Negli anni passati spesso e volentieri in ambito medico e odontoiatrico si è abusato degli antibiotici prescrivendoli anche qualora non vi fossero reali indicazioni, talvolta anche solo per accontentare le aspettative dei pazienti. Questo atteggiamento medico ha purtroppo portato a sviluppare le resistenze batteriche agli antibiotici, tanto da creare un vero e proprio problema. E' stato stimato che i dentisti prescrivono il 10% degli antibiotici totali consumati dagli esseri umani (Pallasch 2000, Haroni 2008).
Un recente studio eseguito sulla popolazione della Columbia Britannica ha rilevato che la prescrizione di antibiotici da parte dei dentisti è aumentata del 62,2% dal 1996 al 2013 (Marra 2016), per cui l'odontoiatria potrebbe effettivamente avere avuto e avere un impatto sullo sviluppo della resistenza batterica agli antibiotici. Fortunatamente negli ultimi anni grazie alle linee guida sulla prescrizione di antibiotici, che sono diventate più standardizzate e facilmente accessibili, si è diffusa una maggior consapevolezza delle conseguenze dovute allo sviluppo della resistenza agli antibiotici e della necessità di una gestione antibiotica più accurata.
In uno studio pubblicato sul Journal of endodontics di ottobre 2017 vengono fornite informazioni aggiornate sulla prescrizione degli antibiotici da parte degli endodontisti negli Stati Uniti e confrontati i dati con quelli emersi da indagini del 1994 e del 1999.
In questo studio un sondaggio a 17 domande è stato inviato tramite www.surveymonkey.com a 3000 membri attivi dell'American Association of Endodontists. Le domande riguardavano le pratiche comuni di prescrizione degli antibiotici e i dati demografici. I dati ottenuti sono stati analizzati utilizzando statistiche descrittive, chi-square test e analisi di regressione lineare.
686 partecipanti (22,86%) hanno completato il questionario. Dall'analisi dei risultati è emerso che gli antibiotici più frequentemente prescritti sono stati amoxicillina (60,71%) seguita da penicillina V (30,43%) e clindamicina per i pazienti con allergie alle penicilline (95,4%). Gli intervistati hanno riferito di aver prescritto antibiotici per casi di pulpite irreversibile con sintomi lievi nell'1,75% , per pulpite irreversibile con sintomi moderati nel 6,41%, nei casi di polpa necrotica con parodontite apicale sintomatica nel 43,59%, nei casi di parodontite periapicale cronica asintomatica nel 10,50%, nei casi di dolore postoperatorio dopo strumentazione o otturazione canalare (12,39%), di ascesso acuto apicale (95,92%), di avulsione (70,26%), di chirurgia endodontica (41,69%), di ritrattamento (15,60% ), di riparazione di perforazioni (5,98%). Il 36,89% degli intervistati ha riferito di aver prescritto antibiotici non necessari per venire incontro alle aspettative del paziente.
I confronti con gli studi precedenti mostrano un significativo cambiamento dalla prescrizione della penicillina V all'amoxicillina, come prima scelta di antibiotici dell'endodontista, e un aumento dell'uso della clindamicina per i pazienti allergici alla penicillina. Purtroppo si è potuto constatare che gli antibiotici sono ancora prescritti in situazioni cliniche per le quali non sono tipicamente indicati.
A cura di: Lara Figini, Coordinatore Scientifico Odontoiatria33
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