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24 Ottobre 2022

UNISA, un nuovo approccio in GBR: la Sling Technique

Nuova tecnica di rigenerazione ossea a fini implantari messa a punto da un gruppo di ricercatori italiani dell'Università di Salerno

di Francesco Giordano

Il gruppo di lavoro di Chirurgia Orale e Implantare del Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria “Scuola Medica Salernitana” dell’Università degli Studi di Salerno – composto da Francesco Giordano, Mario Caggiano, Federica Di Spirito, Francesco D’ambrosio, Alfonso Acerra, Bruno Scognamiglio e Stefano Martina – sotto la guida del Presidente del corso di laurea Prof. Massimo Amato, ha elaborato una nuova tecnica di rigenerazione ossea a fini implantari.

Un case series con i primi 10 casi realizzati, follow-up di 24 mesi, è stato pubblicato sulla rivista Applied Sciences 2022;12(12):5889.

Raggiunto il primo livello di evidenza, il continuo utilizzo della procedura da parte di un gruppo di specialisti porterà alla pubblicazione di nuovi lavori finalizzati alla progressione della tecnica sulla piramide dell’evidenza scientifica.

La procedura si prefigge di mutuare dai percorsi rigenerativi delle tecniche di GBR, già evidenze dalla letteratura, i principi biologici, modificandone strategicamente l’utilizzo dei presidi terapeutici al fine di ridurre drasticamente le complicanze.

La tecnica ha il nome di “Sling Technique for horizontal guided bone regeneration”; il protocollo prevede l’utilizzo di una membrana in e-PTFE non riassorbibile in combinazione con una membrana riassorbibile in collagene, il tutto a copertura di una miscela per l’innesto a correzione del difetto.

La letteratura scientifica considera le procedure di GBR realizzate con membrane non riassorbibili in e-PTFE fra le più predicibili per la ricostruzione del processo alveolare a fini implantari; purtroppo questa predicibilità di risultato è spesso inficiata da un alto numero di complicanze.

Quelle più citate in letteratura sono sicuramente l’esposizione precoce della membrana e la comparsa di infezioni tardive; alcune di queste, forse il maggior numero, sono collegate a cattiva diagnosi o a una sottovalutazione dei fattori di rischio nell’unicità del paziente.

La complicanza più frequente è l’esposizione della membrana lungo l’incisione principale. Le cause possono essere molteplici – un preesistente difetto tissutale, un’insufficiente mobilizzazione del lembo, un mancato rispetto delle istruzioni post-chirurgiche da parte del paziente – e possono condurre a una non guarigione per prima intenzione e a un’esposizione precoce della membrana in PTFE che in breve tempo si infetterà, imponendone la rimozione e portando al fallimento della procedura.

Il successo della GBR è ancorato al rispetto di determinati requisiti, fra i più importanti la stabilità dell’innesto al fine di non interferire con l’angiogenesi, alla guarigione per prima intenzione della ferita chirurgica.

Il nome Sling Technique deriva dallo sfruttamento dell’elasticità di una membrana in PTFE non rinforzata per stabilizzare e proteggere l’innesto.

Il razionale della tecnica è far sì che, al di sotto dell’incisione principale, non sia presente la membrana in PTFE ma quella in collagene la quale, in caso di esposizione, conduce a una guarigione per seconda intenzione o a un parziale minus rigenerativo, ma mai al fallimento dell’intera procedura.

Una striscia di membrana opportunamente ritagliata, alta quanto il sito da rigenerare, verrà bloccata con dei chiodini, a una sola estremità, sulla compagine vestibolare del processo alveolare atrofico (fig. 1).


Fig. 1 Membrana in PTFE ancorata a una sua estremità sul sito ricevente


Sul sito ricevente viene posizionata la miscela da innesto autologo ed eterologo 50:50 (fig. 2).


 
 

Fig. 2 Membrana in e-PTFE fissata a una sua estremità e materiale da innesto posizionato sul sito ricevente


L’innesto viene poi compresso sulla superficie ossea, opportunamente decorticalizzata, sfruttando l’elasticità della membrana che viene bloccata all’altra estremità con due chiodini (fig. 3).


Fig. 3 Materiale da innesto osseo stabilizzato dalla membrana fissata a entrambe le estremità


 
 

Stabilizzato così l’innesto, la parte occlusale verrà ricoperta con una membrana riassorbibile in collagene (fig. 4).


Fig. 4 Posizionamento di una membrana in collagene a copertura della porzione occlusale dell’innesto, al di sotto della futura linea di sutura


Si procederà quindi alla sutura dei tessuti molli opportunamente passivati alternando punti a materassaio orizzontale e punti singoli (fig. 5).


 
 

Fig. 5 Sutura


Nel serial case pubblicato si è verificato un solo caso di deiscenza della ferita con parziale esposizione della membrana in collagene, guarita poi per seconda intenzione senza compromettere la procedura.

Questo dato dimostra l’importanza della presenza della membrana in collagene al di sotto della linea di sutura (e non di quella in PTFE).

In tutti i casi trattati la tecnica proposta ha dimostrato buoni risultati in termini di rigenerazione ossea (fig. 6).


Fig. 6 Rigenerazione ottenuta


 
 

Su un totale di 33 impianti inseriti in osso rigenerato, a distanza di 24 mesi la sopravvivenza implantare è stata pari al 100%. I tessuti molli perimplantari hanno evidenziato stabilità clinica.

Il campione pubblicato è ridotto, al fine di ufficializzare i risultati con un follow-up almeno di 24 mesi. I dati pubblicati si riferiscono a procedure consecutive, realizzate in un determinato periodo temporale, coinvolgendo tutti i pazienti operati in quel periodo, in modo da rendere casuale il campione e la tipologia di difetto.

Dalla fine del periodo di follow-up ad oggi sono stati realizzati numerosi interventi con la tecnica descritta e i risultati sembrano essere sovrapponibili, quindi incoraggianti.

Per poter essere validata, la tecnica chirurgica dovrà essere eseguita su un campione più ampio e realizzata da più operatori. Considerata la semplicità tecnico-chirurgica di esecuzione, in quanto il protocollo è molto simile alle procedure di GBR convenzionali, potrà essere praticata da un ampio gruppo di clinici, in modo da contribuire alla validazione scientifica.

Per il febbraio del prossimo anno è stato attivato presso il Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria dell’Università di Salerno un corso di perfezionamento in Perio-Implantoprotesi. Uno degli obiettivi del corso è quello di formare dei clinici alla nuova procedura.

In riferimento alla letteratura a supporto della su descritta tecnica si rimanda alla bibliografia della pubblicazione (Appl Sci 2022;12(12):5889; https://doi.org/10.3390/app12125889).

fgiordano@unisa.it

 
 

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