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20 Novembre 2007

Igienisti americani e italiani tra differenze e analogie

di Luigi Checchi


Nell’ottobre del 1985 il Giornale dell’Odontoiatra (che allora si chiamava Dental Flash) pubblicava un’intervista a due voci ad Anna Matsuishi Pattison e a Gianna Maria Nardi, due igieniste emblematiche per l’impegno e la dedizione nell’innovare una professione in continua evoluzione. Allora Gianna Maria Nardi si batteva per il riconoscimento giuridico della figura dell’igienista, mentre Anna Matsuishi Pattison raccontava già di come gli igienisti americani potessero, in alcuni stati in particolare, contare su una preparazione dura e di eccellenza, nonché su programmi di formazione continua. Oggi, anche grazie all’impegno di persone come Gianna Maria Nardi, la distanza di allora sembra colmata ed entrambe le nostre ospiti sono professoresse univesitarie nei corsi di laurea in Igiene dentale americano e italiano.
Luigi Checchi, ordinario di parodontologia al corso di laurea in igiene dentale all’Università di Bologna, ripropone, a più di 20 anni di distanza, un confronto tra le colleghe su temi finalmente comuni.

Cara Anna, quanti anni dura il training universitario in Igiene dentale in California?
Una laurea in Igiene dentale in California richiede un minimo di 4 anni, 2 anni di frequenza in materie base scientifiche e letterarie, 2 anni invece specifici in programmi di Igiene dentale presso una scuola universitaria.
Ci sono comunque anche programmi di due anni nei nostri Community College o due anni in scuole private che garantiscono una laurea in Scienze o un diploma in Igiene dentale, ma queste scuole richiedono almeno 2 anni di corso preliminari prima di essere accettati.

Ci sono differenze fra la California e gli altri stati?
Sì, gli stati dell’ovest richiedono un’educazione scolastica più lunga. In alcune parti degli Stati Uniti uno studente può uscire dal liceo a 17 o 18 anni e scegliere direttamente un programma di igiene di due anni senza passare attraverso i 2 anni di college.

Quanti crediti devi ottenere per la tua educazione continua?
In California gli igienisti dentali debbono ottenere 25 ore di educazione continua ogni 2 anni al fine di poter continuare a praticare.

Ci sono differenze nella vostra professione oggi rispetto ad alcuni anni fa?
Le differenze principali sono dovute al fatto che l’anestesia locale veniva insegnata e permessa alle igieniste fino al 2000 solo in alcuni stati dell’ovest. Negli ultimi 7 anni tutti gli stati del mid-west e la maggioranza degli stati dell’east coast insegnano e permettono l’uso dell’anestesia locale agli igienisti. Attualmente solo gli stati del Sud non permettono agli igienisti di effettuare o di praticare l’anestesia locale.

Usi ultrasuoni o curettes nelle tasche profonde?
In un paziente con tartaro profondo e aderente, inizio con gli ultrasuoni ma finisco sempre con le curettes. Sto anche molto attenta a usare ultrasuoni con la massima potenza in quanto, quando ricontrollo le aree trattate con l’endoscopio, vedo molto tartaro che ho brunito e lasciato. Strumenti a mano ben affilati utilizzati con una buona angolazione e sufficiente pressione sono efficaci nel rimuovere completamente il tartaro e non levigarlo. Se il tartaro non è così tenace uso una combinazione di strumenti ultrasonici e a mano finendo con gli ultrasuoni al fine di eliminare i detriti e il biofilm.

Come ti senti quale direttore di Dimensions?
Dimensions of Dental Hygiene (www.dimensionsofdentalhygiene.com) mi ha permesso di estendere la mia influenza di insegnante e di seguire un’educazione continua nei corsi e nei congressi odontoiatrici. La supervisione dei contenuti editoriali di Dimensions mi ha inoltre permesso di portare informazioni e qualità educazionale a 70.000 igienisti e 5.000 studenti.
Spero che gli igienisti italiani usino il nostro website per leggere le nostre pubblicazioni e forse potremmo lavorare assieme per tradurre in un prossimo futuro in italiano questa rivista.

Cara Gianna, quale è stato il tuo training universitario in Italia?
Ho dato inizio alla mia formazione conseguendo il diploma nella prima scuola per igienisti dentali, la Scuola diretta a fini speciali presso l’Università degli Studi di Bari. Successivamente ho conseguito il D.U. con la riconversione dei crediti e infine la laurea presso l’Università di Roma “La Sapienza”. L’ultima tappa è stata la laurea specialistica in Scienze delle professioni tecnico sanitarie assistenziali presso l’Universita’ “Magna Grecia” di Catanzaro.

Quali sono le differenze nell’insegnamento che hai avuto rispetto a quello che dai?
La figura dell’igienista dentale in Italia era pressoché sconosciuta. Unica rivista dedicata era Prevenzione e Assistenza Dentale di Masson. Ho arricchito il mio bagaglio professionale invitando colleghe straniere a tenere corsi qui in Italia, traducendo articoli scientifici e testi stranieri come la “Bibbia” della dottoressa Wilkins.
Oggi metto a disposizione dei miei studenti tutto quello che in questi anni di continuo desiderio di crescita ho imparato.

Quanti crediti annui devi ottenere per il tuo aggiornamento professionale?
In data 1 agosto 2007 è stato siglato l’accordo Stato-Regioni concernente il Riordino del sistema di formazione continua in medicina. Ogni operatore sanitario deve acquisire 150 crediti formativi nel triennio 2008-2010.

Nelle tasche profonde usi curettes o ultrasuoni?
Il trattamento di una tasca mi impone di valutare alcune importanti variabili come il sito specifico e il suo accesso, la morfologia radicolare, il biotipo parodontale, il quantitativo e la qualità del tartaro e le condizioni di salute del paziente. Preferisco utilizzare dapprima gli ultrasuoni per il debridement per usare le curettes che mi offrono una sensibilità tattile tale da consentirmi di percepire anche i depositi più modesti e raggiungere la base della tasca. Ho utilizzato, solo per una prova, l’endoscopio: è uno strumento eccezionale con cui viene sicuramente potenziata la possibilità di decontaminare meglio le superficie radicolare e di conseguenza aumentare la percentuale di guadagno di attacco clinico. Spero di poterlo adottare presto nella mia pratica clinica quotidiana.

Come ti senti nella tua veste di ricercatrice universitaria e igienista?
La passione che mi ha guidata e mi guida nella pratica clinica è la stessa che mi spinge avanti nell’attività universitaria. Il continuo aggiornamento universitario mi offre la possibilità di approcciare i pazienti con metodiche nuove e, allo stesso tempo, l’attenzione che rivolgo nei loro confronti mi induce a essere sempre alla ricerca di un qualcosa in più nell’ambito della prevenzione.
Un uomo di grande saggezza e umanità come Papa Giovanni XXIII mi ha lasciato un grande insegnamento “non conta nella vita fare cose grandi o piccole, vistose o insignificanti, ma soltanto conta l’amore con cui esse si effettuano”.

GdO 2007; 16

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