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10 Settembre 2023

Una sanità pubblica che "spinge" verso il privato, è un bene o un male per l’odontoiatra?

di Norberto Maccagno


Nel dibattito politico estivo, la sanità pubblica ed i problemi del nostro Servizio Sanitario Nazionale hanno occupato in più occasioni le pagine dei maggiori quotidiani nazionali (Corriere, Repubblica, La Stampa, Il Fatto, Il Foglio, etc) sollecitati, forse, anche dalle parole di Papa Francesco quando ha parlato di “povertà di salute”. 

La crisi del nostro SSN non nasce oggi ma parte da lontano con i continui tagli effettuati dai vari governiper fare cassa e poter finanziare altro, spesso solo mancette elettorali. 

Durante la pandemia si sperava, certamente gli operatori sanitari e noi pazienti, che il vento potesse cambiare avendo toccato con mano i limiti del nostro SSN ma anche il potenziale professionale ed umano di chi lavora nel pubblico, oltre alle necessità di salute di noi cittadini.Invece sembra che tutto sia stato già dimenticato, per trovare fondi nella prima finanziaria del Governo Meloni parla per la sanità se non di tagli, di finanziamenti minimi che sembra non riusciranno a coprire neppure l’incremento delle spese dovute all’inflazione. 

Nell’annuale incontro che EDRA organizza dopo la pausa estiva con le redazioni dei suoi quotidiani e riviste, per fare il punto su quanto fatto, presentare le novità ed ipotizzare i trend dell’annata che sta iniziando, grazie ad alcuni ospiti si è cercato di ipotizzare come questo declino della sanità pubblica influirà su medicina, farmacia, veterinaria ed odontoiatria.Tra gli interventi quelli del prof. Walter Ricciardi, già presidente del CSS e consigliere del Ministro Speranza nella gestione della pandemia, e di Antonio Gaudioso, già segretario generale di Cittadinanzattiva e membro del Cda di EDRA. 

Dalle analisi emerge certamente quanto anche noi come pazienti possiamo constatare, un SSN sempre più in difficoltà a dare risposte ai cittadini in tempi accettabili ed in futuro anche con cure adeguate, con conseguente aumento dell’utilizzo del privato da parte di chi ha la possibilità di pagare. Ma anche sempre più Regioni che preferiscono pagare i privati per curare i pazienti del SSR, invece di investire facendo crescere le proprie strutture sanitarie. 

Per il prof. Ricciardi si è arrivati a una tale crisi del SSN che, se non verrà affrontata strutturalmente, si esaurirà, il SSN, nell’arco di 2 o 3 anni. In questo momento, ha continuato, abbiamo una sanità pubblica povera per i più poveri e una sanità privata che cresce a dismisura, creando degli squilibri enormi tra i cittadini. Le risorse non sono più sufficienti, dice, spendiamo la metà della Germania e i due terzi della Francia. 

Che forse non possiamo più permetterci, penso io, un SSN universalistico come il nostro, per via del nostro debito pubblico, a causa dell’evasione fiscale, delle entrate fiscali sempre più in calo, è certamente un dato di fatto, ma anche demandare al privato va governato. 

Antonio Gaudioso ha ricordato come in altri Paesi dove la sanità pubblica, per scelta, non copre le richieste di assistenza di tutti i cittadini è stato creato un modello misto: il SSN cura le fasce di popolazione socialmente deboli, il welfare aziendale i lavoratori ed i pensionati, ma tutto è strutturato, programmato.

In Italia, invece, il welfare gestisce in maniera sporadica l’assistenza e non in modo strutturato. 

Futuro che, visto dai miei occhi di paziente sempre più anziano, non fa altro che preoccuparmi. 

Ma una sanità più privata è una bella notizia per il settore odontoiatrico, forse la prima branca della medicina di fatto ad essere stata esclusa o quasi dall’assistenza pubblica? 

Forse no o almeno, dipende. 

Le crisi economiche che hanno colpito il nostro Paese negli ultimi decenni hanno confermato come i cittadini, dovendo scegliere tra un bene e la salute orale, spesso hanno scelto la salute orale. Almeno per le cose urgenti e non rimandabili.Probabilmente avverrà così anche durante la nuova crisi economica che stiamo cominciando a subire. Ricordando però che gli italiani sono più poveri di quanto lo erano dieci anni fa.  

Ma quando il cittadino dovrà scegliere dove allocare i risparmi, non tra il nuovo telefonino o l’otturazione ma tra la visita cardiologica o quella odontoiatricatra una Tac o una corona, cosa farà?

Ne avevamo parlato prima delle vacanze con il prof. Francesco Longo del Cergas Bocconi, si veda a questo link.   

Un altro scenario che Antonio Gaudioso ha, come si dice, “buttato lì” proprio in tema di odontoiatria, è quello del welfare aziendale (fondi, assicurazioni), che necessariamente dovrà andare a colmare le lacune del pubblico per lavoratori e pensionati. Questi, fondi ed assicurazioni, privilegeranno sempre di più le strutture sanitarie accreditate e quelle che offriranno più tipologie di prestazioni perché, dice, anche chi eroga prestazioni ai fondi deve essere accreditato, sia per garantire un livello di qualità medio che contenere i costi. 

Infine, i finanziamenti del Pnrr. Tra i fondi destinati alla sanità, se mai arriveranno, molti andranno a finanziare le Case della Salute, che difficilmente (almeno in molte regioni) saranno create da zero dal pubblico, ma molto probabilmente saranno i grossi poliambulatori già oggi presenti in molte nostre città che verranno accreditati, se già non lo sono.Poliambulatori che andranno a sopperire, già oggi in tante occasioni lo fanno, alle carenze o le eterne liste d’attesa del pubblico, e se questi poliambulatori oltre ad offrire ecografie, tac, visite dermatologiche cardiologiche ed altro, offrissero (come già molti fanno) anche cure odontoiatriche, magari anche solo visite, detartrasi, cure, conservativa, piccola protesi, ovvero l’80% delle prestazioni che il dentista medio italiano fa sui propri pazienti?Una importante catena odontoiatria, sta trasformando alcuni dei propri centri in poliambulatori medici. 

Torniamo alla domanda iniziale, se questo scenario sarà un bene o un male per l’odontoiatria o meglio per voi odontoiatri? 

Se pensiamo al modello dello studio odontoiatrico monoprofessionale, direi che sarà l’ennesimo passo verso una “estinzione” degli studi gestiti da un solo dentista. Se invece il modello è quello dell’aggregazione e della collaborazione, forse, può essere una occasione positiva, se si saprà coglierla. Invece per noi pazienti la situazione non è certamente rosea, ma sembra che questo interessi a pochi: sia politici che cittadini.

D'altronde, se continuammo a pensare che le tasse sono un “pizzo di Stato" e non lo strumento che consente di pagare i medici che ci curano, la strada è purtroppo segnata. 


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