Quando deve rimanere in quarantena, fare il tampone, a chi comunicarlo. Utili indicazioni per capire come gestire la situazione, anche nel caso il positivo sia un paziente curato recentemente
Se in alcune zone dell’Italia il 25% dei cittadini sarebbe positivo, il rischio che il personale di studio venga a contatto (non solo in studio) con persone positive è alto. Diventa, quindi, legittimo domandarsi cosa fare e come gestire il “contatto stretto”. Ne avevamo già parlato in un nostro approfondimento.
A venirci in aiuto il dott. Jean Louis Cairoli (nella foto), presidente CAO Varese, uno dei presidenti CAO che fin dalle prime ore dell’emergenza sanitaria del marzo scorso si è attivato con le autorità lombarde per gestire la situazione e dare indicazioni ai colleghi.
Ora attraverso il progetto chiamato Progresso Odontoiatrico Varese (nato inizialmente per sostenere l’omonima lista elettorale alla CAO, attiva una pagina Facebook) utilizzerà le competenze del gruppo per sostenere la professione.
“Si è pensato di metterci a disposizione per chiarire i dubbi che quotidianamente i colleghi ci esprimono: in tal senso, sono stati pubblicati dei brevi filmati e a chi ne fa richiesta scritta secondo le modalità indicate, vengono inviati anche documenti riassuntivi”, infomra Cairoli. “Le indicazioni suggerite –chiarisce - si basano su quanto attualmente disponibile. Non si sostituiscono alle normative, alla funzione del Medico Competente e alla necessaria preparazione e aggiornamento in merito del Datore di Lavoro.
Noi ci riferiamo Lombardia poiché conosciamo le sue leggi e delibere, ma molti principi, aggiornati ai riferimenti regionali vigenti, sono validi ovunque”. Nello studio odontoiatrico non si verifica il “contatto stretto” qualora vengano applicate le procedure corrette ed utilizzati adeguati DPI da parte del Team odontoiatrico che viene a contatto con il paziente positivo: non si applica quindi la quarantena precauzionale.Mentre in caso di sintomatologia riconducibile al COVID-19, o a seguito di contatto stretto, l’operatore sospende la propria attività e si pone in autoquarantena chiarisce il dott. Cairoli. Ricordiamo l’importantissimo ruolo del doppio triage e del suo costante aggiornamento, protocollo essenziale per ridurre il rischio di accogliere un paziente positivo, come anche l’imprescindibile e costante aderenza a quanto specificato nelle indicazioni per la professione.
Paziente che comunica la sua positività dopo che è stato in studio
Può capitare che il paziente informi lo studio che, nei giorni immediatamente successivi essere stato visitato, di essere risultato positivo al tampone oppure di presentare i sintomi da COVID. In questo caso, se tutti gli operatori hanno seguito le indicazioni ministeriali ed utilizzato i protocolli e DPI indicati, il rischio di aver contratto il virus è decisamente basso, “sicuramente meno che andare al supermercato o sui mezzi pubblici”, commenta Cairoli che consiglia.
“Il consiglio è quello di effettuare un accurato briefing informativo con tutto il Team odontoiatrico, verificando costantemente le condizioni di salute”. Se non ci sono sintomi il personale continua ad operare senza problemi, aumentando solo l’autocontrollo sanitario.
“Può essere utile contattare il paziente per seguire il decorso ed eventualmente verificare le condizioni di salute dei pazienti successivi in giornata”.
“Se invece il personale di studio non fosse stato adeguatamente protetto, va considerato un contatto stretto con un positivo per tutto il personale presente quel giorno”.
Operatore positivo
Se un operatore dello studio è sintomatico dovrà astenersi dal recarsi al lavoro.Se i sintomi permangono e sono compatibili con il COVID 19, dovrà essere sottoposto a accertamento diagnostico disposto dal MMG (tampone).
Nel caso un operatore dello studio risultasse positivo, a nostro avviso, tutto il personale dello studio dovrebbe sottoporsi a tampone; utile il confronto con il Medico Competente, se presente.
Nel frattempo, consiglia il dott. Cairoli, è auspicabile la sospensione delle attività sino all’esito dei tamponi.
In caso di tamponi negativi, l’attività potrà riprendere.
Se invece uno o più operatori verranno trovati positivi questi dovranno essere posti in quarantena.
Familiare positivo
Altra situazione che il titolare dello studio deve considerare è quella che vede un familiare dei componenti del Team odontoiatrico positivo al tampone.“In questo caso –spiega Cairoli- viene considerato come contatto stretto e quindi l’operatore dovrà sospendere l’attività ed effettuare il tampone. Se risulta positivo il tampone dovrà essere effettuato a tutto lo studio”.
Se invece per un figlio dell’operatore viene disposta la quarantena fiduciaria, si dovrà seguire le indicazioni dell’ASL. Se l’operatore è asintomatico potrà comunque lavorare mantenendo una stretta osservanza dell’uso dei protocolli e DPI indicati.
Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti dello studio, è possibile il congedo COVID-19 per i figli in quarantena scolastica a determinate condizioni, a questo link un approfondimento sul tema.
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