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15 Luglio 2021

Il settore ha retto durante la pandemia, segnali positivi di ripresa

La produzione ha rallentato soprattutto in ambito tecnologico, l’esportazione ha sofferto maggiormente ma si osservano già i segnali di una poderosa ripresa nel 2021. La sintesi dei dati della analisi di settore UNIDI


Presentato oggi a Milano il consueto studio di settore UNIDI in collaborazione con la società di ricerca di mercato, specializzata nel settore dentale, Key Stone. I dati sono stati presentati dal suo presidente Roberto Rosso. Di seguito i dati sintetizzati nel comunicato stampa UNIDI.

La produzione contiene la caduta al -13% 

La prima parte dello studio di settore UNIDI, è incentrata, come sempre, sulla produzione italiana, relativamente alla quale si stima, nell’anno del lockdown totale e internazionale, un calo complessivo nel 2020 rispetto all’anno precedente del 13,4%, riportando il comparto ai valori del 2016.Le ragioni di tale rallentamento sono anche dovute alla forte vocazione del comparto nella produzione di attrezzature e beni durevoli in generale, rispetto ai quali il diffuso clima di incertezza e sfiducia ha provocato la procrastinazione di una parte degli investimenti in tecnologie da parte di dentisti e odontotecnici in tutto il mondo. Il trend delle attrezzature è infatti -16% mentre quello del consumo -10%. Anche l’Implantologia ha subito un calo marcato nella produzione a causa della procrastinazione dei trattamenti più complessi da parte della popolazione.Complessivamente buona la risposta della domanda interna rispetto alla manifattura italiana, considerando che le importazioni sono calate di oltre il 20%.Come si può osservare nel grafico, lo sviluppo della produzione italiana fino al 2019 presentava una crescita media annua composta intorno al +5% all’anno (CAGR), tale indicatore (oggi ridottisi estemporaneamente al +2,9%) dovrà essere riconsiderato nel 2021, al netto dell’impatto congiunturale della pandemia. 


L’export ha risentito della congiuntura internazionale

Contrariamente a quanto riscontrato negli anni passati, i valori della produzione sono stati meno supportati dalle esportazioni. Considerando che circa il 60% del comparto manufatturiero italiano è sostenuto dall’export, la forte frenata dell’economia e il rallentamento delle cure dentistiche nei principali paesi del mondo hanno indubbiamente generato un impatto negativo sulla domanda, maggiormente sostenuta dal mercato domestico nell’anno della pandemia.Anche in questo caso il rallentamento maggiore è dovuto alla brusca frenata degli investimenti in tecnologie in gran parte del mondo, così come dal forte rallentamento della domanda di trattamenti di implantoprotesi.Le esportazioni del 2020 sono stimate in circa 560 milioni, con una crescita di circa il 50% in un decennio, nonostante il ritorno ai valori, anche in questo caso, del 2016. 


Covid-19 come driver di crescita di alcuni segmenti

Dopo cinque anni, il sell-out complessivo italiano è ritornato sotto la soglia di 1,3 miliardi, si tratta di tutti gli acquisti di prodotti e attrezzature di studi dentistici e laboratori odontotecnici, che da alcuni anni vedono un forte aumento di peso dei dispositivi su misura (nella fattispecie elaborazioni Cad-Cam e Allineatori), prodotti da industrie e centri specializzati.Il trend complessivo è stato di poco inferiore al 10%, un dato tutto sommato positivo se si considera la totale chiusura degli studi dentistici per almeno 10 settimane durante il lockdown.Il fenomeno più rilevante è però legato alla forte eterogeneità dei trend in funzione dei diversi segmenti di prodotto. Lo Studio Unidi, e ulteriori segmentazioni Key-Stone, dimostrano come alcune famiglie di prodotto abbiano potuto contare su una forte spinta dovuta alla necessità di aumentare la protezione dal contagio (igiene e disinfezione, dispositivi di protezione, manipoli, autoclavi, sistemi di igienizzazione dell’aria, etc.), il mercato è stato quindi parzialmente sostenuto da una congiuntura che, per una parte degli operatori, è stata favorevole.Nell’analisi del mercato italiano, sono quindi emersi tre componenti fondamentali: gli acquisti connessi alla pandemia, i consumi legati agli accessi odontoiatrici (stimati con un calo intorno al 15%) e gli altri investimenti in tecnologie e beni durevoli, che hanno marcato un calo complessivo attorno al 20%.Durante la presentazione dello Studio di Settore UNIDI, tali tendenze vengono presentate dettagliatamente, con lo scopo di comprenderne le dinamiche e stimare modalità e tempi di un evidente recupero già in atto. 


Trend di forte recupero nel 2021

Gli investimenti in attrezzature, da parte di studi e laboratori, hanno avuto un forte recupero sin dal mese di gennaio, particolarmente sostenuti dagli incentivi fiscali nell’ambito delle tecnologie digitali e quasi fisiologici a seguito di un anno di grande prudenza. Il dato di crescita a maggio (basato su un panel di distributori con un fatturato di 700 milioni nel 2019) è del 78%, ma chiaramente il 2020 è stato anomalo a causa del lockdown e occorre valutare la crescita sul 2019, che è comunque consistente, facendo marcare un +14,5%.Anche il consumo è in grande crescita: scontato il dato cumulato di maggio del +50,3% sullo stesso periodo del 2020, è molto interessante segnalare il +15,5% sullo stesso periodo del 2019. Questo dato è però difficilmente confrontabile con gli anni precedenti, a causa del forte aumento del peso dei prodotti di igiene, protezioni personali e monouso in genere. Per questo Key-Stone sta misurando puntualmente l’andamento dei consumi anche al netto di tali prodotti.Il consumo senza i “prodotti Covid” marca una crescita del 4,6% sui primi cinque mesi del 2019, un dato molto importante che segnala una buna ripresa dei trattamenti negli studi dentistici italiani. Solo l’implantologia presenta dati ancora leggermente negativi, ma non va trascurato che una parte della popolazione vive una fase di incertezza, e ancora preferisce rimandare le terapie più costose e con maggior peso sul bilancio familiare. 

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