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20 Giugno 2023

Reintervento implantare dopo carico immediato post-estrattivo non andato a buon fine

In questo caso clinico viene descritta la sostituzione dell’elemento fratturato con una prima fixture a carico immediato, persa alla terza settimana di guarigione, rimossa rigenerando l’osso in sito con un biomateriale sintetico e sostituita dopo dodici settimane da una seconda fixture sommersa, posizionando un maryland provvisorio in attesa della finalizzazione.

Pietro Molfese, Fabio Magistroni e Simone Baisotti

Il primo premolare superiore è un elemento tipicamente soggetto a fratture verticali per posizione in arcata e struttura dello stesso.
Esso si trova in una zona a impatto estetico e quanto più il paziente è giovane tanto maggiore sarà la richiesta estetica.

Spesso siamo portati dallo stesso paziente a optare per un carico immediato.
Tuttavia, la posizione del quarto superiore lo espone notevolmente ai carichi orizzontali, dipendentemente da abitudini masticatorie, ipertrofia masseterina e conformazione delle guide dentali laterali.  


Caso clinico

Di seguito si descrive la sostituzione dell’elemento fratturato con una prima fixture a carico immediato, persa alla terza settimana di guarigione, rimossa rigenerando l’osso in sito con un biomateriale sintetico e sostituita dopo dodici settimane da una seconda fixture sommersa, posizionando un maryland provvisorio in attesa della finalizzazione.

Grazie alla TC cone beam è possibile un’ottima valutazione dei tessuti duri: ciò permette la creazione di una mascherina guida onde posizionare la fixture rispettando gli spazi biologici e mantenendo un’emergenza protesicamente guidata.

La sezione della CBCT (fig. 1) mostra la situazione iniziale e il livello della frattura: elemento sottoposto a terapia canalare, con grossa ricostruzione radiopaca. La rima di frattura segue la ricostruzione sotto-gengiva.



Figura 1


La posizione e la lunghezza della radice impediscono un recupero protesico dell’elemento.

Nella prima fase dell’intervento è stato rimosso l’elemento fratturato, è stato posizionato un biomateriale sintetico composto da solfato di calcio 35% e beta-fosfato tricalcico 65% (EthOss) ed è stato posizionato un impianto Active Shape con torque registrato a chiave dinamometrica >50 Ncm (figg. 2, 3).


Figura 2


Figura 3


A distanza di una settimana avviene la rimozione delle suture (fig. 4).


Figura 4


Alla terza settimana la fixture risulta instabile. Perciò viene rimossa, effettuando una profonda pulizia dell’alveolo vuoto (fig. 5) per posizionare di nuovo il biomateriale precedentemente descritto (EthOss), il quale non richiede membrane (fig. 6).


Figura 5


Figura 6


I vantaggi di utilizzare questo materiale da innesto sono in primis la maneggevolezza e la non necessità di posizionare membrane, a seguire l’assenza di rischio infettivo, la velocità di rigenerazione e la qualità ossea elevata a sole dodici settimane.

A questo punto si confeziona un maryland provvisorio, poiché la richiesta del paziente è di non rimanere senza dente.

A distanza di dodici settimane dall’innesto si effettua la CBCT e si riprogramma l’intervento in chirurgia guidata (Arcosynsurgery).

Si posiziona l’impianto (ImpLassic FT3 3,75x11,5, Dental Tech, Misinto) 2 mm sotto cresta con torque di inserimento >50 Ncm, dopodiché si posiziona una vite di guarigione e il maryland del paziente al di sopra. Non sono necessari punti di sutura per via dell’opercolo (figg. 7, 8).


Figura 7


Figura 8


A distanza di 3 mesi si prende un’impronta digitale e si consegna l’elemento definitivo in zirconia integrale; il follow-up a 7 mesi dall’intervento mostra una corretta guarigione dei tessuti molli attorno all’elemento, stabile e in masticazione (fig. 9).


Figura 9


Conclusioni
La perdita di un impianto non è un danno irreparabile. La conoscenza della biologia unita a materiali performanti aiutano a risolvere situazioni problematiche in modo predicibile, garantendo un successo sia funzionale che estetico.

La programmazione guidata dell’intervento ha ridotto notevolmente la tempistica e con essa il discomfort post-operatorio.

Altresì, il posizionamento sotto cresta della fixture e la costruzione protesica della corona hanno permesso un ottimo controllo dei tessuti molli a distanza, garantendo la resa estetica richiesta dal paziente.    

Autori: Dott. Pietro Molfese, con il contributo del Dott. Fabio Magistroni e dell’Odt. Simone Baisotti


Con il contributo non condizionante di Dental Tech



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