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10 Gennaio 2019

L’osteoporosi può condizionare il successo implantare?

Dati di uno studio con follow-up a 5 anni

di Lara Figini


Si stima che 1 donna su 2 e 1 uomo su 5 oltre i 50 anni di età possano sviluppare una frattura a causa dell’osteoporosi. L'osteoporosi è definita come una malattia scheletrica, caratterizzata da una bassa densità dei tessuti ossei.

La consistenza e la densità ossea risultano da un equilibrio finemente regolato tra riassorbimento osseo e nuova formazione ossea, determinato dal degradare della matrice ossea, per opera degli osteoclasti, e dalla ricostruzione della stessa per opera degli osteoblasti. Un’alterazione di questo equilibrio porta a un deterioramento della microarchitettura dell'osso trabecolare, aumentando la fragilità ossea e la porosità ossea corticale.

L'osteoporosi sistemica può influenzare anche la quantità e la qualità dell'osso nel distretto maxillo-facciale, in particolare nelle regioni edentule.

Sulla base di studi preclinici di laboratorio su animali, si è ipotizzato che i pazienti con osteoporosi/osteopenia possano essere più a rischio di sviluppare una insufficiente osteointegrazione e una riduzione della sopravvivenza dell'implantologia a lungo termine.

Tuttavia, i dati attualmente disponibili in letteratura rimangono inconcludenti; inoltre, la maggior parte di questi sono a breve termine e non sono in grado di mostrare una correlazione effettiva tra osteoporosi e fallimento implantare.

Tipologia di ricerca e modalità di analisi
In uno studio clinico multicentrico, pubblicato sul Journal of Dental Research di gennaio 2019, si è cercato di fornire informazioni a lungo termine sulla prestazione clinica degli impianti in pazienti affetti da osteoporosi primaria sistemica diagnosticata/osteopenia. Nello studio sono state prese in considerazione donne in post-menopausa che necessitavano di impianti.

A questi soggetti sono state eseguite delle misurazioni della densità minerale ossea nell'anca e nella colonna vertebrale, utilizzando due scansioni di assorbimetria a raggi x.

Sulla base dei punteggi T, sono state quindi divise in 2 gruppi:

  • gruppo O (gruppo con osteoporosi) con un T-score ≤-2;
  • gruppo C (gruppo di controllo) con un T-score di ≥-1.

Gli impianti sono stati posizionati in due fasi e caricati da 4 a 8 settimane dopo l’intervento di inserimento dell’impianto. Sei mesi dopo il carico e, successivamente, ogni anno sono stati valutati i parametri clinici e radiografici. In totale, sono stati collocati in 48 pazienti (età media: 67 anni) 148 impianti: sessantatré sono stati inseriti in 20 pazienti (gruppo O) e 85 in 28 pazienti (gruppo C). Dopo 5 anni, sono stati valutati 117 impianti (38 nel gruppo O e 79 nel gruppo C) in 37 pazienti.

Risultati
Il tasso di sopravvivenza cumulativo è risultato essere del 96,5%. Le alterazioni marginali complessive ossee, dopo 5 anni di carico, sono risultate essere -0,09±0,78 mm (gruppo O: -0,15±0,50 mm; gruppo C: -0,06±0,89 mm) a livello dell’impianto e -0,09±0,54 mm (gruppo O: -0,18±0,43 mm; gruppo C: 0,06±0,58 mm) a livello generale osseo orale delle pazienti (p >0,05).

Conclusioni
Dai dati emersi da questo studio, che devono però trovare conferma in altri lavori clinici analoghi, si può concludere che la terapia implantare orale in pazienti osteoporotiche è un’opzione terapeutica affidabile con tassi di osteointegrazione, sopravvivenza dell’impianto e alterazioni marginali a livello osseo, dopo 5 anni di carico funzionale, comparabili a quelli ottenuti in pazienti sane.

Implicazioni cliniche
Di fronte a pazienti affette da osteoporosi in post-menopausa l’odontoiatra può tranquillamente eseguire riabilitazioni implantari confidando in successi clinici a distanza di almeno 5 anni comparabili a quelli delle pazienti sane.

Per approfondire

Temmerman A, Rasmusson L, Kübler A, Thor A, Merheb J, Quirynen M. A prospective, controlled, multicenter study to evaluate the clinical outcome of implant treatment in women with osteoporosis/osteopenia: 5-year results. J Dent Res 2019;98(1):84-90.

 
 

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