La carie è tuttora la patologia orale con più alta prevalenza in età evolutiva, tanto che l'intera popolazione infantile italiana è considerata a rischio di carie dalle Linee Guida del Ministero 2013. E' una malattia multifattoriale, dove la presenza di batteri cariogeni nel biofilm esplica un ruolo fondamentale nell'eziopatogenesi. Attualmente si ritiene che la carie sia una malattia polimicrobica cioè associata ad una comunità complessa di microorganismi, formata da decine di specie batteriche e non esclusivamente da Streptococcus mutans, che finora era la specie identificata come l'agente eziologico della carie dentale ma che rimane ancor oggi il più importante agente eziologico, tanto che la maggior parte delle strategie di prevenzione sono indirizzate verso il controllo di questo microorganismo.
L'applicazione di misure preventive è necessaria per ridurre il rischio di nuove lesioni e per arrestare la progressione delle lesioni in fase iniziale.
Tuttavia, anche se l'uso di prodotti contenti fluoro resta il rimedio più documentato e da più tempo riconosciuto per ridurre prevalenza e incidenza della patologia cariosa, la carie per la sua etiologia multifattoriale necessita di programmi di prevenzione impegnati su più fronti in grado di sfruttare le ricerche più attuali e le innovazioni più tecnologiche.
Oggi è noto che la cavità orale in soggetti sani è caratterizzata da un microbiota ben equilibrato e che l'alterazione di questo equilibrio porti a disturbi orali come la malattia parodontale e la carie dentale.
Uno strumento preventivo per la carie dentale e per la salute orale è rappresentato quindi dalla modulazione del microbiota orale mediante prodotti che siano in grado di favorire una sana flora batterica orale.
In letteratura negli ultimi anni sono comparsi studi che hanno proposto la somministrazione orale di batteri probiotici, definiti come microrganismi vivi che conferiscono un beneficio alla salute dell'ospite quando somministrati in una quantità sufficiente, come nuova strategia di prevenzione della carie. Questo strumento si basa sulla capacità di alcuni ceppi probiotici (Lactobacillus rhamnosus, L. casei, L. reuteri) di mantenere o ripristinare la flora batterica orale tramite un meccanismo di interferenza e / o di inibizione dei batteri patogenii .
I probiotici intestinali convenzionali però non hanno persistenza orale e gli eventuali benefici per la salute della cavità orale sembrano transitori e in gran parte attribuibili alla stimolazione immunitaria. Una strategia più logica risulta pertanto quella di utilizzare "probiotici orali" cioè microorganismi isolati dal cavo orale, loro habitat naturale, di soggetti umani sani e non probiotici intestinali da assumere per via orale.
I criteri chiave per il candidato probiotico ideale sono: assenza di patogenicità; ampia presenza come popolazioni naturali all'interno del microbiota orale, potente attività inibitoria in vitro e in vivo nei confronti degli agenti patogeni orali.
Caratteristiche che ritroviamo nello Streptococcus salivarius M18 ad azione antibatterica, antiplacca, antiacido e antiinfiammatoria.
È stata infatti studiata e documentata la capacità di S. salivarius di ridurre significativamente la presenza di S. mutans, mediante l'azione anti placca dovuta alla presenza del megaplasmide e l'effetto tampone salivare grazie alla produzione di Ureasi in grado di modulare il pH orale.
Inoltre lo S. salivarius M18 è risultato essere in grado di contrastare gli stati infiammatori del parodonto riducendo la produzione di citochine pro-infiammatorie.
"L'M18 ben si colloca tra le nuove strategie di prevenzione della carie e gengiviti dell'età evolutiva" dice la prof. Alessandra Majorana (nella foto) "e stiamo valutando il probiotico orale S. salivarius M18 (Carioblis) in vivo ed in vitro, in collaborazione con la dott.ssa Gobbi responsabile della Piattaforma di Microbiologia Agro-alimentare di UNIBS che si avvale di strumentazioni di alta tecnologia, al fine di stabilire il più efficace protocollo per una persistente prevenzione.
Per approfondire:
Burton et al . 2013, Plos ONE 8(6): e65991. Burton et al., 2013 J Med Microbiol, 62:875-84. Di Pierro et al., 2015 Clin Cosmet Investig Dent,7:107-13.
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