Oltre il 99% degli iscritti hanno limitato l’attività, il 48% ha garantito le sole urgenze. I primi dati dal sondaggio della Federazione delle CAO lombarde su odontoiatria e COVID-19
Già epicentro del contagio ed ancora oggi regione in cui l’epidemia fatica a rallentare il suo corso, la Lombardia sta diventando anche un laboratorio di studio per capirne di più sul Covid-19, anche dal punto di vista odontoiatrico.
Nelle scorse settimane la FROMCeO Lombardia, in nome e per conto di tutte le 12 CAO provinciali, ha invitato agli iscritti un questionario online composto da 19 domande con l’intenzione di capire i comportamenti, la conoscenza degli odontoiatri sul virus, gli strumenti di protezione a disposizione in studio e alcuni aspetti legati al contagio. Tra i dati, raccolti in forma strettamente anonima, sono presenti anche i CAP di residenza e dell’attività, che permetteranno di fotografare anche specifiche aree geografiche, ad esempio le cosiddette “zone rosse”. “Il sondaggio è stato strutturato anche al fine di avere una valenza scientifica e statistica e sarà anche oggetto di un lavoro di analisi pubblicato a breve a firma del team che include anche la prof.ssa Maria Grazia Cagettidell’Università di Milano referente OMS per Epidemiologia e Odontoiatria di comunità e dal prof. Guglielmo Campus, Medicina Preventiva e Epidemiologia all’Università di Berna” e il dr Andrea Senna” spiega ad Odontoiatria33 il presidente della Federazione della CAO Lombarde, e della CAO di Varese, Jean Louis Cairoli (nella foto). “Il sondaggio è durato una settimana si è concluso venerdì scorso. I primi dati sono stati richiesti in Europa e presentati in video conferenza al CED dal suo presidente Marco Landi.
Dei 9.247 questionari inviati agli iscritti dei 12 Albi degli odontoiatri lombardi (doppi iscritti inclusi) hanno risposto in 3.835 che rappresentano il 41,47% delle email inviate ed il 7,9% degli dentisti praticanti italiani, tenendo conto dei dati degli odontoiatri iscritti alla quota “B” ENPAM.
Dai primi dati emerge che il 99,35% degli odontoiatri lombardi, pur non obbligati da nessun Decreto Ministeriale, hanno rispettato le indicazioni date dagli Ordini riducendo la loro attività. Solo 23 colleghi sul totale hanno dichiarato di aver continuato a lavorare senza alcuna variazione. Nello specifico a sospendere completamente l’attività è stato il 50,9% degli iscritti mentre a dichiarare di aver effettuato solo le urgenze il 48,5% per evitare che i pazienti si spostassero o che si rivolgessero (non trovano un dentista aperto) ai pronto soccorso già sotto pressione a causa dell’emergenza sanitaria, contribuendo così alla desaturazione del sistema pubblico di emergenza urgenza.
“Interessante il dato che andava ad analizzare la riduzione dell’attività dal punto di vista temporale, nelle varie settimane dell’emergenza”, dice il presidente Cairoli. “Già a fine febbraio, ad inizio emergenza, alcuni studi, in particolare nella zona rossa, hanno deciso di rimodulare la propria attività, ma la maggioranza lo ha fatto quando, come Federazione Regionale, abbiamo redatto e comunicato agli iscritti le raccomandazioni per l’esercizio dell’odontoiatria”.
Infatti hanno modificato l’attività nella settimana dal 7 al 14 marzo il 45,11% dei colleghi.” “I dati derivati, credo siano una prima importante base per effettuare le valutazioni che non solo il governo della professione e la comunità scientifica dovranno fare per capire come è stata gestita l’emergenza, e le conseguenze sulla salute dei professionisti e dei cittadini, ma anche per ipotizzare il ruolo che noi dentisti possiamo avere in una fase di emergenza sanitaria come questa sia dal punto di vista della prevenzione ma anche dal punto di vista assistenziale e del monitoraggio della salute dei cittadini, anche verso ambiti non prettamente odontoiatrici”; ci dice il presidente Cairoli.
“Voglio ringraziare i 12 presidenti CAO che hanno permesso di attivare e rendere operativo il sondaggio ed i colleghi che hanno partecipato così numerosi ed un pensiero speciale di solidarietà va rivolto a tutti i colleghi di quei territori, in particolare nelle regioni Piemonte, Emilia Romagna e Veneto, che hanno accusato l’impatto più pesante del COVID 19”.
Sotto i grafici dei dati citati.
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