“L’estro” italico di trovare il sistema di interpretare a proprio favore le norme è oramai una caratteristica distintiva. E non sempre (quasi mai all’estero), questo depone a nostro favore. Se però quell’estro viene utilizzato da chi dovrebbe non solo applicare la legge ma farla rispettare, dovrebbe fare riflettere.
Mi riferisco alla decisione della Commissione Nazionale ECM che ha posticipato al 31 dicembre 2025 la scadenza della possibilità di spostare i crediti ECM raccolti nel 2023 al triennio precedente (2020-2022) per mettersi in pari con il numero di crediti che si sarebbero dovuti raccogliere. La scadenza precedente era il 30 giungo 2024, considerando che cadeva di domenica, il primo luglio.
Grazie alla delibera della Commissione ECM, l’odontoiatra, l’igienista dentale (ma anche tutti i sanitari soggetti all’obbligo di aggiornamento) potranno, fino a fine 2025, effettuare nella propria area riservata sul portale CoGeAPS, lo spostamento dei crediti raccolti negli eventi frequentati nel 2023 al triennio precedente (2020-2022), se si ha la necessità di mettersi in pari ed i crediti da spostare. Ne parliamo in questo approfondimento.
Perché dare un anno e mezzo di tempo in più per spostare i crediti?
Non ho trovato motivazioni ufficiali dalla Commissione. Quotidianosanità, riportando le parole di Sandro Di Sabatino, citato come esperto del Sistema ECM, motiva la decisione con il voler “permette ai provider di completare la certificazione di tutti i crediti accumulati dal 2020 al 2023 e, contemporaneamente, concede più tempo ai sanitari per completare tecnicamente la procedura e trovarsi in regola per la fine del triennio in corso”.
Motivazione che mi lascia perplesso: i provider hanno 90 giorni di tempo per registrare i crediti (quindi per quelli degli eventi del 31 dicembre 2023 la registrazione doveva essere fatta entro il primo aprile 2024), e per fare lo spostamento sulla piattaforma CoGeAPS il sanitario ci impiega, se non ricorda più le credenziali di accesso o deve accendere il telefonino per aprire lo Spid, al massimo qualche minuto, altrimenti meno.
Volendo pensare male, e chi segue i miei DiDomenica sa che da tempo sulla questione sanzioni ECM io la penso male, mi sembra si sia voluto dare l’ennesimo assist agli Ordini per non dover convocare gli iscritti inadempienti e decidere se sospenderli fino a quando non si saranno messi in pari. Perché la delibera della Commissione di fatto blocca la possibilità, per i presidenti di Ordine, di convocare gli inadempienti in quanto, proprio grazie alla proroga, ora hanno tempo fino al 31 dicembre 2025 per mettersi in regola.
Se poi ricordiamo che anche gli iscritti non in regola per i trienni 2014-2016 e 2017-2019 non possono essere convocati perché la Commissione ECM non ha ancora (da un anno e mezzo) deliberato in merito indicando come raccogliere i crediti compensativi, ecco che di fatto si è trovato il modo per formalizzare l’ennesima proroga senza formalizzarla ufficialmente e rischiare di sementire le dichiarazioni del Ministro Orazio Schillaci che, nel novembre 2023, assicurava (LINK): non ci sarà più nessuna proroga, i crediti vanno raccolti.
Per vedere fatto rispettare l’obbligo formativo, si dovrà quindi aspettare l’aprile 2026 (salvo modifiche legislative) quando non saranno gli Ordini a farlo ma le assicurazioni che non copriranno gli assicurati che non hanno raccolto almeno il 70% dei crediti necessari, (per approfondire a link).
Ultime considerazioni. So bene che sospendere i sanitari che non hanno raccolto i crediti ECM previsti, come dice la 502 che indica l’aggiornamento come “requisito indispensabile per l’esercizio”, vorrebbe dire bloccare il SSN già in seria difficolta, perché medici, infermieri spesso non possono assentarsi per frequentare gli eventi ECM. Problema che si porrà comunque nel 2026 se non verrà cambiata la norma sulle assicurazioni: i medici ospedalieri non in regola con la formazione ECM potranno lavorare senza assicurazione? Magari si troverà un escamotage come fatto con il contratto di lavoro in tema di obbligo ECM, si veda questo DiDomenica.
Però, se il problema è quello di poter garantire l’assistenza sanitaria a noi cittadini (e non certo i sanitari inadempienti), allora perché continuare a voler sostenere un sistema come quello ECM che di fatto non funziona, a cominciare dal rispetto normativo? E non voglio pensare che l’unico obiettivo sia quello di mantenere il sistema perchè consente al Ministero della Salute di finanziare l’AGENAS con “pochi euro”, in quanto la maggior parte dei fondi a bilancio arrivano da quanto i Provider versano nelle casse ECM.
Termino con quanto dico da sempre per motivare il mio insistere nel sollevare la questione sanzioni: non è giustizialismo ma rispetto per chi le regole le rispetta e spende tempo e soldi per rispettarle. E se voi mi dite ma chi segue la norma ECM si aggiorna e questo va a loro vantaggio professionale, io vi do ragione. Ma allora si cancelli l’obbligo, ma non solo per i sanitari, per tutti gli iscritti agli Ordini professionali, anche noi obbligati all’aggiornamento ma con un Ordine che controlla.
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