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14 Novembre 2019

Tassa sullo zucchero e salute orale

Sono oltre 50 i Paesi che hanno introdotto una healty tax  per disincentivare i consumi di zucchero ed in molti casi i risultati sono positivi

di Davis Cussotto


Mappa dei Paesi in cui la tassa è stata o non è stata attivata Mappa dei Paesi in cui la tassa è stata o non è stata attivata

La proposta avanzata dal Ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti di inserire nella Nota di Aggiornamento del  Documento Economico e di Finanza  la cosiddetta “tassa sulle merendine” ha acceso un forte dibattito nel Paese.Pur specificando di non volere introdurre la tassa, il presidente del Consiglio Conte ha sottolineato che “c’è un problema di corretta alimentazione che anche il governo si pone: mi piacerebbe introdurre meccanismi incentivanti verso il consumo di frutta fresca, latte, dei prodotti della dieta mediterranea per contrastare le abitudini alimentari basate sul junk food”.

Questo tipo di consumi, infatti, incide sensibilmente sul sistema sanitario nazionale: nel 2016 l’impatto economico dell’obesità è stato di 9 miliardi di euro, mentre per quanto riguarda il diabete il costo annuale per ogni malato è di circa 2.800 euro l’anno tra assistenza ambulatoriale, ospedaliera e trattamenti, per un totale di circa 8 miliardi di euro. Il consumo di bevande o alimenti ad alto contenuto di zuccheri è stato anche messo in relazione allo sviluppo della carie, che rappresenta, secondo WHO l’organizzazione mondiale della salute,, la malattia non trasmissibile più diffusa a livello mondiale.

Esistono in proposito numerosi studi che hanno messo in relazione l'alto consumo di bibite zuccherate ad un aumento delle patologie dentali e il possibile effetto benefico di una tassa atta a ridurre il consumo di tali bevande sulla salute dentale generale della popolazione. Le  politiche fiscali sullo zucchero hanno avuto un impatto positivo sulla riduzione del consumo di bevande zuccherate nel mondo e sulla salute delle popolazioni.  

Secondo WHO, sono quasi 50 i paesi che  hanno introdotto una healty tax  per disincentivare i consumi di zucchero.  

Un paio di  esempi virtuosi:

Nel Regno Unito, nell'aprile 2018 è stata introdotta una tassa sullo zucchero per le bevande analcoliche - nota come soft drinks industry levy (prelievo per l'industria delle bevande analcoliche) - e non appena l'ex cancelliere George Osborne ha annunciato nel 2016 che sarebbe stata attuata, i produttori di bevande hanno iniziato a modificare la composizione delle bevande riducendo il contenuto di zucchero.

In  Messico e Filadelfia negli Stati Uniti, le politiche fiscali sullo zucchero hanno portato anche a cambiamenti nel comportamento di acquisto.  In Messico l’imposta del 10% sulle bevande zuccherate introdotta nel gennaio 2014 ha portato a un calo del 5,5% negli acquisti di bevande zuccherate entro la fine di quell'anno e un ulteriore calo delle vendite del 9,7% nel 2015, con una riduzione media del 7,6 % nel corso del biennio.Le multinazionali del settore hanno più volte dichiarato di voler essere parte della soluzione dell’obesità,  della carie e delle  malattie metaboliche dell’infanzia, ma secondo il report del Rudd Center for Food Policy and Obesity (RCFPO), esisterebbe una dicotomia tra le posizioni di facciata e le azioni reali delle company.

A sostenerlo è Jennifer Harris direttrice del RCFPO,  ente no profit di ricerca pubblica dedicato a migliorare la dieta del mondo, e a prevenire l'obesità   attraverso la divulgazione scientifica. Situato a Hartford, presso l'Università del Connecticut (USA), il Rudd Center è stato fondato nel marzo 2005 dalla Yale University dal benefattore Leslie Rudd e Kelly D. Brownell.  

Il 65% degli alimenti dedicati all’infanzia e adolescenza in USA contiene zuccheri aggiunti - continua la Harris - ma il packaging  delle bevande zuccherate e non zuccherate è molto simile, nonostante le differenze nei loro valori nutrizionali. Anche i marchi che producono entrambi i tipi di bevande hanno usato immagini di frutta, nomi di sapori e slogan simili sulle loro bevande zuccherate e non zuccherate.

Ciò  rende difficile per i consumatori l'identificazione  gli alimenti  più sani.Senza contare che il pannello dei dati nutrizionali, posto sul retro delle confezioni elenca il contenuto dei dolcificanti senza specificare se siano o no ipocalorici. 

Il Report conclude suggerendo al Food and Drugs Administration di normare il settore:

1) Proibire alla aziende di utilizzare sulle confezioni le immagini della frutta ove  questo ingrediente non sia presente.

2) Indicare chiaramente sul fronte della confezione la scritta zuccheri aggiunti.

3) Introdurre una tassa  per scoraggiare l’uso questi alimenti.



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