla laurea, il 56% dei neoavvocati trova lavoro appena laureato. Proviamo a paragonare i dati dei neolaureati in odontoiatria con altri colleghi di area sanitaria, non è possibile farlo con i medici visto che dopo la laurea non è di fatto possibile lavorare ma serve la specializzazione e questa è retribuita e poi c’è lo sbocco nel pubblico, di fatto precluso agli odontoiatri per mancanza di posti.
Quindi il confronto lo facciamo con le altre professioni sanitarie che prevedono una laurea a ciclo unico (5 anni), quella di veterinario e quella di farmacista.
La professione di veterinario sembra offrire qualche possibilità in più subito dopo la laurea in termini occupazionali rispetto al dentista. Trovano subito lavoro l’82% dei neo laureati in veterinaria. Meglio degli odontoiatri anche i farmacisti, l’84% trova subito lavoro.
Ma che tipo di lavoro?
Il 75% dei neo laureati in odontoiatria occupati svolge un lavoro autonomo, il 3,8% dipendente con contratto a tempo indeterminato, l’1,8% con contratto a tempo determinato. Il 93% lavora nel privato mentre il 6,8% nel pubblico.
Il 44% dei veterinari occupati lavora come autonomo, il 17% percepisce un assegno di ricerca, il 4% ha un contratto a tempo indeterminato, il 9% determinato. Il 78% lavora nel privato il 21% nel pubblico.
Per i farmacisti il 29% degli occupati ha un contratto a tempo determinato, il 28% a tempo indeterminato mentre il 24% ha un contratto formativo e solo il 3,9% è autonomo. L’81% lavora nel pubblico il 18,2 nel privato. Stando ai dati di Almalaurea, quindi, la professione più affine a quella odontoiatrica sembra essere quella del veterinario, anche lui lavora prevalentemente con partita Iva e dal privato, mentre il farmacista è un dipendente, prevalentemente del pubblico.
La retribuzione
Confrontando il fronte “compensi” medi, la professione da consigliare è decisamente quella odontoiatrica: 1.969 il compenso medio mensile percepito da un neolaureato in odontoiatria, 1.242 euro per il collega veterinario, 1.399 euro quanto percepisce in media mensilmente il farmacista, ma come abbiamo visto sono prevalentemente dipendenti del pubblico.
Giusto per fare un paragone extra sanitario, ad un anno dalla laurea, l’avvocato che lavora percepisce in media 1.011 euro.
Anche considerando i dati a 5 anni dalla laurea, i dentisti percepiscono compensi superiori: 2.688 euro per gli odontoiatri, 1.873 euro per i veterinari.
Ora vediamo la criticità che spesso viene portata al modello attuale di esercizio dell’odontoiatria da parte dei giovani ovvero la collaborazione, è veramente penalizzante?
Per fare una valutazione, puramente economica, porto questi dati, senza ovviamente voler schierarmi nel dibattito collaborazione Vs studio proprio.
Sappiamo come i fattori di scelta siano infiniti e forse l’aspetto economico è pure marginale. Non sarò io a sottolineare l’investimento economico necessario per aprire uno studio, la burocrazia, il rischio d’impresa (ma anche il collaboratore a partita iva non ha tutele come il titolare di studio) ma dall’altra parte la soddisfazione di tirare su una propria attività e molto altro che sapete bene voi, a cominciare dall’aspetto economico.
Ma è veramente così?
Dai dati delle dichiarazioni dei redditi (2022) degli odontoiatri soggetti ad Isa, quindi non forfettari, il fatturato medio annuo dei “monoprofessionali” è di 169.900 euro, il reddito netto 65.500 euro ovvero circa 27 mila tolte le tasse.
Il laureato a 5 anni dalla laurea percepisce, stando ai dati Almalaurea, in media 32mila euro netti all'anno, togliendo le tasse (il collaboratore probabilmente sarà in regime forfettario) rimangono 28 mila euro.
Se i dati non mentono, la scelta della collaborazione, magari, non è tanto “costretta”.
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