Negli ultimi anni si è assistito a un notevole progresso della chirurgia odontostomatologica, con l’ampliamento dei suoi campi di azione e conseguentemente delle sinergie professionali fra il chirurgo specialista odontoiatra
e lo specialista in ortognatodonzia, pedodonzia, protesi e chirurgia maxillo-facciale. Vorremmo ipotizzare gli scenari più attuali e i campi di applicazione futuri insieme al professor Ugo Covani, che ha ricoperto la carica di Presidente della Società Italiana di Chirurgia Orale per il biennio 1994/96 e ricopre oggi, per il biennio 2004/06, la carica di Presidente dell’European Board of Oral Surgery.
Il professor Covani, dopo un’intensa attività libero-professionale, accompagnata da una vivace attività didattica, è approdato al mondo dell’Università dove attualmente è docente di Patologia Speciale Odontostomatologica presso il Corso di laurea in Odontoiatria e Protesi dentaria dell’Università di Genova, carica che ricopre anche nel corso di laurea in Igiene Dentale, oltre a far parte del corpo docente del dottorato di ricerca in Scienze e Tecnologie Biofisiche nonché coordinare la sezione odontoiatrica del Master di 2° livello in Tecnologie avanzate della ricostruzione ossea.
Nel corso della sua carriera il professor Covani ha tenuto seminari e lezioni presso molte Università italiane e straniere. All’attività didattica associa un’attività di ricerca che si estrinseca all’interno del Centro Interuniversitario di Ricerca su Nanoscienze e Nanotecnologie Organiche e Biologiche (Nanoworld Institute) dell’Università di Genova.
Le linee di ricerca del suo gruppo riguardano la riduzione dei tempi di terapia in implantologia con particolare riferimento al posizionamento immediatamente post-estrattivo degli impianti e al loro carico immediato, il controllo dell’infezione dentale e implantare mediante l’utilizzo di dispositivi laser e le tecnologie avanzate della ricostruzione ossea in odontostomatologia. Autore di un centinaio di pubblicazioni, un quarto delle quali su riviste internazionali, ha dato alle stampe cinque libri e altrettanti capitoli in volumi di altri Autori.
Il professor Covani ha inoltre raggiunto la qualifica di clinical professor presso il dipartimento di Oral and Maxillo-Facial Surgery della State University of New York at Buffalo, dove è Co-director dell’Advanced Surgical Implant Program per odontoiatri italiani.
La chirurgia implantare rappresenta oggi una importante parte dell’attività del chirurgo orale. Come vede il futuro di questa branca della chirurgia orale?
Non v’è dubbio che la pratica implantologica ha subito e subirà importanti cambiamenti rispetto all’epoca “brånemarkiana”. Non bisogna infatti dimenticare che in ragione dell’importante opera di prevenzione delle patologie odontostomatologiche messa in atto dalla classe odontoiatrica, il futuro vedrà una netta riduzione del numero di edentuli totali e il trattamento implantare riguarderà soprattutto edentulismi parziali. E ancora aumenterà la richiesta di soluzioni implanto-protesiche ad alto contenuto estetico, soprattutto per la sostituzione dell’elemento singolo. Nei casi in cui si ponga l’indicazione all’estrazione dentaria oggi la sostituzione implanto-protesica dell’elemento perduto rappresenta la soluzione di scelta e tutte le altre soluzioni possibili un’alternativa. Una vera e propria rivoluzione se si pensa che solo qualche anno fa la situazione era esattamente contraria: la soluzione implanto-protesica era l’ultima delle alternative proposte, sempre che fosse proposta.
Se dunque un ruolo importante avrà la sostituzione implantare del dente candidato all’estrazione appare chiaro il grande spazio che acquisirà la pratica degli impianti immediatamente post-estrattivi. È questa la ragione per la quale il gruppo da me diretto incentra molta della propria attività di ricerca clinica proprio su tale approccio.
Dunque i denti in qualche modo compromessi saranno in futuro estratti e sostituiti con impianti?
La domanda mi consente di puntualizzare che l’odontoiatra, essendo il medico del cavo orale, dovrebbe privilegiare sempre e comunque la conservazione, laddove ragionevolmente possibile, dell’elemento dentario, e il mondo della ricerca deve continuare a ricercare soluzioni e trattamenti che contribuiscano a tale fine. Devo dire che sempre più spesso mi accade di vedere piani di trattamento con un disinvolto ricorso all’estrazione dentaria in ragione di presunti valori statistici, spesso privi di adeguati supporti in termini di evidenza scientifica, di durata dei pilastri protesici dentali. Credo che dovremmo tutti stigmatizzare questo atteggiamento che, se radicalizzato, finirebbe con il creare una nuova ondata di edentuli totali. Sono profondamente convinto che la buona clinica non possa prescindere dal buon senso, e a questo invito i colleghi. Credo che tutto ciò sia anche frutto di un’eccessiva spinta commerciale che fa sì che l’odontoiatra sia frastornato dai troppi convegni e manifestazioni culturali in tema di implantologia. Per esempio in chirurgia orale si parla troppo di impianti e troppo poco di patologia orale. E il cancro orale continua a mietere troppe vittime nel nostro Paese.
Qual è il ruolo del chirurgo orale in questo campo?
Il chirurgo orale, insieme a tutti gli operatori della salute orale, ha un ruolo fondamentale nella diagnosi precoce della malattia, nella corretta ed efficiente attivazione dell’iter terapeutico, ed infine nella educazione sanitaria dei pazienti e degli operatori della salute così da realizzare seri percorsi di prevenzione della patologia neoplastica del cavo orale. Non v’è infatti dubbio che molto si può fare in questa direzione e che certamente ancora una volta la prevenzione saprà dare i suoi frutti. Ed in questo caso i frutti si traducono in riduzione della mortalità. Attivare all’interno del mondo odontoiatrico un circuito virtuoso che porti alla identificazione dei pazienti a rischio, alla modifica delle abitudini rischiose, alla tempestiva diagnosi delle lesioni ed alla loro esperta gestione è l’obbiettivo che dovremmo porci. E colgo l’occasione per sottolineare l’importanza del progetto elaborato dalla Società Italiana di Chirurgia Orale e dal suo presidente, il dottor Francesco Scarparo. Tale progetto prevede una capillare presentazione delle linee guida di prevenzione, diagnosi e trattamento del cancro orale attraverso conferenze, patrocinate dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri, che saranno tenute presso gli Ordini provinciali e indirizzate a tutti gli operatori della salute coinvolti. Il progetto gode inoltre del patrocinio del ministero della Salute, del Senato della Repubblica Italiana, dell’Associazione Nazionale Dentisti Italiani e dell’Istituto dei Tumori di Milano.
Sempre con uno sguardo al futuro, quali saranno i campi di ricerca della chirurgia odontostomatologica?
Il campo della chirurgia orale, così come descritto, è assai vasto e molti sono e saranno i campi della ricerca. Assai stimolante, a mio giudizio, è in questa fase la ricerca sulle tecniche di ricostruzione ossea a scopo implantare. Tale tipo di procedure deve ancora trovare un univoco e prevedibile approccio e un’adeguata mole di evidenze scientifiche. In effetti in tempi recenti le conclusioni di una review della Cochrane Collaboration sul tema hanno messo in luce questa carenza di evidenze scientifiche e compito dei chirurghi orali sarà quello di colmare questa lacuna e fornire semplici e prevedibili procedure di ricostruzione ossea pre-implantare alla pratica professionale, poiché il grande aumento della domanda di soluzioni implanto-protesiche anche in situazioni di atrofia del processo alveolare aspetta questo tipo di risposte.
Quali vantaggi potrebbe portare una più ampia diffusione dell’utilizzo dei dispositivi laser nella pratica clinica?
I dispositivi che utilizzano l’energia laser hanno trovato ampia diffusione in tutte quelle branche della medicina in cui si è potuto dimostrare la capacità dei laser di ottenere risultati altrimenti non possibili o nei casi in cui i risultati, possibili per altre vie, potevano essere raggiunti in modo più semplice. Questo non è ancora avvenuto in odontoiatria e questo frena una ampia diffusione del laser nel mondo odontoiatrico. L’interesse del mio gruppo alle applicazioni dei laser è incentrato sulle capacità dell’energia laser di controllare la contaminazione batterica della struttura dentale e sui suoi possibili utilizzi nelle patologie odontoiatriche correlate a questo tipo di colonizzazione batterica. Non c’è infatti dubbio che la gran parte dell’attività odontoiatrica, dall’igiene orale, all’endodonzia, al parodontologia, è mirata all’eliminazione di questa noxa patogena. L’energia laser potrebbe verosimilmente offrire un valido contributo in questa direzione ed è pertanto ragionevole continuare ed approfondire gli studi in tale direzione.
In quale ambito si orienta la sua ricerca sulle nanotecnologie e a quali futuri sviluppi può portare?
Nell’ambito del Nanoworld Institute dell’Università di Genova, diretto dal professor Nicolini, insigne biofisico di formazione americana, esistono grandi potenzialità di ricerca per quanto riguarda la possibilità di interpretare ad un livello più approfondito le interazioni fra i biomateriali e i tessuti. In modo particolare il nostro progetto riguarda la possibilità di valutare la morfologia delle superfici a livello di microscopia a forza atomica e di comprendere se le variazioni morfologiche possano condizionare l’espressione genica delle cellule osteoblastiche in cultura. Non v’è dubbio che il progresso dei biomateriali passa attraverso la comprensione degli intimi meccanismi attraverso i quali è possibile ottenere la migliore e più prevedibile risposta tissutale. Si tratta di un progetto ambizioso cui speriamo di dare un seguito concreto, e in questa direzione va lo sforzo mio personale e dei miei collaboratori.
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