I probiotici sono realmente efficaci per mantenere la salute del cavo orale? O, in altre parole, può l’odontoiatra essere sicuro della loro utilità al punto di consigliarne l’utilizzo ai propri pazienti? Per rispondere a queste domande e capire se l’efficacia dei probiotici nell’ambito della salute orale sia “un mito o la realtà”, un gruppo di ricercatori canadesi ha riletto gli studi realizzati finora sull’argomento giungendo alla conclusione che i batteri benefici possono realmente prevenire, e talvolta persino aiutare a curare, alcuni disturbi e patologie del cavo orale come la carie e l’infiammazione parodontale.
In attesa che i prodotti per la salute orale contenenti probiotici specifici, che oggi vengono studiati in laboratorio, raggiungano i banchi delle farmacie, può essere utile avere informazioni riguardo a quali specie batteriche, aggiunte per esempio agli yogurt attualmente in commercio, possono essere utili ai pazienti.
Probiotici vs carie: guerra agli streptococchi
“Gli studi che hanno indagato l’effetto dell’assunzione di probiotici in relazione allo sviluppo di carie, per quanto a oggi non siano molto numerosi, sono decisamente incoraggianti: una sperimentazione finlandese su circa 600 bambini ha dimostrato per esempio che l’assunzione di latte addizionato con Lactobacillus rhamnosus riduce la presenza di Streptococcus mutans nel cavo orale e diminuisce sensibilmente lo sviluppo di lesioni cariose, specialmente nella fascia di età dai 3 ai 4 anni” afferma Daniel Grenier, docente presso la facoltà di odontoiatria e direttore dell’Oral Ecology Research Group della Laval University nella città di Quebec, in Canada. “La forza dei probiotici risiede nella loro capacità di competere con le specie batteriche dannose per l’occupazione dei siti di adesione, “sostituendosi” in parte a essi e diminuendone in questo modo la presenza; alcuni probiotici, inoltre, producono sostanze antibatteriche come acidi organici, perossido d’idrogeno e batteriocine che riducono in modo diretto la presenza dei patogeni riducendone il numero: sono questi i principali processi attraverso i quali i diversi probiotici riescono a contrastare la presenza di specifici batteri nocivi e a ostacolarne l’attività. Alcuni esempi di probiotici efficaci in questo senso sono il batterio lattico Weissella cibaria e Lactobacillus reuteri, entrambi capaci di ostacolare la proliferazione di Streptococcus mutans; una sperimentazione condotta in Giappone ha dimostrato in particolare che l’assunzione di yogurt addizionato con Lactobacillus reuteri per un periodo continuativo di due settimane ha portato alla riduzione della concentrazione salivare di Streptococcus mutans dell’80 per cento; risultati simili sono stati ottenuti con chewing-gum e compresse orosolubili sperimentali contenenti il medesimo probiotico.”
Probiotici vs malattia parodontale: fiducia ai lattobacilli
“Diversi studi che hanno indagato la relazione tra specie batteriche e l’infiammazione del parodonto sono giunti alla conclusione che i lattobacilli sono in grado di inibire la proliferazione di patogeni legati allo sviluppo della malattia parodontale, in particolare Porphyromonas gingivalis, Prevotella intermedia e Actinobacillus actinomycetemcomitans: questo significa che favorire la colonizzazione del cavo orale da parte di alcuni lattobacilli può portare a un riequilibrio generale della flora batterica in chi soffre di una qualche forma di infiammazione dei tessuti parodontali” prosegue il docente. “Lactobacillus reuteri in particolare, addizionato a chewing-gum, ha dimostrato di poter ridurre l’indice di placca in pazienti con forme di gengivite moderate e severe: ciò è dovuto alla produzione di due batteriocine che inibiscono lo sviluppo di diversi patogeni e alla capacità di aderire ai tessuti orali in modo efficace occupando lo spazio in precedenza sfruttato da altre specie batteriche. Inoltre, come altri probiotici, Lactobacillus reuteri svolge anche un’azione indiretta: il suo effetto antinfiammatorio sulle cellule della mucosa intestinale porta a una diminuzione dei parametri infiammatori in tutto l’organismo.”
Altri probiotici promettenti sono Lactobacillus helveticus, capace di stimolare l’azione degli odontoblasti e quindi la ricostruzione dei tessuti ossei, e Lactobacillus brevis, che in soli quattro giorni di assunzione attraverso compresse da sciogliere in bocca si è dimostrato in grado di ridurre la placca, il sanguinamento gengivale e gli indicatori di infiammazione in soggetti affetti da malattia parodontale cronica. “In questo ambito è già in commercio il primo prodotto creato specificamente per contrastare la malattia parodontale contenente Lactobacillus reuteri Prodentis: il produttore consiglia di lasciar sciogliere nel cavo orale una compressa al giorno dopo la pulizia dei denti in modo da consentire ai batteri utili di aderire ai tessuti; le premesse sono incoraggianti, ma sono necessari ulteriori studi che indaghino gli effetti a lungo termine dell’assunzione di questo tipo di prodotti.”
Probiotici vs alitosi: un futuro di gomme e collutori
L’alitosi è spesso prodotta da un disequilibrio della flora orale in favore di batteri anaerobi che producono composti solforosi volatili, e in questo senso può essere contrastata da microrganismi che colonizzando il cavo orale possono favorire un riequilibrio. “Il probiotico Weissella cibaria, per esempio, ha la capacità di ridurre la produzione di composti solforosi volatili da parte di Fusobacterium nucleatum: se assunto attraverso gargarismi dopo essere stato addizionato sperimentalmente a un collutorio ha dimostrato di portare a una riduzione netta della produzione di solfuro di idrogeno e metantiolo e conseguentemente dell’odore sgradevole” descrive il docente. “Un altro probiotico dimostratosi efficace è Streptococcus salivarius: questa specie produce batteriocine in grado di contrastare la proliferazione dei microrganismi che producono le sostanze odorose, e un’azienda produttrice neozelandese ha già messo in commercio chewing-gum “allo streptococco” che si sono dimostrati efficaci in pazienti con alitosi.”
Gli autori dell’articolo, pubblicato dal Journal of the Canadian Dental Association, concludono la revisione affermando che i probiotici sono sicuramente una nuova e promettente area di ricerca nel campo della salute orale. “Il solo fatto che le specie batteriche probiotiche facciano naturalmente parte della flora batterica orale le rende i “soggetti” più adatti a essere inseriti in questo ambiente e ad adattarvisi con lo scopo di migliorarne l’equilibrio ecologico e lo stato di salute.”
“Probiotics for oral health: myth or reality?”
J Can Dent Assoc 2009;75(8):585-90.
GdO 2010; 2
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