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16 Aprile 2019

Osteointegrazione di impianti dentali in pazienti in cura con i recenti chemioterapici

di Lara Figini


I recenti progressi in implantologia hanno portato a un aumento del numero di pazienti trattati, con tassi di sopravvivenza degli interventi superiori al 95% in una popolazione sana.

Sempre più frequentemente ci si trova ad affrontare interventi di implantologia in soggetti anziani o in persone che hanno subito dei trattamenti chemioterapici per tumore.

I chemioterapici tradizionali sono caratterizzati da una mancanza di selettività per le cellule tumorali, caratteristica che può portare a resistenza ai farmaci o causare tossicità sistemica.

Recentemente sono stati introdotti dei trattamenti chemioterapici mirati migliori, che dipendono da anticorpi monoclonali (mAb), che si legano a bersagli specifici sulla superficie delle cellule tumorali. Questi farmaci differiscono dai trattamenti tradizionali in quanto bersagliano specificatamente le cellule cancerose bloccando le vie oncogeniche e limitando l’angiogenesi.

Questi nuovi chemioterapici oltre a essere più specifici garantiscono meno effetti collaterali; tuttavia, i periodi di trattamento richiedono tempi più lunghi di quelli tradizionali. Ma questi chemioterapici possono interferire sull’osteointegrazione degli impianti dentali?

Tipologia di ricerca e modalità di analisi
In uno studio in vivo su animali, pubblicato sul British Journal of Oral and Maxillofacial Surgery di febbraio 2019, gli autori hanno esaminato l’effetto della chemioterapia mirata antiangiogenetica sull’osteointegrazione degli impianti di titanio.

Quattordici conigli bianchi della Zelanda sono stati assegnati casualmente in due gruppi di sette ciascuno:

  • gruppo C o gruppo di controllo in cui ai conigli è stato somministrato del placebo;
  • gruppo A o gruppo Avastin® in cui ai conigli sono state somministrate cinque dosi di bevacizumab per via intraperitoneale (3 mg/kg / settimana). La prima dose è stata somministrata due giorni prima che l’impianto fosse inserito e le restanti quattro sono state somministrate settimanalmente per quattro settimane successive all’implantologia. Gli impianti di titanio sono stati inseriti nel condilo femorale distale destro di ciascun coniglio.

L'osteointegrazione degli impianti è stata misurata mediante tomografia computerizzata (CT) ed è stata effettuata una valutazione istomorfometrica.

Risultati
Sia la tomografia computerizzata che l’analisi istomorfometrica hanno mostrato una minor osteointegrazione nel gruppo A Avastin® rispetto al gruppo controllo.

Conclusioni
Dai dati emersi da questo studio, che devono trovare conferma con altri lavori analoghi e in studi clinici su uomo, si può concludere che l’inibizione farmacologica dell’angiogenesi da parte del bevacizumab può influenzare negativamente l’osteointegrazione degli impianti di titanio su animali.

Implicazioni cliniche
L’odontoiatra deve tenere in considerazione che nei casi di implantologia in pazienti in cura o che hanno subito una terapia con chemioterapici mirati anti-angiogenetici negli ultimi tempi, l’osteointegrazione può essere influenzata negativamente dall’assunzione di bevacizumab nello specifico.

Per approfondire

Al-Jandan B. Effect of antiangiogenic targeted chemotherapy on the osseointegration of titanium implants in rabbits. Br J Oral Maxillofac Surg 2019 Feb;57(2):157-63.

 
 

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