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01 Aprile 2011

Efficacia di un flow nel gradino cervicale delle II Classi. Analisi sperimentale

di C. Genovesi, S. Cosma, G. Lomurno, G. Lombardo, S. Eramo


Obiettivi. Lo scopo di questo lavoro è stato valutare l’effetto dell’utilizzo, a livello del gradino cervicale smalteo delle cavità di II Classe, i compositi fluidi (tecnica “open sandwich”) rispetto al più tradizionale uso dei soli compositi microibridi, in modo da verificare sperimentalmente se esistano differenze che possano indurre gli operatori a preferire una delle due tecniche.
Materiali e metodi. Sono stati selezionati 15 elementi posteriori estratti, in cui sono state preparate cavità mesio-occluso-distali (MOD), con gradino cervicale tenuto sempre nello smalto, applicando poi mordenzante e adesivo sui tessuti dentali. Polimerizzato lo strato unico di primer-bonding e inserita la matrice, è stato applicato il flow (1 mm) su 15 dei 30 gradini; tutte le cavità sono state poi riempite con un composito tradizionale mediante tecnica incrementale e ogni strato è stato adeguatamente polimerizzato. I campioni così ottenuti sono stati in seguito termociclati in bagni alternati a 5 °C e 55 °C per 1.000 cicli, sezionati in senso assiale, osservati al microscopio elettronico a scansione (SEM) per individuare la presenza di gap a livello del margine cervicale.
Risultati. I risultati ottenuti consistono in una serie di 150 foto al SEM che hanno permesso la valutazione comparativa dell’integrità marginale, a livello dei gradini cervicali, del composito e del flow. Appare non esistere una differenza, dal punto di vista dell’utilizzo clinico, tra l’uso diretto di composito tradizionale e l’uso di composito flow in associazione al composito tradizionale, a livello del gradino cervicale di II Classe tagliato in smalto, poiché le 15 coppie di campioni non hanno presentato, in alcun caso, gap tra smalto e ricostruzione.



 
 

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