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10 Novembre 2022

‘’Good practice’’ in terapia parodontale non chirurgica

La prof.ssa Nardi ricorda perché la personalizzazione del trattamento sia alla base di una buona pratica clinica ed indica una serie di attenzioni da seguire

di Prof.ssa Gianna Maria Nardi


L’evoluzione delle evidenze scientifiche guida gli approcci clinici e nel caso della Good Practice in terapia parodontale non chirurgica le parole chiave sono: cavo orale in eubiosi, mininvasività e tecnologie performanti che assicurino la risposta ai bisogni clinici  della persona assistita. 

La personalizzazione del trattamento clinico odontoiatrico è alla base della buona pratica clinica e le tecnologie avanzate devono agevolare la filosofia di approccio che definiamo tailor-made (Nardi et al. J Biomed 2016; 1:26-31). 

La scelta della tecnologia idonea per ogni quadro clinico è il primo obiettivo dell’approccio tailor-made, che porta il professionista all’attenta osservazione delle caratteristiche anatomiche, tissutali, presenza di eventuali patologie, caratteristiche della superficie da trattare (rif. Giulia.Fantozzi Gianna Maria Nardi Anatomia ergonomia e tecniche operative in terapia parodontale non chirurgica), permettendo delle operatività efficaci e minimamente invasive, e per questo condivise nella scelta con il paziente.

Interagire con il paziente per spiegare le caratteristiche degli strumenti utilizzati per le fasi operative è il valore aggiunto che determina una maggiore fidelizzazione e una forte percezione di qualità della prestazione erogata e dell'operatore. 

La Terapia Parodontale non Chirurgica è la procedura assolutamente indispensabile in un trattamento di decontaminazione del cavo orale, alla base di ogni terapia odontoiatrica in prevenzione primaria, secondaria e terziaria. La scelta di tecnologie sofisticate che assicurino efficienza ed efficacia nelle procedure di deplaquing e debridement parodontale  è un percorso obbligato per il professionista, che può scegliere di usare strumentazione dinamica o strumentazione manuale. 

La letteratura scientifica ha sottolineato quanto l'efficacia del debridment parodontale possa essere ottenuta implementando l'uso della strumentazione ultrasonica all'uso della strumentazione manuale, assicurando, grazie alle tecnologie innovative, performance che rispettino anche l'abbassamento dei rischi per la salute dell'operatore come la sindrome del tunnel carpale.

Gli strumenti manuali di ultima generazione hanno caratteristiche tali da rispondere a criteri che salvaguardino l'ergonomia: manici con diametro opportuno per una  buona presa e perfetto controllo dello strumento, la leggerezza, e soprattutto hanno il pregio di offrire  differenti e molteplici opportunità di scelta relativa  alla parte lavorante di scalers e curettes, (Harmony-Hu Friedy) in modo da assicurare l'efficacia del debridment parodontale anche in situazioni cliniche a anatomiche complesse. 

Anche nel caso della strumentazione ultrasonica la tecnologia permette agli operatori performance di efficienza per la terapia parodontale non chirurgica, con la grande opportunità di poter eseguire sia il deplaquing con polveri a differenti granulometrie, che il debridment avendo a disposizione differenti punte e può calibrare l'intensità degli ultrasuoni in modalità soft (Mectron ).
Tali caratteristiche permettono di poter scegliere gli strumenti opportuni per mantenere standar di qualità delle prestazioni ed assicurano maggior confort all'operatore ed alla persona assistita. Il confort del paziente durante l'operatività clinica deve essere assicurato per permettere che lo stesso possa ritornare con certezza agli indispensabili follow-up.  


 
 

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