D'accordo, per i medici liberi professionisti si prospettano tempi duri: per il governo sono gli unici a mantenere la responsabilità contrattuale e a continuare a provare la propria innocenza nei giudizi per responsabilità civile; e dal 2016 devono pure iscriversi al sistema Tessera sanitaria per inviare i dati delle prestazioni offerte ai pazienti.
Qualcuno però potrà consolarsi leggendo l'articolo 18 bis del Nuovo Regolamento del Fondo generale ENPAM, datato 2012 e relativo alla contribuzione previdenziale in quota B. L'articolo dice che a 60 anni e 6 mesi (quest'anno, ma saranno 61 nel 2016) ci si può collocare in pensione anticipata se si hanno almeno 35 anni di contributi e 30 di anzianità di laurea. E, se si vuole, una volta in pensione si può persino continuare a lavorare cumulando i redditi pensionistici e di libera professione.
"Certo, sul reddito da lavoro autonomo anche da pensionati si continueranno a versare i contributi", dice Marco Perelli Ercolini vicepresidente vicario Federspev. "Per il libero professionista puro, che quest'anno versa aliquota contributiva piena del 13,50% la contribuzione sull'attività residuale scende al 6,75% del reddito. Ma a chi invece ha versato in misura ridotta (2%), conviene meno continuare a lavorare perché la contribuzione sull'attività libero professionale svolta non si dimezza ma si alza, appunto dal 2 al 6,75%".
In alternativa chi vuole andare in pensione più tardi deve sapere che l'età per la pensione di vecchiaia è 66 anni e 6 mesi (ma ogni anno si cresce di 6 mesi e nel 2018 si potrà andar via solo a 68 anni!) e che comunque per ciascun anno di lavoro in più rispetto al "minimo sindacale" dei 60 anni e mezzo matura un 1,25% in più nel montante contributivo.
"Per ogni anno in meno di lavoro maturano inoltre circa tre punti percentuali di valore in meno dell'assegno per l'adeguamento all'aspettativa di vita oltre a quanto previsto dal coefficiente di rendimento (1,25 per anno), e ciò va tenuto in conto al momento di anticipare l'addio", conclude Perelli, di recente nominato membro dell'Osservatorio previdenziale ENPAM.
"C'è poi da tenere conto di ulteriori possibili vantaggi per chi resta al lavoro più a lungo. Al libero professionista l'ENPAM consente di protrarre la contribuzione previdenziale fino a 70 anni; e dall'età pensionabile al limite dei 70 anni l'aliquota di rendimento applicata ai contributi versati cresce di un 20%. Va infine ricordato che i contributi previdenziali sono sempre interamente deducibili dal reddito, il che potrebbe consentire un discreto alleggerimento della pressione fiscale complessiva".
"Più stanchi ma più ricchi" si potrebbe dire, per chi va in pensione tardi, "e difatti la scelta di continuare a lavorare sembra convenire a chi ha famiglia o guarda alla prospettiva di lasciare agli eredi, in caso di reversibilità, un reddito più alto, mentre la scelta del "pochi maledetti e subito" conviene a una fascia eterogenea di professionisti: da chi si prospetta un arco temporale di vita limitato a chi ha voglia di godersi un cambiamento di vita, o anche una diversa scelta lavorativa".
Mauro Miserendino per Doctor33
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