Da sx: Maurizio Quaranta vice presidente ADDE, Roberto Rosso presidente Key-Stone, Gianna Pamich presidente UNIDISe i dentisti indicano segnali di ripresa, stando a quanto rilevato dal Servizio Studi ANDI, il mercato italiano dal punto di vista dell’industria e dei depositi è stagnante.
Ad evidenziarlo è UNIDI con la oramai “storica” ricerca di mercato presentata nei giorni scorsi in un hotel milanese da Roberto Rosso, presidente di Key-Stone l’istituto di ricerca che cura l’analisi dei dati dell’industria e della distribuzione italiana. “Tutti i settori tradizionali sono in calo o stagnanti rispetto al 2009 –sottolinea Roberto Rosso- a differenza dei comparti strettamente collegati alle tecnologie digitali (in particolare per l’avvento del Cad-Cam e tecnologie digitali per le produzioni protesiche e ortodontiche) oltre allo sviluppo del business dei dispositivi su misura (strutture protesiche e allineatori) che stanno diventando una vera e propria area di business dell’industria internazionale”.
Se il mercato interno “ristagna”, ottimi sono i dati dall’industria italiana verso le esportazioni ponendo il comparto produttivo italiano del settore dentale tra “i fiori all’occhiello del settore manifatturiero italiano composto dalle piccole e medie imprese, con tassi di crescita che in molti casi sono stati a due cifre”.
Il comparto, che valeva nel 2009 poco più di 600 milioni “è aumentato di oltre il 50% in nove anni, avvicinandosi ai 950 milioni e con la concreta previsione di sforare la barriera di un miliardo di euro già in quest’anno”, rileva Rosso.Il trend di crescita medio composto (CAGR) è del 5,5% contro un tasso medio di sviluppo del prodotto interno lordo dello 0,15%, segno di un andamento più che virtuoso. Industria italiana che ha quasi raddoppiato il fattuato, con un aumento del 75%, passando da 370 milioni nel 2009 a quasi 650 milioni nel 2017. Il tasso di crescita medico è stato pari al 7,1% all’anno.In particolare si esporta in Francia (10,4%), in Germania (9,0%), in Spagna (8,9%), in Polonia (4,1%), nel resto d’Europa (19,%), Asia Pacifico (8%), Russia (6,8%), Medio Oriente (5,7%), Cina (5,6%), USA (4,1%), America Latina (4%).
In questa edizione dell’evento UNIDI, è stata anche presentata la fotografia fatta da ADDE (l’associazione dei depositi dentali europei) del settore. Dati che, come ha spiegato Maurizio Quaranta, vice presidente ADDE, “vengono raccolti dalla Associazione dei Depositi Dentali Europei (ADDE) e permettono di avere una fotografia aerea dell'andamento dell'ultimo anno in rapporto ai quattro anni precedenti, così da fornire la tendenza del mercato tra i vari paesi UE e gli anni precedenti”.
La prima considerazione sulla quale Quaranta pone l’attenzione è quella del calo del numero dei dentisti in tutta Europao la crescita contenuta del numero di iscritti, peraltro l’Italia è il paese, tra Germania, Spagna, Francia ed Inghilterra, che registra il minor numero di nuove iscrizioni Se poi oltre al calo si considera anche la poca propensione per i giovani ad aprire un proprio studio, ecco che si comprende come i dati delle vendite siano contenute o in calo: 3.560 i riuniti istallati in Italia nel 2017, per dare un dato significativo.
Dal punto di vista del fatturato globale del comparto Europeo, ovvero il volume delle vendite effettuate dalla distribuzione allo studio odontoiatrico ed al laboratorio odontotecnico, ha ricordato Quaranta, “si parla di una cifra considerevole che da oltre un quinquennio è in trend positivo e che la cifra ammonta a seimilionieottocentocinquantasettimila euro, dove l'Italia è incontrovertibilmente il secondo mercato europeo, anche se al mantenimento di questa posizione ha pesantemente contribuito il comparto delle attrezzature, ancora leggermente drogato dall'effetto positivo dei bonus fiscali attivati dal governo Renzi e che si concluderanno, molto probabilmente, nel 2018”. Negli altri paesi, come in Francia, è stato invece il materiale di consumo a reggere l'impatto sul fatturato globale, cosa che segnala che il mercato italiano, “per quanto sia andato bene, è cresciuto più lentamente dei mercati limitrofi perchè ancora risente dei non favorevoli fattori macro e microeconomici del paese”.
“Se questi indicatori sono un termometro è chiaro che il dentale è in buona forma, anche se non gode di ottima salute, ed è evidente che si debba continuare ad investire a tutti i livelli, anche se i ritorni sono un po’ bassi ed un po’ lenti, perchè bisogna sapere andare oltre a quello che ci appare e che ci è immediatamente visibile”, sottolinea il vice presidente ADDE.
L’invito avanzato da Quaranta a tutto il settore è quello di fare sistema, “così come altri settori hanno già fatto”, incominciando a comprendere “che la collaborazione tra industria, distribuzione, odontoiatri, igienisti ed odontotecnici passa solo attraverso il ruolo cruciale delle associazioni”.
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