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27 Aprile 2020

Case report: rimozione impianto fratturato e sostituzione con impianti BTI e l’ausilio del PRGF-Endoret®


di Marco Mozzati, Giorgia Gallesio

Marco Mozzati, Giorgia Gallesio Marco Mozzati, Giorgia Gallesio

Il paziente, donna di 57 anni, si presenta alla nostra attenzione per frattura implantare in sede 3.6. A seguito di una valutazione clinica e radiologica si decide di procedere alla rimozione dell’impianto fratturato e alla sua sostituzione con due impianti BTI in sede 3.6 e 3.7.

Viene eseguito un unico intervento chirurgico in cui viene rimosso l’impianto fratturato, estratto il 3.8 e posizionati due impianti BTI, rispettivamente di diametro 4 e di diametro 5.

Per questo caso si è deciso di adoperare il PRGF-Endoret® in associazione alla terapia implantare per migliorare i processi di osseointegrazione e per veicolare più facilmente i materiali da innesto. L’uso degli emoderivati facilita l’agglutinazione e la somministrazione del biomateriale osseo, evitandone la dispersione.

Il caso è stato gestito seguendo il protocollo di Anitua che prevede il massimo rispetto del tessuto osseo a partire dalla preparazione del sito che avviene a bassa velocità e senza irrigazione per recuperare l’osso rimosso.

Gli impianti prima del posizionamento vengono inumiditi con PRGF-Endoret® liquido attivato in modo da colmare l’interfaccia impianto-osso di fattori di crescita e proteine limitando così l’infiammazione locale e accelerando il processo di osteointegrazione.

Questi studi hanno dimostrato come la superficie implantare inumidita con il PRGF-Endoret® determina una nano-ricopertura biologicamente attiva che modifica l’interfaccia osso-impianto, aumentandone il contatto dell’85%, favorendo la formazione di osso duro lamellare attorno all’impianto e rendendo indistinguibile la midollare dalla corticale in tutte le sezioni analizzate.

Una volta posizionati gli impianti viene posizionato il materiale da innesto miscelato con il concentrato piastrinico e al di sopra di esso viene collocata una membrana di fibrina autologa.

In questo caso il secondo tempo chirurgico viene eseguito con il posizionamento di un innesto connettivale prelevato dal palato allo scopo di aumentare la gengiva aderente perimplantare.


Fig. 1 La radiografia endorale evidenzia un impianto endosseo fratturato


Figg. 2a, b Visione clinica della zona interessata (a); si noti il sito chirurgico dopo un’incisione in cresta e l’estrazione del 3.7 (b)


Figg. 3a-c La parte residua dell’impianto viene rimossa lasciando una lacuna ossea



Figg. 4a-c Sequenza chirurgica della preparazione implantare, avvitamento e posizionamento delle cover


Figg. 5a-c Materiale da innesto miscelato con il concentrato piastrinico; al di sopra di esso si colloca una membrana in fibrina autologa


Figg. 6a, b A sutura eseguita si inietta nei tessuti un concentrato in forma sol


Fig. 7 Radiografia endorale di controllo a tre mesi dall’intervento


Figg. 8a, b Secondo tempo chirurgico con posizionamento di un innesto connettivale prelevato dal palato


Fig. 9 Radiografia endorale a dodici mesi dal carico protesico che evidenzia la buona stabilità del tessuto osseo perimplantare

Con il contributo non condizionante di BTI Biotechnology Institute         

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