Il Ministero pubblica il documento del CSS con le proposte di revisione dell’accesso alle cure odontoiatriche. Solo il 0,2% della spesa sanitaria pubblica è destinata all’odontoiatria ed il 91% delle famiglie povere non accede alle cure
Otto miliardi di euro è la cifra, secondo i dati Istat, spesa nel 2019 per la cura della salute orale dal 51% degli italiani con più di 15 anni, gli altri non hanno avuto accesso alle cure. Il 92% di chi è andato dal dentista lo ha fatto pagando per intero la prestazione (con o senza un rimborso da parte di un’assicurazione) mentre il 91% di chi si è rivolto ad un dentista lo ha fatto da uno privato. La spesa privata per servizi odontoiatrici rappresenta assieme a quella per l’acquisto di prodotti farmaceutici la principale componente (21%) del paniere di spese sanitarie private delle famiglie che ammonta a oltre 40 miliardi di euro.
Sono questi alcuni dei dati raccolti nel documento prodotto dal Gruppo di Lavoro attivato dal Consiglio Superiore di Sanità e pubblicato oggi sul sito del Ministero della Salute che, secondo quanto aveva indicato ad Odontoiatria33 il prof. Enrico Gherlone, consigliere del Ministro della Salute per l'odontoiatria, dovrebbe essere la base sulla quale il Ministero lavorerà per riformulare l'assistenza odontoiatrica pubblica.
Documento che evidenza come l’assistenza odontoiatrica pubblica sia soggetta nel nostro Paese a “una serie di significative limitazioni e condizioni di erogabilità che di fatto la rendono un servizio del tutto o quasi escluso dai Livelli Essenziali di Assistenza per gran parte della popolazione”.
“Essendo una componente in larga parte esclusa dalla copertura assicurativa pubblica”, viene ricordato, “l’accesso alle cure odontoiatriche è soggetto per sua natura a un’importante barriera all’ingresso che è rappresentata dalla disponibilità a pagare di individui e famiglie”. E questo nonostante “le cure odontoiatriche siano ricomprese tra le prestazioni la cui copertura garantisce a casse e fondi sanitari integrativi l’accesso a benefici fiscali , l’accesso ai servizi dentistici rimane largamente a carico delle famiglie, sia perché l’estensione delle coperture assicurative private rimane ancora un fenomeno limitato nel contesto italiano, sia perché, quando presenti, le condizioni disponibili difficilmente riescono a compensare pienamente i costi a cui le famiglie vanno incontro”.
Facendo riferimento a dati ISTAT relativi alla spesa delle famiglie italiane, emerge come nel 2019, le famiglie che hanno riportato almeno una spesa per servizi dentistici sia stata pari solo al 16,2 % delle famiglie (dato non confortante in un’ottica di prevenzione odontoiatrica costante, almeno annuale), ma con ampie differenze: nella popolazione più povera solo il 9,6% delle famiglie ha effettuato una spesa per le cure odontoiatriche. I dati evidenziano, si legge nel documento, “come le già deboli condizioni per l’erogabilità delleprestazioni odontoiatriche a carico del SSN, vengano esasperate dalla spesa privata delle famiglie, che garantisce l’accesso e la cura prevalentemente alle famiglie più ricche, sia per frequenza di utilizzo del servizio, sia per importo medio consumato, generando grande iniquità e allontanando il SSN da qualsiasi prospettiva di universalismo, anche considerando approcci di universalismo selettivo”.
Documento che porta alcuni dati della assistenza odontoiatrica pubblica in termini di volumi di spesa.
“Partendo dai volumi –viene indicato- la stima ha permesso di ricomprendere all’interno dell’insieme delle cure odontoiatriche pubbliche circa 3,7 milioni di prestazioni ambulatoriali, ripartite tra prime visite (27%), diagnostica per immagini (20%) e trattamenti diversi. Rispetto al dato complessivo dell’attività ambulatoriale pubblica (desunto dall’Annuario Statistico del SSN relativo al 2019), quella delle cure odontoiatriche rappresenta circa l’1,5% dell’attività clinica e diagnostica (con l’esclusione delle attività di laboratorio). Tra i gruppi di prestazioni a maggiore frequenza, seguendo le diagnosi (prime visite) e la diagnostica per immagini, appaiono i trattamenti conservativi (20%), di igiene dentale (13%) e la chirurgia orale (10%). Seguono in via residuale i trattamenti riconducibili alle altre macro-aree”.
Due le considerazioni che il Gruppo di lavoro porta nel documento.
La prima riguarda l’eterogeneità tra le diverse realtà regionali del mix delle prestazioni erogate. “Tolto l’apparente omogeneità delle diagnosi (prime visite), che è in larga parte frutto delprocedimento e della metrica di rilevazione –viene sottolienato- su tutte le altre aree si osserva una elevata variabilità. Tra le macro-aree più frequenti, quella con la maggiore variabilità risulta essere l’area dell’igiene dentale che assorbe, in grandi regioni come Veneto e Campania, una quota ben superiore a quella media. La variabilità è massima tra le macro-aree più residuali per le quali si segnalano un elevato peso dei trattamenti per l’età pediatrica in Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, e un ruolo non indifferente per i trattamenti collegati a perni e protesi in Piemonte, Toscana e nelle Marche”.
La seconda considerazione riguarda i trattamenti residuali. “Nonostante una delle condizioni di erogabilità riguardi proprio i programmi di tutela della salute odontoiatrica in età evolutiva (0-14) anni –viene evidenziato- i trattamenti specifici dell’età pediatrica sono tra quelli meno frequenti. Inoltre, la previsione per cui la componente protesica rimane a carico dei pazienti anche in caso di trattamenti eseguiti a carico del SSN appare rendere residuale il ricorso a tali trattamenti attraverso il canale pubblico”.
Per quanto riguarda la spesa pubblica destinata alle cure odontoiatriche erogate dal SSN, l’importo complessivamente impiegato per le cure odontoiatriche pubbliche si attesta a circa 85 milioni di euro annue. Diversamente dai volumi, l’area che assorbe la maggioranza relativa delle risorse è quella dei trattamenti conservativi (25%), seguita dalle diagnosi (23%), dalla diagnostica per immagini (16%) e dalla chirurgia orale (11%). L’importo rappresenta circa lo 0,2% della spesa sanitaria pubblica destinata ai servizi ambulatoriali (35 miliardi nel 2021) e lo 0,07% della spesa sanitaria pubblica complessiva (127 miliardi nel 2021), prendendo come riferimento i dati ISTAT-SHA.
“Se messa in relazione alla spesa delle famiglie per servizi odontoiatrici –viene fatto notare- emerge come in media la quota a carico del SSN superi di poco l’1% del totale dei consumi odontoiatrici del paesecon una elevata variabilità che vede le regioni meridionali con una quota coperta dal pubblico superiore rispetto alle regioni settentrionali. Ci sono pochi dubbi rispetto al fatto che la causa di tali differenze vada più ricercata nella maggiore propensione ad accedere ai servizi dentistici privati nelle regioni settentrionali, spinta dalla maggiore capacità di spesa, piuttosto che a una presunta migliore capacità delle regioni meridionali di assistere una quota più significativa di popolazione vulnerabile”.
I possibili scenari per migliorare la copertura pubblica dell’assistenza odontoiatrica individuati nel documento sono quelli che aveva anticipato il prof. Marco Ferrari ad Odontoiatria33 a margine della Tavola rotonda organizzata da SIPRO proprio in tema di odontoiatria sociale.
Tre quelli indicati:
Documento che indica anche gli investimenti necessari:
“Queste proposte –conclude il documento del CSS- sono state formulate partendo dalla semplice ma preoccupante considerazione che il totale della spesa privata odontoiatrica delle famiglie è, in media annua, sopra gli 8 Mld contro una spesa pubblica del SSN di soli 85 milioni, un ordine di grandezza non comparabile, che rende di fatto la copertura pubblica residuale. L’esiguità della spesa pubblica non influenza infatti la tutela del diritto all’accesso alle cure odontoiatriche ed appare evidente come i principi fondanti il SSN di universalità ed equità non siano presenti nelle cure odontoiatriche”.
Photo Credit: Fotoracconti.it
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