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06 Luglio 2017

Catene Vs dentisti tradizionali. Una indagine Key-Stone ha cercato di capire le scelte


Ad interrogarsi su quali siano le logiche che guidano i cittadini nella scelta del dentista è stata l'ANCOD, l'associazione che riunisce i principali centri odontoiatrici organizzati che ha commissionato a Key-Stone, società di ricerca specializzata nel settore dentale, una indagine mirata.

I dati sono stati presentati in occasione del primo evento ANCOD svoltosi martedì 4 luglio a Milano grazie al supporto dell'azienda Overmed.

L'indagine è stata condotta su 1.607 persone scelte in modo casuale in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e nella città di Roma (le aree dove sono maggiormente presenti le strutture odontoiatriche con marchio) tramite interviste telefoniche (70%) e web (30%). Il campione è stato suddiviso in cluster per evidenziare i differenti comportamenti. Il 66% del campione, familiari compresi ha spiegato Roberto Rosso presidente Key-Stone, "sono andati dal dentista nell'ultimo anno", e rispetto alle indagini ISTAT dovuto alla metodologia l'inchiesta il nostro campione "non coglie gli strati socioeconomici estremamente deboli".

Che dentista scelgono?

I dati rilevati da Key-Stone confermano altri dati raccolti in questi anni, compresi quelli di Edra attraverso i lettori di Dica33, ovvero che la stragrande maggioranza degli italiani si rivolge dal dentista tradizionale, che poi è anche quello numericamente più presente sul territorio. Secondo la ricerca Key-Stone a rivolgersi nello studio di un dentista tradizionale è stato l'84%, mentre dai centri odontoiatrici il 10%, meno utilizzate le Asl (5%) o i poliambulatori e grandi cliniche private (5%), sempre più marginale chi si rivolge all'estero (2%).

Focalizzando l'attenzione verso i centri odontoiatrici organizzati, il 25% del campione ha dichiarato di esserci stato almeno una volta: il 15% per farsi effettuare una cura, l'8% per farsi fare un preventivo ma poi si è rivolto ad altri, mentre il 9% non ci è andato ma conosce persone che ci sono andate. La percentuale di chi ha frequentato queste strutture, spiega Rosso, aumenta se gli intervistati sono giovani, dirigenti o imprenditori oppure impiegati.

Il 68% non è mai stato in un centro dentale, né conosce qualcuno che ci sia stato. L'Emilia Romagna è la regione con la più bassa percentuale di pazienti che si sono rivolti ai centri organizzati, unitamente ai pensionati e a coloro che hanno la licenza media o inferiore.

Analizzando il dato per zona geografica (tra i cittadini delle regioni considerate nel sondaggio) in Piemonte, i cittadini sono andati più spesso dal dentista privato, mentre in Lombardia la frequenza diminuisce e aumentano leggermente le persone che si sono rivolte a un poliambulatorio. All'aumentare dell'età, il ricorso al dentista privato diminuisce, mentre aumenta la propensione a rivolgersi a una clinica dentale.

Nelle famiglie con un reddito inferiore, i membri sono andati meno frequentemente dal dentista privato, a favore del servizio pubblico, dello studio odontoiatrico in poliambulatorio e del dentista all'estero.

"Considerando coloro che hanno eseguito trattamenti specifici -commenta Rosso- l'incidenza del dentista privato diminuisce, mentre il ricorso ad una clinica dentale aumenta. Al contrario, tra coloro che sono andati dal dentista solo per un controllo, il ricorso ad una clinica è quasi dimezzato.

È altresì interessante notare che coloro che sono stati già in un centro dentale in passato sono più inclini a tornare di nuovo, mentre tra quelli che non ci sono mai stati, il 92% è andato dal dentista privato e non ha preso in considerazione di rivolgersi ad un centro odontoiatrico. Inoltre, coloro che sono stati già in un centro mostrano una maggiore apertura verso le grandi cliniche o gli studi in poliambulatorio".

Prima di scegliere il dentista mi guardo in giro?

Dalla ricerca di Key-Stone viene sfatato il mito del paziente che prima di accettare una terapia si rivolge a più dentisti per sentire pareri e preventivi diversi: infatti solo il 10% di coloro che si sono rivolti al dentista nel 2016 ha consultato più studi dentistici.

Tra i pazienti delle cliniche dentali la propensione a richiedere più di un parere o preventivo è più elevata (il 32% ha ammesso di aver chiesto più preventivi) rispetto al paziente del dentista tradizionale (7% la percentuale dei loro pazienti che hanno chiesto più preventivi).

"Osservando i dati relativi alle motivazioni di scelta -spiega Rosso- i pazienti di cliniche dimostrano un'elevata sensibilità al prezzo e ai finanziamenti (45%) e si dimostrano maggiormente propensi a seguire l'istinto (31%). Al contrario, per i pazienti di studi privati i fattori più rilevanti, sono il passaparola (30%) e il rapporto di fiducia con il dentista (27%)".

Confrontando i fattori di scelta che spingono per decidere di rivolgersi ad un centro organizzato oppure ad un dentista tradizionale i primi vengono quindi scelti per il prezzo (45% hanno dichiarato questo come principale fattore di scelta), per un fattore emotivo, "mi ha convinto maggiormente" (31%) perché mi è stato consigliato (12%). I dentisti tradizionali vengono invece scelti perché sono sati consigliati da altri (30%), perché è il proprio dentista di fiducia (27%), perché mi ha convinto maggiormente (24%).

Utile precisazione quella che rivela che per un semplice controllo o per un trattamento di igiene, la propensione a rivolgersi a più dentisti è inferiore alla media; per interventi specifici, protesi, impianti e ortodonzia, invece raddoppia.

Per cosa si rivolgono al dentista?

I centri odontoiatrici organizzati vengono prevalentemente scelti per trattamenti di altro valore come protesi, implantologia ed ortodonzia.

L'indagine rileva infatti l'alta incidenza del ricorso all'odontoiatria organizzata per quei trattamenti che presuppongono un investimento unitario maggiore: 25% delle cliniche contro il 17% dell'odontoiatria privata. Il motivo potrebbe essere che la tipologia di pazienti che si rivolgono a questi centri abbia una salute orale molto più trascurata di quelli che si rivolgono da un dentista tradizionale.

Percentuali simili invece si riscontrano nelle visite dovute a carie o dolori ai denti. Per quanto riguarda le visite di controllo, la tendenza è invertita (14% delle cliniche vs 23% degli studi privati), mentre l'igiene presenta una distribuzione più omogenea tra i vari attori.

Rinuccia alle cure

A non essere andati dal dentista negli ultimi 12 mesi sono stati il 34% degli italiani. Tra quelli che vi hanno rinunciato la prima motivazione è perché non ne ha avuto bisogno (64%). Tra quelli che avrebbero avuto bisogno, ovvero il 34% del campione (che sale al 50% nella città di Roma) ma non ci sono andati la motivazione principale della rinuncia è stata quella economica (25%), perché non aveva tempo (9%), per paura (3%). Decisione di rinunciare al dentista per questioni economiche che tocca meno gli utilizzatori dei centri odontoiatrici (il 18% ha ammesso di averci rinunciato per i costi) e più chi si è rivolto ad un dentista tradizionale (26%).

Centro o dentista tradizionale?

"In generale -spiega Rosso- la clinica viene preferita per la sua convenienza e modernità, mentre al dentista privato viene riconosciuta una maggiore qualità della prestazione e una migliore gestione delle relazioni. Mettendo però a confronto l'opinione di chi è già stato in un centro appartenente a un circuito dentale rispetto a chi non ne ha mai avuto accesso, i dati mostrano un forte pregiudizio da parte di coloro che non sono mai stati in un centro odontoiatrico".

Tra gli utilizzatori infatti, i punteggi migliorano, in particolare nella gestione delle relazioni personali (2,5 vs 1,9 cioè +26%), riguardo l'operato del professionista (+21%) e gli orari (+21%).

Nor.Mac.

Sotto alcune slide dei dati presentati

 
 

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