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15 Dicembre 2006

Profilassi antibiotica in implantologia

di C. Capobianco


Le basi razionali della profilassi antibiotica stanno nel fatto che alcuni fallimenti implantari possono derivare dalla contaminazione batterica durante il loro inserimento; inoltre, le infezioni che coinvolgono i biomateriali sono difficili da trattare e, quasi sempre, l’esito finale è la rimozione dell’impianto. Per ridurre questo rischio, sono stati proposti diversi regimi di profilassi antibiotica, i più recenti dei quali raccomandano un ciclo di breve durata. Tuttavia, l’effettiva necessità ed efficacia di tale profilassi è fonte di controversie e, non solo per la Cochrane Collaboration, sarebbe interessante capire se e quando debba essere prescritta, dato che l’uso indiscriminato di antibiotici può causare più danni che benefici. Ferma restando, naturalmente, l’indicazione per gli interventi molto invasivi e i casi in cui vi sia rischio di endocardite batterica.
Per rispondere alla domanda, un gruppo di studiosi del dipartimento di protesi e biomateriali dell’Università di Goteborg, tra i quali si trova anche un italiano, l’odontoiatra Marco Esposito, attualmente professore associato, non si sono limitati a setacciare la letteratura internazionale ma hanno anche contattato direttamente industrie e università per informarsi sulle ricerche in corso. I risultati sono stati piuttosto deludenti perché non è stato possibile rintracciare neppure uno studio clinico in doppio cieco con selezione casuale del campione (Rct o randomized clinical trial nel gergo scientifico) e con controlli a distanza di almeno tre mesi.
Gli autori concludono che non esistono dimostrazioni metodologicamente adeguate delle basi razionali della profilassi antibiotica in implantologia; cioè, se in teoria l’antibiotico riduce il rischio di fallimento dell’impianto dovuto a sovrainfezioni, in pratica ciò non è dimostrato da nessuna indagine basata su metodi in linea con le moderne procedure di ricerca (confronto con placebo, selezione casuale dei soggetti ecc).


 
 

GdO 2006; 18

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