Il flusso digitale della protesi nello studio e nel laboratorio odontotecnico non è il futuro è già una realtà, almeno secondo quanto emerge dalla ricerca condotta da Key-Stone sull’utilizzo delle tecnologie digitali in protesi che Roberto Rosso (nella foto) presenterà in anteprima domani 5 aprile durante il Meeting Mediterraneo di AIOP a Riccione.
“Oggi il 57% della protesi proveniente dai laboratori è già realizzata con flusso digitale (nel 2013 era il 27%), in particolare per la metal ceramica (56%) e quella estetica (44%)”, dice Roberto Rosso sottolineando come in Italia, a differenza di altri paesi come la Spagna,la digitalizzazione del laboratorio abbia portato ad un aumento della fabbricazione corone e strutture totalmente estetiche.
È il laboratorio odontotecnico che sta “tirando” la digitalizzazione della protesica, fa notare Rosso “perché hanno iniziato prima, perché rappresentano la categoriache probabilmente riescead ottenere i maggiori vantaggi dal flusso digitale in termini di ottimizzazione della produzione”.Oggi, ricorda il presidente Key-Stone, un terzo dei laboratori ha uno scanner interno, il 18% una fresatrice ma altri si affidano a colleghi ed a centri di fresaggio per la digitalizzazione del modello o per la realizzazione di strutture protesiche”.
“Il 70% degli odontotecniciintervistati dichiara di utilizzare tecnologie digitali per la fornitura della protesi fissa”, sottolinea Rosso. “La penetrazione è maggiore tra i laboratori di grandi dimensioni e tra quelli che servono un numero elevato di studi e l’analisi dei trend mostra una tendenza in crescita nell’uso di questa tecnologia”. Ed i laboratori che forniscono “protesi digitali” al cliente dentista regolarmente è il 39%, il 14% spesso, il 16% raramente.
Dati sovrapponibili a quelli che sono stati rilevati chiedendo agli studi se forniscono ai propri pazienti protesi realizzate con flusso digitale. Il 64% degli studi risponde positivamente.
“Va ricordato –dice Rosso- che circa il 20% degli studi non è a conoscenza del fatto che il laboratorio da cui si fornisce realizza le protesi utilizzando strumenti digitali”. Se nel laboratorio odontotecnico il digitale è già una realtà lo studio odontoiatrico sta ancora valutando.
“Oggi lo scanner intra orale è presente nel 13% degli studi mentre ad avere almeno una unità di fresaggio “chairside” sono solo il 5% degli studi italiani”, poco meno di un migliaio di unità ricorda Rosso. E se il 37% degli studi dichiara di valutare in un prossimo futuro l’acquisto di uno scanner digitale solo l’8% pensa di acquistare un fresatore chairside.
“Rispetto ad una indagine simile che avevamo realizzato nel 2015 –dice Rosso- è interessante notare come tra le motivazioni date dagli studi che dicono di non essere interessati ad acquistare strumenti digitali nel prossimo futuro è diminuita l’incidenza di citazioni riguardanti la preferenza per il metodo tradizionale e la scarsa dimestichezza con la tecnologia”.
Forse perché, come il presidente AIOP Carlo Poggio aveva recentemente detto ad Odontoiatria33, (LINK) è aumentata la consapevolezza del fatto che gli “strumenti digitali offrono alla grandissima maggioranza dei clinici e dei tecnici la possibilità di raggiungere standard di un livello di affidabilità impensabile con flussi analogici”.
Probabilmente anche per questo dalla ricerca Key-Stone emerge che sia per lo studio che per il laboratorio il futuro della protesica sarà sempre più digitale.
Oltre il 60% (63% lo studio ed il 64% il laboratorio) ritiene che le tecnologie digitali sostituiranno la maggior parte delle protesi tradizionali, mentre il 34% sia degli studi che dei laboratori ritiene che avranno un ruolo importante ma il peso delle protesi tradizionali continuerà ad essere importante anche in futuro. Interessante notare, rileva Rosso, come tra chi già utilizza il flusso digitale per realizzare protesi, siano essi dentisti o odontotecnici, “è aumentato il disagio attitudinale come se si sentissero soli nell’utilizzo ed avessero necessità di maggiore assistenza, sostegno e formazione”. Il 13% dichiara di utilizzare le tecnologie digitali perché “ne ho bisogno ma mi sento a disagio” mentre il 30% degli intervistati le utilizza sentendosi a disagio ed “abbastanza lontano da loro”.
Ovviamente l’avvento delle nuove tecnologie sta cambiando anche il paradigma della fabbricazione della protesi.
Il laboratorio non sembra avere più l’esclusiva, non solo perché è il primo ad utilizzare fornitori esterni -i centri di fresaggio sempre più spesso in mano a ditte e non a laboratori odontotecnici- ma anche gli stessi studi che utilizzano scanner intra orali scelgono di farsi realizzare corone o strutture su impianti, direttamente dal centro di fresaggio.
“Stiamo ancora elaborando e studiando i dati”, dice Rosso, “ma dalle prime analisi se la produzione di elementi protesici finiti direttamente in studio attraverso i sistemi chairside è molto contenuto, sono meno del 10% gli studi che si rivolgono direttamente ai centri di fresaggio per farsi realizzare strutture protesiche, quasi sempre su impianti, che poi potrebbero passare al laboratorio per le lavorazioni finali, anche se in parte vengono fornite già ponte per la cementazione definitiva, senza passare dal laboratorio.
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