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30 Gennaio 2023

Turismo odontoiatrico, ecco come lo vedono gli italiani

Perché vanno all’estero, cosa apprezzano mentre quali sono gli aspetti che frenano gli italiani che non hanno intenzione di andarci. I dati dall’Osservatorio Compass


Sul fenomeno del turismo odontoiatrico molto si è scritto, sia come puro fenomeno di costume che entrando più nel concreto per capire il perché una parte della popolazione è disposta a prendere la valigia per andare a curarsi all’estero, prevalentemente per riabilitazioni protesiche.
Certamente la motivazione principale è la differenza di costi tra quelli proposti dai dentisti Italiani e quelli albanesi, croati, ungheresi, anche se poi non sempre così. Poi c’è l’aspetto dei presunti rischi per la salute, quanto gli italiani ne sono consapevoli e quanti, invece, giudicano le criticità indicate dagli odontoiatri italiani come ad esempio i tempi troppo brevi per la riabilitazione, un fattore positivo. 

Tra i primi ad analizzare il fenomeno sentendo chi ci è andato è stato AltroConsumo con varie inchieste, alcune hanno anche cercato di capire la qualità delle cure offerte. La prima indagine venne svolta nel 2009, l’ultima nel 2017. 

"Dalle testimonianze delle 80 persone che ci hanno raccontato la loro esperienza –ci aveva raccontato Laura Filippucci di Altroconsumo- è emerso il profilo di tre tiptologie di clienti: chi è andato all'estero perché si trovava già lì per altri motivi (lavoro, vacanza, etc...) ed ha avuto una urgenza; i clienti transfrontalieri, le persone che abitano nelle Regioni limitrofe; chi abita in Italia e decide di andare all'estero per risparmiare consigliato da amici o dalla pubblicità". "La motivazione principale che ha spinto queste persone ad andare all'estero -continuava Filippucci- è il prezzo ma non solo. Di fondo c'è l'idea che i prezzi in Italia siano esageratamente alti e non giustificabili. Queste persone si sono sottoposte a lavori piuttosto articolati di ricostruzione protesica: fissa mobile, impianti. Il ciclo di cure è stato in generale piuttosto breve, concentrando il tutto in 10 giorni, e la soddisfazione è stata molta". 

A tornare sul tema del turismo odontoiatrico cercando di capire gradimento e motivazioni è stato il report dell’Osservatorio Compass che ha rielaborato i dati di Ales Market Research sul rapporto dei cittadini con il dentista sia in tema di scelta che di tipologia di pagamento. 

Tra i dati presentati sul turismo odontoiatrico la conferma di altri dati simili diffusi negli anni precedenti che indicano nell’1% gli italiani che si recano da un dentista otre confine, anche l’Osservatorio Compass indica nell’1% quanti hanno praticato il turismo odontoiatrico. l 

Prevalentemente, rileva l’Osservatorio Compass, ricorrere alle cure odontoiatriche all’estero è più diffuso al Sud e tra i più giovani tra i 18 ed i 34 anni. 

Alla domanda che cercava di capire quanti italiani sarebbero disposti a rivolgersi all’estero la prossima volta che avessero necessità di un dentista, il 36% (il 43% di loro sono uomini tra i 18 ed i 34 anni) ha ammesso che valuterebbe la possibilità (8% molto, 28% abbastanza), il 25% ha risposto “così così”, mentre poco (15%) e per niente (24%) sono le risposte di quelli convinti che è meglio non andarci.
Ma la decisione di andare all’estero cambia totalmente a seconda se il paziente ha già fatto l’esperienza oppure no.Il 77% di chi si è già recato all’estero per le cure lo rifarebbe, mentre il 71% di chi non ha mai provato l’esperienza, si dichiara restio a farla. 

Ma per quali motivi sarebbero disposti a ricorre ad una cura dentale all’estero la prossima volta che ne avessero bisogno?

Secondo i dati presentati, il prezzo è la motivazione principale: il 20% ritiene che sia conveniente in termine di prezzi; il 12% mi permette di viaggiare oltre che fare un intervento; 9% per i tempi brevi, posso fare tutto in pochi giorni.

I fattori che invece frenano gli italiani ad andare all’estero per curare il proprio sorriso sono: (26% che non si fidano temono una fregatura; (21%) hanno dubbi sulla qualità delle cure; (19%) non credono nella cura di qualità in tempi così brevi 


 
 

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