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22 Aprile 2022

La condizione dei medici e dentisti a due anni dall'inizio della pandemia

Il 90% dei medici ed il 62% degli odontoiatri si dice stressato, un terzo dei camici bianchi, potendo, andrebbe in pensione. I dati di una indagine promossa da FNOMCeO

Nor. Mac.

Dopo due anni di pandemia la situazione dei medici e dei dentisti italiani non è certamente rosea. A fotografarla è stato l’Istituto di ricerca Piepoli per FNOMCeO con la ricerca "La condizione dei medici a due anni dall'inizio della pandemia" i cui dati sono stati presentati ieri durante la Conferenza nazionale sulla Questione Medica, indagine condotta su di un campione di 500 medici italiani, di cui 200 odontoiatri, intervistati tra il 21 e il 28 Marzo con metodo CATI. 

Dai dati emerge una professione estremamente provata e la dimostrazione di questo è il dato che indica un terzo dei medici italiani, potesse, andrebbe subito in pensione. A sognare di poter lasciare è la “fetta” più giovane della professione: il 25% dei medici tra i 25 e 34 anni e il 31% di quelli tra i 35 e i 44 anni.Intenzione che, per chi può, sta diventando invece una realtà, stando ai dati illustrati dal presidente ENPAM Alberto Oliveti durante l’evento FNOMCeO.

“L’attuale situazione –ha detto- sta portando a molti prepensionamenti che vanno a impattare anche sulla cosiddetta gobba previdenziale che avevamo già scontato nei nostri interventi di riforma. Stiamo quindi tenendo sotto controllo questa tendenza”. “Noi amiamo questa professione, chiediamo solo di poterla esercitare con l’entusiasmo di chi inizia”, ha commentato il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli.

“Questa propensione alla pensione anticipata, espressa da tanti giovani, è un dato scioccante che fa riflettere e mostra quanto profonda sia la crisi legata alla perdita di fiducia nel futuro, alla mancanza di speranza di un domani migliore per la nostra professione”. A preoccupare maggiormente è lo stress ed in particolare la sindrome da "burn-out" lamentata dai medici e dentisti coinvolti dal sondaggio con percentuali diverse a seconda delle mansioni. 

A dichiararsi “stressato” il 90% dei medici del territorio, il 72% dei medici ospedalieri, l’80% degli specialisti ambulatoriali, il 62% degli odontoiatri. A pesare, ovviamente, i carichi di lavoro che sono cresciuti per 3 medici su 4, portando quasi 1 ospedaliero su 5 a cambiare reparto (un cambiamento difficile, nella maggior parte dei casi). Un incremento del carico di lavoro dichiarato dal 75% dei medici di territorio, il 70% degli ospedalieri, il 36% dei medici ambulatoriali, il 23% degli odontoiatri. 

Per quanto riguarda le difficoltà riscontrate durante la pandemia, quella principale indicata dagli odontoiatri(il 17%) è stata la gestione dei pazienti nel rispetto delle norme per il distanziamento sociale, seguono: reperire i dispositivi medici di sicurezza (12%); chiusura durante il lock-down (10%); diminuzione dei pazienti/meno guadagni (8%); paura-timore dei contagi, di contagiare o essere contagiato (5%); Difficoltà-problemi burocratici / rispetto delle nuove normative (4%). 

I medici e dentisti che si sono sentiti, lo ha dichiarato il 72%, abbandonati dalle Istituzioni ed hanno giudicato i provvedimenti adottati dai Governi non adeguati ad agevolare l’attività professionale quotidiana. Buona parte del mondo medico e odontoiatrico, il 59%, non si è sentito tutelato dalle Istituzioni. Lo dichiarano il 75% dei medici del territorio, ma anche il 62% dei medici ospedalieri, il 52% degli odontoiatri. 

Infine uno sguardo ai pazienti. Secondo i dati presentati il 53% dei medici ed odontoiatri ha dichiarato che molti cittadini hanno rinunciato a cure importanti, spesso interrompendole dopo averle iniziate, per colpa della pandemia. Dato più alto riscontrato per le cure odontoiatriche dove solo il 34% dei dentisti sentiti dichiara che nessuno dei loro pazienti ha rinunciato alle cure.   




 
 
 
 

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