Indagine SIOI, Mario Negri e Doxa svela le scorrette abitudini e stili di vita dei genitori verso la salute orale dei piccoli. Cartellino giallo per pediatri e farmacisti
La salute orale dei bambini preoccupa gli operatori e la causa è prevalentemente dovuta a alimentazione e stili di vita scorretti e una sempre minor attenzione verso la prevenzione odontoiatrica sia dei genitori che degli operatori sanitari che si occupano di infanzia (pediatri, medici, farmacisti). E’ la sintesi della ricerca italiana condotta dai ricercatori del Dipartimento di odontoiatria materno-infantile dell’Istituto Stomatologico Italiano, guidato da Luigi Paglia, in collaborazione il Laboratorio di epidemiologia degli stili di vita dell’Istituto Mario Negri diretto da Silvano Gallus, Silvia Scaglioni pediatra di Fondazione De Marchi e la società di ricerca di mercato DOXA.
La ricerca una delle più importanti per numero di soggetti coinvolti e la prima che coinvolge soggetti da 0 mesi effettuata in Italia, ha cercato di valutare il fenomeno della gravità (e concause) della carie infantile (ECC) tra i bambini di età da zero e 71 mesi (l’arco di tempo in cui, secondo l’American Academy of Pediatric Dentistry si parla di carie infantile, ndr). La ricerca ha riguardato 2.522 genitori adulti di 3000 bimbi, campione rappresentativo della popolazione infantile italiana compresa tra 0 e 71 mesi divisi per diverse fasce di età.
Ai genitori, selezionati attraverso il panel on line di Doxa che conta 120 mila componenti familiari, è stato sottoposto un questionario on line nei mesi di ottobre e novembre 2018. La percentuale di risposte è stata relativamente elevata di circa il 49 per cento.
A margine dell’informazione sulle caratteristiche socio demografiche dei genitori, sono anche state prese in esame le loro abitudini di vita, compresa quella relativa al fumo di sigarette e la cura dei denti, mentre per i bambini le informazioni raccolte riguardavano età, sesso, misure antropometriche, allattamento al seno, igiene della bocca, uso della tettarella e del biberon, quantità di latte (e altre bevande) consumata, oltre alle merendine.
I dati raccolti tra 3 mila bambini (1.543 maschietti e 1.457 femminucce) indicano che il 79,6 per cento hanno ricevuto allattamento al seno, tra cui il 46,2 per cento per una durata pari o superiore ad un anno, il 45,7 per cento anche di notte. Circa la metà dei bimbi (47,2) risultavano allattati con il biberon prima di addormentarsi, il 10,1 per cento con l’aggiunta di sostanze zuccherine, il 69 per cento ha abitualmente fatto uso del ciuccio con l’aggiunta (17,8%) di sostanze zuccherine.
Solo il 30 per cento dei bimbi è stato sottoposto a visita odontoiatrica, mentre tra quelli di 24 mesi ed oltre, il 59,2 per cento non era mai stato visitato. Tra le ragioni che hanno spinto i genitori a far fare una visita si annoverano il controllo preventivo (83,4), dolore (7,2) e traumi (7). Solamente per 21 bambini, cioè lo 0,7 per cento dell’intero campione, il pediatra aveva consigliato la visita dal dentista. Il 46 per cento dell’intero campione, ha cominciato a pulirsi i denti dopo l’anno di vita.
Tra i 2.522 genitori intervistati, l’8,6 per cento non immaginava che la salute della bocca potesse tanto influire su quella generale del figlio, mentre il 65,9 per cento dinanzi a tale affermazione ha dimostrato sorpresa ed esitazione. Più dell’80 per cento dei genitori (esattamente 81,2) non giudicavano la carie come malattia infettiva e ignoravano i principi di trasmissione verticale e orizzontale della malattia cariosa. Nei bambini presi a campione, la prevalenza della carie è risultata dell’8,2 per cento (9 nel maschi e 7,3 nelle femmine), in netta crescita con l’aumentare dell’età (il 2,9 per cento nei bimbi compresi tra lo 0 e il 23° mese, 6,2% tra i 24 e i 47 mesi e il 14,7 per cento in quelli tra i 48 e 71 mesi).
Nell’indagine non è emersa nessuna relazione significativa tra il sesso, allattamento al seno e carie infantile. E’ comparsa più di frequente tra i bimbi abituati, prima di addormentarsi, a prendere il latte con il biberon. Non c’è collegamento tra la tettarella e la carie, per quanto, la carie compaia più di frequente tra i bimbi abituati a prendere latte con l’aggiunta di sostanze zuccherine.
Dall’indagine è emerso anche che la malattia cariosa è inversamente proporzionale al consumo di latte e direttamente a quello di bevande zuccherate e al numero di merendine consumate fuori dai pasti. Per quanto riguarda l’età dei genitori sembra che un più alto livello di carie sia legato ad una età media relativamente bassa.
Gli autori dell’’indagine concludono che, stando alle dichiarazioni dei genitori la percentuale di carie infantile nei bambini di età dallo zero a 71 mesi ammonta all’8 per cento, leggermente (anche se in modo abbastanza irrilevante) più elevata nei maschietti, tendente a crescere dal 3 per cento dallo 0 ai 23 mesi, al 6 per cento a 2-3 anni, fino al 15 per cento nei bimbi sui 4-5 anni. I bimbi affetti da carie infantile presentavano spesso segni di trascuratezza nell’igiene orale, utilizzavano una tettarella zuccherata, bevevano latte o bevande zuccherate dal biberon e consumavano 3 o anche più merendine negli intervalli dei pasti. La loro famiglia era costituita da genitori relativamente giovani, con 3 o più bambini, “buoni” fumatori e che trascuravano anch’essi l’igiene della bocca e presentavano un alto numero di carie.
Malgrado le Raccomandazioni cliniche in Odontostomatologia emanate dal Ministero della Salute (2017) (LINK) indichino che tutti i bimbi dovrebbero essere sottoposti ad una visita odontoiatrica tra il 18 e il 24° mese di circa il 60 per cento degli italiani di 24 mesi o anche più non hanno mai visto un dentista. Un trend che desta preoccupazione e suggerisce l’avvio di campagne di prevenzione.
Una parte di tale preoccupante risultato è dovuta alla carente comunicazione da parte di professionisti della salute che hanno a che fare con bambini. Meno dell’1 per cento dei genitori afferma di aver sottoposto il figlio ad una vista odontoiatrica grazie al suggerimento del pediatra, farmacista o medico generico.
Parlando del problema a più vasto raggio, la carie infantile tocca il 12 per cento in Inghilterra (3 anni di età) in Svizzera il 23 per cento (3-5 anni), in Svezia l’11 per cento (3-6 anni), negli USA il 40 per cento (dai 2 agli 11 anni). In Germania è presente al 10 per cento (3 anni), mentre nel Qatar raggiunge addirittura l’89%. In Italia le cifre variano a seconde delle inchieste sinora compiute. Bambini di 4 anni in un campione di 5.538 soggetti presentavano carie per il 22 per cento.
Nel 2014 un'altra indagine si avvicina al 19% (bimbi di 3-5 anni), mentre un’altra inchiesta compiuta in tutta Italia presentava percentuali dal 17 al 24 al 35% per bambini dai 3 ai 5 anni. L’indagine della Doxa testè riportata, aggirantesi sul 15 per cento per bimbi di 4-5 anni, appare pertanto in ribasso rispetto alle stime precedenti anche se è la prima volta che vengono tenuti in considerazione bambini dalla nascita. Tra i limiti della metodologia utilizzata (panel on line) gli autori segnalano la possibile sottostima del dato riguardante la rilevazione della prevalenza della malattia cariosa.
A questo link la ricerca originale pubblicata su European Journal of Paediatric Dentistry.
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