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12 Novembre 2020

Come gli odontoiatri intendono affrontare l’oggi ed il domani

Quali le reazioni dei titolari di studio al prospettarsi della attuale situazione critica e quali pensano saranno le prospettive future. Analisi e considerazioni attraverso i dati di una ricerca 


Una situazione davvero complessa quella che si presenta all’orizzonte degli studi dentistici italiani, i cui titolari, intervistati da Key-Stone a fine ottobre, prima ancora quindi delle restrizioni del mese di novembre, sembrano avere una percezione molto chiara e abbastanza uniforme della situazione di crisi all’interno delle loro strutture, con previsioni tutt’altro che ottimistiche. 

L’impatto negativo del comparto è peraltro coerente con l’andamento di mercato dei principali prodotti di consumo, escludendo chiaramente i presidi per l’igiene, i dispositivi di protezione e il monouso in generale. 

Il campione rappresentativo del sondaggio, composto da 400 dentisti (esclusivamente titolari di studio), mostra come nei primi nove mesi del 2020 (includendo anche la fase precedente al lockdown) le dichiarazioni e previsioni degli addetti ai lavori, direttamente interessati, sono risultate decisamente negative. 

Dal grafico 1, si evince come il 79% dei titolari di studio dentistico ha segnalato un calo del fatturato nei primi nove mesi del 2020, il 74% l’ha previsto come chiusura dell’anno e il 46% ha segnalato previsioni in calo anche per il 2021, con solo il 18% del campione che si è dimostrato più ottimista indicando un possibile aumento rispetto al 2019.

Trattandosi di un anno con andamento assolutamente instabile, non si è volutamente effettuata una comparazione con il 2020, bensì è stato utilizzato come punto di riferimento e pietra di paragone il 2019. 

Attraverso l’indagine Key-Stone sul canale professionale, inoltre, è stato chiesto ai dentisti titolari di valutare la situazione corrispondente al futuro prossimo dei loro studi odontoiatrici, secondo due differenti logiche: 

  • Il punto di vista dei titolari contestualizzato alla propria struttura.
  • Eventuali azioni che secondo i titolari potrebbero essere attivate.  

Come si può osservare nel grafico 2, circa un 25% del campione, che proiettato sull’universo di riferimento significa almeno 9.000 studi dentistici, ha previsto una situazione recessiva potenzialmente nefasta, con un impatto che, per alcuni, potrebbe significare la chiusura stessa dell’attività odontoiatrica (almeno il 9% tra ipotesi di chiusura per pensionamento o per dedicarsi alla consulenza) e ben un 16% che teme di non poter resistere finanziariamente.


 
 


Si può comunque notare una percezione positiva da parte di quasi un terzo delle strutture, che intravedono opportunità di crescita e consolidamento proprio perché il sistema competitivo potrebbe indebolirsi.

È quindi interessante notare come tra questi titolari di studio sia abbastanza chiaro che non ci sarà tanto un aumento della domanda, quanto un indebolimento e una concentrazione del sistema competitivo. 

Ma, al di là delle previsioni che i titolari di studio elaborano rispetto a come la pandemia potrebbe impattare nel futuro sulla propria attività, è risultato piuttosto interessante analizzare la loro attitudine, che può risultare assai diversa perché basata sulla propensione personale alla reazione, alle modalità che si intendono adottare sia nel breve che nel lungo termine, a investimenti o disinvestimenti da realizzare in chiave prospettica. 

Sono quindi molti i fattori che possono contribuire a definire dei “profili attitudinali” che in questa prima fase della ricerca sono stati identificati in tre diverse tipologie. 


 
 


Il 36% degli intervistati non può che essere definito come composto da dentisti “Proattivi”, si tratta di soggetti pronti a scommettere sul futuro, anche investendo di conseguenza (a questo proposito si ricorda che proprio durante la crisi 2008-2013 almeno un 30% di studi dentistici hanno avuto una crescita determinante, mentre per circa la metà è iniziato un lungo declino in termini di ricavi e margini).
Questo profilo è caratterizzato proprio dall’intenzione di voler ampliare o investire nella struttura, a volte anche con ammodernamenti, ma in altri casi con operazioni di ben più grande importanza, approfittando del momento di debolezza di una parte dei competitori. 

Esiste poi un profilo che abbiamo denominato “Neutrali prudenti”, in generale una buona parte di loro non prevede grandi cambiamenti, ma alcuni sono comunque orientati ad adottare alcuni accorgimenti, soprattutto in logica di contenimento dei costi, alcuni ipotizzando di ridurre momentaneamente il personale, altri attraverso ipotesi di associazionismo in chiave però di economia di gruppo. Si tratta del 37% del campione. 

Esiste però anche un folto gruppo di “Rinunciatari” che pesa il 27% del campione e che si propone di agire rispetto all’attività in chiave riduttiva. I più moderati di questo segmento dichiarano di voler ridurre l'attività in termini di collaboratori e/o dipendenti, ma un nutrito gruppo ritiene che in tempi brevi potrebbe avviarsi verso la chiusura: una parte vorrebbe trovare una modalità per cedere lo studio, sia pur gradatamente, dedicandosi ad attività di consulenza, mentre un’altra parte vorrebbe vendere o semplicemente cessare l'attività uscendo dalla professione, molti di questi perché prossimi alla pensione. Il tema anagrafico è in effetti molto rilevante: i “Rinunciatari” risultano essere il 14% se di età tra i 35 e i 55 anni, ma il 35% se si considerano coloro sopra i 55 anni e con un picco del 61% se di età superiore a 65 anni.  

A questo proposito si tenga conto che sulla base dei dati forniti da FNOMCeO i dentisti iscritti all’Albo maggiori di 55 anni sono più del 50% del totale.

A livello generale, la portata dell’impatto negativo sul settore dentale dipenderà principalmente dalla durata di questa lunga fase pandemica, ma anche dalle caratteristiche della successiva fase endemica, in funzione dell’impatto economico di medio periodo e delle nuove modalità di socializzazione.

Ma rimane sempre pendente la scure di un possibile altro lockdown totale, che rimetterebbe in gioco molti ragionamenti.

Risulta quindi fondamentale che gli studi dentistici si dotino di un sistema di pianificazione e analisi del business.
Questo consentirà di valutare la possibile opportunità strategica ed economica di eventuali investimenti in chiave espansiva, ma è anche utile nell’ottica di valutare eventuali necessità di approvvigionamento finanziario, indispensabile a sostenere una lunga fase di “resistenza”, prima della tanto attesa nuova normalità. 

A cura di: Roberto Rosso, presidente Key-Stone

 
 

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