Uno studio pubblicato sul The New England Journal of Medicine di marzo 2020, gli autori hanno analizzato l’aerosol e la stabilità superficiale. Ancora presente in goccioline nell’aria fino a 3 ore
Un coronavirus umano che può condurre il paziente contagiato a una sindrome respiratoria acuta grave, talvolta anche letale, chiamato coronavirus 2 (SARS-CoV-2) (precedentemente definito HCoV19), insorto a Wuhan, in Cina, alla fine del 2019, sta ora causando una pandemia dando motivo di seria preoccupazione a livello mondiale.
Ma quanto sopravvive questo virus all’aria aperta e sulle varie superfici?
Tipologia di ricerca e modalità di analisi
In uno studio in vitro, pubblicato sul The New England Journal of Medicine di marzo 2020, gli autori hanno analizzato l’aerosol e la stabilità superficiale di SARS-CoV-2 (Covid19) confrontandolo con quelli di SARS-CoV-1, il più simile coronavirus umano correlato.
Gli autori hanno valutato la stabilità di HCoV19 (SARS-CoV-2) negli aerosol e su varie superfici e hanno stimato il suo tasso di decadimento usando un modello bayesiano di regressione.
Sono stati utilizzati dei ceppi in aerosol (<5 μm) contenenti HCoV19 (105,25 50% dose infettiva per coltura di tessuti [TCID50] per millilitro) e altri ceppi contenenti SARS-CoV-1 (106.75-7.00 TCID50 per millilitro) generati da una nebulizzatore Collison a tre getti.
Il conteggio virale è stato analizzato e registrato in cinque condizioni ambientali (aerosol, plastica, acciaio inossidabile, rame e cartone). Tutte le misurazioni sperimentali sono state eseguite in tre replicati.
Risultati
HCoV19 è rimasto presente negli aerosol per tutta la durata dell’esperimento (3 ore), con una riduzione del titolo infettivo da 103,5 a 102,7 TCID50 per litro di aria. Questa riduzione è risultata simile a quella osservata con SARS-CoV-1, da 104,3 a 103,5 TCID50 per millilitro.
HCoV19 è risultato essere più stabile su superfici quali plastica e acciaio inossidabile rispetto a superfici quali rame e cartone.
Su plastica e acciaio inossidabile il virus è risultato vitale fino a 72 ore dopo l’applicazione su queste superfici, sebbene il titolo virale fosse notevolmente ridotto (da 103,7 a 100,6 TCID50 per millilitro dopo 72 ore su plastica e da 103,7 a 100,6 TCID50 per millilitro dopo 48 ore su acciaio inossidabile).
Sul rame, nessuna carica virale di HCoV19 è stata misurata dopo 4 ore e sul cartone nessuna carica virale di HCoV19 è stata misurata dopo 24 ore.
Conclusioni
Dai dati emersi da questo studio in vitro, che devono trovare conferma in altri lavori analoghi, si può concludere che il virus HCoV19 sopravvive in goccioline nell’aria fino a 3 ore e sulle superfici la sua durata dipende dal tipo di materiale. In un clima freddo e secco la sua sopravvivenza è maggiore, mentre al sole diretto la sua sopravvivenza diminuisce drasticamente.
Comunque, la carica virale su tutte le superfici indagate si dimezza dopo poche ore e non è detto che resti in grado di infettare.
Implicazioni cliniche
Ulteriori studi sono necessari circa la sopravvivenza di questo virus all’aria aperta e nei locali al chiuso. Sono necessari anche ulteriori studi per comprendere il motivo per cui la sopravvivenza del HCoV19 sia maggiore su certe superfici piuttosto che su altre.
Per approfondire
N. van Doremalen et al. Aerosol and surface stability of SARS-CoV-2 as compared with SARS-CoV-1. N Engl J Med March 17, 2020; DOI: 10.1056/NEJMc2004973.
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